Il centro-destra fa mea culpa
Tondo: «Un bagno di sangue»
Il presidente della giunta del Fvg: basta polemiche, bisogna tornare tra le gente, rimbocchiamoci le maniche. Gottardo: dobbiamo imparare la lezione. Ciriani: va ripensato il partito. Colautti: stop ai personalismi
UDINE. Una frase paradigmatica. Quattro parole per riassumere e confermare una sconfitta le cui proporzioni sono andate ben oltre le più nere previsioni: «Un bagno di sangue». Il presidente della giunta regionale, Renzo Tondo, sponsor tra l’altro della candidatura di Roberto Antonione, ammette, incassa, ma non si piange addosso. «Sì – ripete - il commento è purtroppo molto semplice: per il centro-destra è stato un bagno di sangue, inutile negarlo. Ma alle sconfitte si risponde lavorando e rimboccandosi le maniche». Tondo ritiene anche che prima di occuparsi della situazione del partito sia prioritario tornare tra la gente, giacché il vero dato politico «è il distacco della gente dalla politica. Cosolini è diventato sindaco con il 50% degli elettori».
Nessun restyling interno al Pdl per il momento, dice Tondo. Ma non tutti la pensano così. Il vicepresidente del Fvg, Luca Ciriani (Pdl), ex An, chiede ad esempio di «ripensare profondamente il partito nell’organizzazione, nei temi e nella comunicazione». Ciriani lo ha scritto in un post sul proprio blog che precedeva i commenti al voto intitolato «Comunque vada, serve ripensare il Pdl».
«Non si può basare ogni campagna elettorale - ha scritto - soltanto sulla figura di Berlusconi e sulla persecuzione giudiziaria di cui è oggettivamente vittima, bisogna tornare a trattare i problemi che i cittadini affrontano quotidianamente». Ciriani osserva poi che «nessuno può mettere in dubbio, soprattutto nella nostra regione», il lavoro degli eletti del Pdl, ma ha riconosciuto che «anche in Fvg abbiamo assistito a discussioni ben lontane dagli interessi degli elettori, con polemiche, veti incrociati e questioni personali che hanno finito con il creare una frammentazione dello schieramento naturale del centrodestra». Secondo il vicepresidente «sarà necessario anche una nuova selezione della classe dirigente, mediante primarie piuttosto che congressi oppure gazebo».
Tondo, che questa sera sarà a Roma per un vertice dei big del partito convocato ancora prima del ballottaggio da Silvio Berlusconi, insiste sul concetto che il vero problema «è fare buona amministrazione e litigare di meno perchè la gente ha bisogno di governo». L’Udc? Tondo taglia corto: «Se continuiamo con queste polemiche non ne usciamo più. Pensiamo piuttosto a radicare il partito sul territorio. Personalmente, rafforzerò l’impegno del governo regionale proseguendo sulla strada intrapresa».
Comunque sia, dentro il Pdl la diagnosi è comune, ma la prognosi ha diverse sfaccettature. Il coordinatore regionale del partito, Isidoro Gottardo, glissa sulla lettera di dimissioni del coordinatore regionale del partito, Sandro Bondi, e afferma che «il partito ha bisogno di ripensare la sua struttura organizzativa». Entra nell’analisi del voto, Gottardo è lapidario: «A Trieste è una sconfitta del centro-destra, a Pordenone è una vittoria di Bolzonello, della sua caparbietà e della sua capacità di tenere assieme una coalizione».
Il consigliere regionale udinese, Alessandro Colautti, si spinge oltre nell’analisi della sconfitta. «Da un lato – argomenta – ci sono dei motivi oggettivi e cioè che in questa fase di recessione e di grave crisi economica, come abbiamo visto anche in Europa, chi governa viene punito, ma dall’altro credo sia giusto dire che il caso-Trieste è un regalo, vale dire che abbiamo assistito alla politica applicata alle guerre intestine personali. Bene, questa sommatoria di dati oggettivi e soggettivi è stata la nostra sconfitta».
Colautti esclude comunque che il voto sia stato anche un giudizio negativo sulla presidenza della Regione. «Tuttavia – chiosa – non possiamo esimerci dal dare una risposta e buttare il cuore oltre l’ostacolo e capire le preoccupazioni della gente che ci chiede uno scatto. Adesso dobbiamo pensare molto di meno ai posti e molto di più alla politica».
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