ZUGLIANO. C’era anche Beppino Englaro, ieri, al centro di accoglienza Balducci per il congresso regionale della Cgil. Un momento voluto dalla segreteria regional, e da Franco Belci, anche per premiare – con la tessera onoraria della confederazione – «La sua battaglia, un grande esempio di impegno civile e di amore paterno».
«La vicenda di Eluana – ha spiegato Englaro a circa 100 persone – non ha nulla a che fare con l’eutanasia, ma soltanto con la libera determinazione delle persone. Nessuno può essere costretto a vivere senza limiti contro la propria volontà: proprio su questo punto credo che la gerarchia ecclesiastica, oltre alla politica, abbia perso l’opportunità di avviare un dibattito per cercare delle risposte. Aveva a disposizione un caso chiaro e senza linee d’ombra: io chiedevo soltanto di far rispettare una volontà che Eluana aveva sempre espresso. Chiedevo soltanto di poter dire “no grazie” e il mio impegno, oggi, continua in questa direzione con la stessa determinazione di sempre».
«Il disegno di legge sul biotestamento – ha continuato il padre di Eluana esprimendo giudizi fortemente critici – ha preso una china sbagliata. Il dibattito sta andando esattamente nella direzione opposta a quella che avrei auspicato. L’alimentazione forzata è una terapia, paragonarla alle normali funzioni alimentari è contro ogni evidenza scientifica, come è emerso chiaramente dalla vicenda di Eluana».
Di più: «Nessuno è contro la ricerca; nessuno vuole impedire l’uso di farmaci – ha continuato Beppino Englaro –. Tutt’altro. A tutti, indistintamente, devono essere garantite medicine e metodi all’avanguardia. Ma allo stesso modo – ed è questo quello che chiedo e che mi ha mosso in questi anni – a tutti, indistintamente, deve essere garantita la possibilità di poter dire “no grazie”».
«Dopo il caso Eluana la gente conosce i proprio diritti ed è proprio grazie all’informazione che questa battaglia può essere vinta».
23 marzo 2010