Gli slogan della manifestazione: vogliamo pari diritti. Momenti di tensione quando hanno tentato di recarsi a parlare in Questura.
PORDENONE. Città blindata e momenti di tensione, ieri a Pordenone con gli immigrati in corteo per reclamare diritti e lavoro. In piazza Duca d’Aosta si è rischiato lo scontro: la cintura di sicurezza dei carabinieri ha bloccato il flusso in via della Colonna, che porta dritto alla questura. “Senza immigrati l’Italia non va avanti”. Urla, proteste di mille africani secondo gli organizzatori (500 ha ridotto la questura) e poi il serpentone ha deviato in viale Marconi, assaltando coi cassonetti che hanno ondeggiato sull’asfalto.
In testa al corteo, Adolph, ivoriano immigrato con famiglia e il pick-up dell’associazione immigrati con Mauro Marra al volante. Dietro, i tamburi e le trombe a dare il ritmo alla protesta. «L’associazione immigrati: sì o no», ha fatto bollire la folla Adolph. «Yeah» hanno urlato tunisini, ghanesi, ivoriani, magrebini con la pattuglia dei Giovani comunisti, docenti in pensione, il Centro islamico con l’imam Mohamed Ouatiq e altri. «La questura, il Comune e la Regione?», ha provocato l’ivoriano. «Bhu», è stata la rabbia a inondare le strade sotto il sole a picco. Caldo e rancore: «Cinquecento immigrati rischiano di perdere il diritto di rimanere a Pordenone».
In via Oberdan altro blocco del traffico e risalita a passo d’uomo su corso Garibaldi («la Provincia non fa nulla» hanno protestato davanti a palazzo Sbrojavacca). Sosta a microfoni aperti in piazzetta Cavour e finale di partita sotto le finestre del municipio. «Pratiche lumaca in questura con lunghe file all’esterno degli uffici: andremo dal sindaco Pedrotti per chiedergli di installare con urgenza una pensilina – ha elencato Mauro Marra con Luigina Perosa e Willer Montefusco -. Lavoro in crisi, disoccupazione femminile cronica e tanti immigrati scivolano nella clandestinità. Chiederemo un incontro con il prefetto Pierfrancesco Galante e con l’Ass 6: bisogna riaprire un ambulatorio per gli immigrati irregolari».
Sono 25 mila, nel pordenonese, cioè il 10 per cento. Chiedono lavoro, la carta di soggiorno, l’integrazione reale a scuola e nella società. «Ci sfruttano e ci sbattono fuori dall’Italia – ha protestato Bernardo Ntoto -: ho due fogli di via dopo avere pagato le tasse e lavorato». Le sigle in piazza: Associazione immigrati, Associazione ivoriani, Ghana nationals association, Associazione Burkinabè, Associazione nigeriani, Associazione mondo Tuareg. «Circa 200 migranti hanno ricevuto il rifiuto per la regolarizzazione 2009 e ora sono senza assistenza medica – hanno continuato quelli dell’associaizone -. A questi si aggiungono quelli che diventano irregolari per la perdita del lavoro. Centinaia di migranti che non possono avere il sostegno medico».
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