PORDENONE. Via libera alla coltivazione del mais Ogm nel Friuli Venezia Giulia. Sarà, infatti, il maiscoltore di Vivaro Silvano Dalla Libera, in base a una sentenza del Consiglio di Stato, il primo in Italia a poter usare sementi biotech nella prossima primavera. Dalla Libera è anche vicepresidente di Futuragra, l’associazione nazionale di imprenditori agricoli guidata da Duilio Campagnolo e con sede a Pordenone che chiede le biotecnologie. Ma già si annuncia battaglia.
La sentenza numero 183 del 19 gennaio scorso del Consiglio di Stato - ricorda la stessa Futuragra - stabilisce infatti che il ministero delle Politiche agricole è tenuto a rilasciare l’autorizzazione alla semina di varietà iscritte al catalogo comune e ha fissato un termine di 90 giorni per il rilascio dell’autorizzazione.
«Se il ministero non dovesse concludere il procedimento autorizzatorio e negasse di nuovo l’autorizzazione - affermano da Futuragra - è possibile esperire un ricorso per l’ottemperanza e chiedere la nomina di un commissario ad acta». «Continueremo a difendere cittadini e agricoltori» è invece la reazione a caldo del ministro Luca Zaia. «La sentenza scritta dal Consiglio di Stato, certamente seguendo il dettato delle leggi e dei codici, contravviene in modo palese alla volontà della stragrande maggioranza dei cittadini e delle Regioni italiane. Primi fra questi, quegli agricoltori, ancora una volta la stragrande maggioranza, che non vogliono Ogm nei loro campi, consapevoli, innanzitutto, che è il valore identitario delle loro produzioni ad essere messo a repentaglio, la fertilità del loro futuro», osserva il ministro.
«Non cantino vittoria coloro che sono favorevoli agli Ogm perchè il blocco della mia circolare creerà un pò di confusione ma non aprirà la strada agli Ogm», gli fa eco il suo predecessore Gianni Alemanno. E i legali dell’associazione ambientalista Vas (Verdi ambiente e società) stanno già valutando la possibilità di impugnare la sentenza del Consiglio di Stato dinanzi alla Cassazione. L’associazione chiede, inoltre, al ministro Zaia «di utilizzare immediatamente gli strumenti istituzionali a disposizione (come hanno già fatto altri Paesi europei) per continuare a tutelare la biodiversità, l’agricoltura italiana e per garantire la sicurezza alimentare dei cittadini».
«Avvieremo un referendum se si dovesse rendere necessario e faremo esprimere il voto degli agricoltori, come previsto dalla raccomandazione comunitaria in materia di coesistenza degli Ogm con le altre coltivazioni, per difendere il diritto di mantenere i propri territori liberi dagli organismi geneticamente modificati», afferma Sergio Marini presidente della Coldiretti. Sulla base dei risultati dell’ultima indagine Coldiretti-Swg, l’organizzazione ricorda che il 72% dei cittadini italiani ritiene che i prodotti alimentari contenenti Ogm sono meno salutari. «La decisione del Consiglio di Stato costituisce una novità di tutto rilievo», afferma invece il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni.
«Si sblocca così - afferma Vecchioni - l’impasse che caratterizza la vicenda nel nostro Paese. Sono anni, infatti, che non si provvede a disciplinare la materia rinviando il problema». Mentre la posizione della Cia guidata da Giuseppe Politi «resta immutata: l’agricoltura italiana non ha bisogno degli Ogm. Quindi, l’invito rivolto dal Consiglio di Stato a concludere il procedimento di istruzione e autorizzazione alla coltivazione di mais geneticamente modificato già autorizzato a livello Ue senza attendere la decisione delle Regioni, ci appare frettoloso».
30 gennaio 2010