Al vaglio della Regione la possibilità di cedere le aziende di proprietà. I beni in vendita svelati a fine mese dal presidente
Pronti a vendere i beni della Regione se lo Stato non finanziarà, attraverso l’articolo 20, la costruzione del nuovo ospedale. Il presidente della Regione, Renzo Tondo, l’ha ribadito con chiarezza una settimana fa a Pordenone. E nella lista dei beni cedibili, che lo stesso Tondo annuncerà – come anticipato a Pordenone – il 27 settembre, in occasione della presentazione delle nuove linee programmatiche al consiglio, ci sarebbero le aziende agricole della Regione. Il condizionale per ora è d’obbligo anche se pare che il presidente sia orientato a razionalizzare non solo gli enti – percorso iniziato fin dall’inizio del mandato – ma anche le proprietà immobiliari.
La decisione ha dei tempi stretti di attuazione visto che, come si dice nell’assestamento di bilancio approvato quest’estate, «L’amministrazione regionale è autorizzata a predisporre un piano economico-finanziario per la copertura degli investimenti, da attivare qualora il fondo nazionale di cui all’articolo 20 della legge 67/1988 non fosse nuovamente finanziato e le risorse già assegnate alla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia non fossero rese disponibili entro l’esercizio finanziario 2011».
Ma quali sono i tesori di cui dispone la Regione. Le tenute più appetibili sono quelle gestite da Ersa agricola e che ricadono in provincia di Udine. Il bene più prezioso, non solo per il valore economico – è stimato oltre 30 milioni di euro – è l’azienda agricola Marianis-Volpares a Palazzolo dello Stella. In realtà si tratta di due aziende legate a un vincolo fino al 2017. Marianis, è una tenuta con 700 capi di pezzata rossa: è uno degli allevamenti più importanti a livello europeo, ma è anche un luogo prezioso per il modo in cui l’agricoltura ha sposato finalità sociali come l’educazione dei bambini e l’inserimento di adulti fragili. Ha un estensione di circa 410 ettari a cui si aggiungono altri 200 ettari circa di Volpares, tenuta che ha il pregio di non avere terreni frazionati. Come si legge nel sito di Ersa Agricola «La scelta delle specie da coltivare viene fatta principalmente in funzione del riutilizzo quasi totale della produzione nell’ambito dell’azienda stessa, in quanto base per l’alimentazione del bestiame allevato, e seguendo uno schema di razionale avvicendamento delle colture».
A Volpares, invece, «la superficie è destinata principalmente alla produzione di piante da vivaio a supporto delle iniziative pubbliche e private in materia di arboricoltura da legno, in particolare in relazione all’attività di sperimentazione sulla pioppicoltura». Quest’ultima, entrata a far parte del patrimonio immobiliare regionale nel 1995 è stata accorpata a Marianis nel 2006 la porzione di azienda non destinata a cartolarizzazione è stata accorpata all’azienda Marianis.
Tra i gioielli del settore, la Regione conta anche il Centro Pilota per la Vitivinicoltura di Gorizia, una struttura specialistica che costituisce una unità periferica del Servizio ricerca e sperimentazione dell’Ersa (e che vale circa un milione di euro) e villa Chiozza a Cervignano, già sede dell’Ersa (stimata in più di quattro milioni di euro).
La tentazione di vendere Marianis–Volpares non è nuova. E’ stata prima di Riccardo Illy e poi di Renzo Tondo, ma il presidente in carica si é fatto convincere dalla nuova gestione e dagli importanti risultati dell’azienda agricola: centro di riferimento e studio internazionale nel campo della pezzata rossa ma anche fattoria sociale, luogo di incontro in cui i principi dell’economia e quelli del rispetto dell’ambiente e del suo tessuto sociale creano un’alchimia perfetta. Basterà la crisi economica e la ricerca di 65 milioni per coprire il conto del nuovo ospedale a rimettere in discussione la conservazione di quel patrimonio? ©RIPRODUZIONE RISERVATA