Engineering spa, Ibm Italia, Eds Italia e Tsysistems Gmbh inviano le comunicazioni d’interesse, ma contestano prezzo e vincoli sul personale
di Renato D'argenio
TRIESTE. Quasi novanta milioni per il 49% di una società su cui pende l’incertezza di ricorsi al Tar e alla Corte Costituzionale e troppi vincoli su sedi e numero di dipendenti sono troppi e le quattro aziende interessate all’acquisizione di Insiel non presentano offerte. La Regione Friuli Vg e i vertici della stessa società non si scoraggiano e annunciano una nuova gara entro la fine del mese per vendere una percentuale inferiore. Ieri le quattro comunicazioni delle aziende che avevano manifestato interesse all’acquisizione (Engineering spa, Ibm Italia, Eds Italia e Tsysistems gmbh) sono state recapitate alla società informatica detenuta al 100% dalla Regione, ma nessuna di queste conteneva l’offerta. «Sono mancati gli elementi essenziali ai fini dell’aggiudicazione della gara», ha spiegato l’assessore Gianni Pecol Cominotto, aggiungendo: «Questo non vuol dire che la gara è andata deserta, ma che non può essere aggiudicata». Le quattro società nelle loro comunicazioni «confermano l’interesse e aggiungono una serie di osservazioni sulle ragioni per le quali, ognuna non ha ritenuto possibile formulare offerte economiche in questa fase». Le aziende hanno motivato la loro posizione, mettendo in luce il quadro normativo ancora incerto che deriva dall’applicazione dei cosiddetti decreti Bersani (le società a capitale pubblico, o misto, «costituite per la produzione di beni e servizi strumentali all’attività di tali enti» devono operare esclusivamente con gli enti costituenti e non possano svolgere prestazioni a favore di altri soggetti pubblici o privati), su cui è ancora aperto un contenzioso davanti alla Corte Costituzionale. «Naturalmente andremo avanti con la vendita – ha aggiunto l’assessore – e sicuramente entro il mese sarà riaperta la gara con modalità che tengono conto di quanto avvenuto». Quindi offerta economica più bassa? «Non potremo riproporre le stesse condizioni, ma manterremo fermo il nostro obiettivo che era ed è quello di trovare un socio industriale privato e di fissare il valore dell’azienda. Un socio privato in grado di acquisire l’intera azienda nel caso in cui la Regione dovesse cederla, naturalmente Decreto Bersani permettendo. Oggi sappiamo quali sono le ragioni che hanno spinto le aziende a non presentare un’offerta e quindi sappiamo anche come riproporre la gara». «Engineering spa, Ibm Italia, Eds Italia e Tsysistems gmbh, hanno fatto la seguente considerazione: in questo momento di incertezza normativa ci chiedete di fare un passo molto grande per il 49% di Insiel. Un prezzo che non consideriamo sbagliato – continua Pecol Cominotto spiegando le lettere delle aziende –, ma impegnativo. Non possiamo, anche se Insiel ci interessa, correre un rischio simile (il 49% sono 7.450.833 azioni che a 10,68 euro l’una fanno 87 milioni). Lo sforzo deve essere ridotto. Questo non vuol dire che cambia il valore dell’azienda – spiega l’assessore –, ma la percentuale d’ingresso (da verificare tecnicamente). Potremmo acquisire un socio minoritario con una quota inferiore in modo da diminuire l’esposizione finanziaria che è stata, appunto, l’impedimento valutato dalla aziende». Se dovesse passare questa linea la Regione potrebbe cedere il 33% (soglia per fare una minoranza di blocco e avere voce in capitolo) di Insiel a 6.258.700.
10 luglio 2007