L’economia verde per decrescere felici

Gisotti, Pallante e i green jobs

    di Cristina Savi PORDENONE. Quando Obama, nel giorno del suo insediamento, annunciò al mondo serie intenzioni ambientaliste, fu, in assoluto, il migliore spot a diffusione planetaria sulla green economy, ovvero la trasformazione verde dei modi di progettare, consumare, produrre e smaltire, considerata una strategia fondamentale per superare la crisi economica ed ecologica che stiamo attraversando. E dalla green economy ecco i green jobs, i lavori verdi, quelli che dovrebbero nascere, copiosi, in un sistema capace di combattere l’inquinamento, ridurre il consumo di risorse non rinnovabili, rallentare i cambiamenti climatici.

    Di questo hanno parlato ieri a Pordenonelegge, nel convento di San Francesco, Marco Gisotti, che insieme a Tessa Gelisio ha scritto il libro Guida ai green jobs, e Maurizio Pallante, il noto autore della Decrescita felice e presidente dell’omonimo Movimento nato partendo dal presupposto che la correlazione tra crescita economica e benessere non è necessariamente positiva, ispirato alla decrescita teorizzata da Nicholas Georgescu-Roegen, fondatore della bioeconomia e in linea con il pensiero di Serge Latouche.

    Eco-designer, progettista di materiali, sitilista di moda sostenibile, ecology-manager, eco-diplomatico, ma anche eco-parrucchiera: sono alcuni esempi di green jobs che il libro – come ha sottolineato il conduttore dell'incontro, il giornalista Mario Porqueddu – ha il merito di presentare indicandone il percorso formativo e la capacità del mercato di assorbire tali figure professionali.

    Considerando che la domanda di beni e servizi ecosostenibili è una tendenza irreversibile, ci vuol poco a capire che questi nuovi posti di lavoro interesseranno sempre di più ogni comparto produttivo. Il problema è che in Italia ancora non ci si crede abbastanza e dunque non si “costruiscono” le figure professionali dei green jobs. «Non c’è sufficiente formazione - sostiene Gisotti - per lo meno nel pubblico e spesso sono le imprese a doversi organizzare autonomamente».

    E soprattutto, da parte di chi dovrebbe avere un ruolo determinante - la politica - si registra invece «assoluta insensibilità e ignoranza», aggiunge Pallante, secondo il quale, nel ragionamento complessivo che teorizza la decrescita felice, «c’è bisogno di un’economia che non insegua un nuovo sviluppo e pensi ai bisogni reali». Culturalmente qualcosa di simile al passaggio epocale tra Medioevo e Rinascimento. «Ma in caso contrario la sola alternativa sarà tra decrescita felice e decrescita disastrosa».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
    17 settembre 2010

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