UDINE. «Stiamo facendo approfondimenti e, se ci saranno presupposti per resistere, resisteremo perchè si tratta di tutelare le risorse dei nostri cittadini». Il presidente della Regione, Renzo Tondo, anticipa quale sarà l’indirizzo contro la decisione del governo di impugnare la Finanziaria 2010, ritenuta «discriminatoria» perchè esclude dal welfare chi non risiede in regione da almeno 3 anni.La giunta. Oggi la giunta regionale si riunirà, ma - come ha spiegato il governatore - non si parlerà della legge cassata da Roma. Per il momento si lascerà tempo agli uffici di individuare gli spazi per eventuali contromosse e presentare così il ricorso.
Le motivazioni. «Criteri eccessivi» inseriti «senza alcuna ragionevolezza» scavalcando «le competenze regionali» e violando «i principi costituzionali». È per questi motivi che il Governo ha impugnato la legge Finanziaria 2010 della Regione Friuli Venezia Giulia davanti alla Corte costituzionale.
«Norma discriminatoria». Una legge che il governo Berlusconi ha definito anche «ingiustificatamente discriminatoria» non solo «nei confronti degli extracomunitari residenti ma anche ni confronti dei cittadini comunitari (inclusi tutti i cittadini italiani) non residenti da almeno 36 mesi». E, infatti, il passaggio impugnato recita: «Hanno diritto ad accedere agli interventi e ai servizi del sistema integrato tutti i cittadini comunitari residenti in regione da almeno 3 anni».
Secondo fonti del Ministero degli Affari Regionali, che ha portato il caso nell’ultimo Consiglio dei ministri, per il Governo «questa norma è illegittima per l’insieme dei requisiti che pone per l’accesso ai servizi del sistema integrato del welfare regionale e che sono stati inseriti senza alcuna ragionevolezza».
I principi costituzionali. Nel mirino c’è la norma (comma 51 dell’articolo 9 della) della Finanziaria regionale 2010. Il passaggio prevede che possano «accedere agli interventi e ai servizi del sistema integrato» del welfare regionale «tutti i cittadini comunitari residenti in regione da almeno 36 mesi». La norma, inoltre, lede - a parere del Governo - principi costituzionali e quindi eccede dai limiti già contenuti nella normativa regionale e «deborda la competenza regionale violando principi costituzionali che tutti devono osservare».
Secondo l’impugnativa del Governo, la norma regionale viola la Costituzione agli articoli 2 e 3 (diritti fondamentali), 38 (garanzia dell’assistenza sociale a ogni cittadino sprovvisto dei mezzi necessari per vivere) e 97 (buon andamento e imparzialità della Pubblica amministrazione).
I limiti. La Regione - hanno spiegato al Ministero degli Affari Regionali - può fissare dei limiti o disporre modalità, come prevede la legge quadro nazionale 328 del 2000 e il Titolo Quinto della Costituzione, ma in questo caso - secondo il Consiglio dei ministri - l’insieme di quei requisiti introdotti nella legge del Friuli Venezia Giulia non hanno a supporto alcuna motivazione.
L’esclusione. La volontà politica - hanno spiegato al Ministero degli Affari Regionali - non può spingersi fino a escludere completamente soggetti e fasce deboli che, nel nostro ordinamento, hanno assolutamente il diritto a essere tutelati indipendentemente dal fatto che contribuiscano o meno alle entrate fiscali. Se questo ragionamento fosse portato agli estremi - hanno aggiunto al Ministero - comporterebbe che coloro che non contibuiscano alle entrate fiscali non avrebbero diritto neppure alle cure basilari.
04 marzo 2010