Paola Frattolin presenta il volume che conclude una ricerca durata 15 anni. Gli artisti e l’esperienza del confine tra le identità italiana, tedesca e slava.
Artisti in viaggio ’900. Presenze foreste in Friuli Venezia Giulia tra il XIX e il XX secolo”. È il titolo della pubblicazione conclusiva di un progetto durato quindici anni, che sarà presentata domani, alle 15.30, nella sala Florio di palazzo Florio. Interverranno il rettore Cristiana Compagno, il presidente del Consiglio regionale Maurizio Franz, il presidente della Fondazione Crup Lionello D’Agostini. Presenteranno lo storico Neil Anthony Harris e la presidente di Itineraria, Maria Paola Frattolin, artefice del progetto. Pubblichiamo una sintesi del testo introduttivo che si deve al professor Sergio Marinelli ordinario di Storia della Critica d’arte a Ca’ Foscari.
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Il Friuli Venezia Giulia, è vero, qualifica la sua piú profonda e antica identità storica nel suo essere terra di confine, in un incrocio di passaggio non doppio, ma triplo, tra il mondo italiano e quelli tedeschi e slavi. Questa condizione era venuta meno, ma solo apparentemente, solo nel breve periodo 1813-1866. Lungo il Novecento il dato storico più determinante è che quel confine diventa spesso incandescente, un confine di guerra calda o fredda, un muro di fuoco, o di fango e freddo, come nella prima guerra mondiale. Un confine che si sposta rapidamente avanti e indietro, come un fiume in piena che esce dal suo letto. E una linea di tensione per lungo tempo, prima e dopo i periodi bellici.
Un muro che lascia per molti anni Udine da una parte, Trieste e l’Istria dall’altra, per poi riunirle, per poi dividerle ancora, recuperare alla fine Trieste ma non piú l’Istria. Un muro che molti personaggi protagonisti di questi scritti attraversano continuamente, in tutti i sensi. Anche stranieri venuti da lontano, come Kipling, Joyce, Hemingway, Bahr. E anche artisti figurativi, come Klinger o Pilon. Ma neppure gli anni successivi al 1918 sono tranquilli nell’ansia affannosa della ricostruzione di una identità italiana. Infatti, se i centri i centri portuali dell’Istria condividevano la cultura adriatica di Ravenna e Venezia fin dall’alto Medio Evo, Trieste e Gorizia italiane prima non erano state mai. Almeno politicamente, perché la componente culturale italiana, fortissima tra le altre, di Trieste sarà poi quella che trascinerà la città nell’aggregazione al nuovo stato. Il Museo di Trieste, con la sua politica di acquisti e il suo rapporto dialettico con le Biennali veneziane, finirà per giocare un ruolo considerevole, e nient’affatto marginale, nella storia dell’arte figurativa italiana del primo Novecento.
La regione diventerà anzi, insieme con il Veneto, il luogo dei sacrari, dei monumenti di guerra, dei santuari della patria, della ricostruzione delle chiese, degli interventi esemplari del Regime. Si stringe un legame intenso con Roma. Ancora tra gli anni trenta e sessanta del Novecento Roma sarà per artisti come i fratelli Basaldella o Pasolini quello che erano state all’inizio del secolo, per gli artisti delle generazioni precedenti nella regione, la Berlino di Klinger, la Vienna di Klimt, la Monaco di Von Stuck. E poi ancora la guerra, diversamente crudele nelle sue forme, del 1940-’45, con l’esodo degli istriani alla fine. E Trieste, che dall’esser stato il piú libero porto franco della storia diventa prima un’enclave occupata e assediata, poi riunita all’Italia senza retroterra a ridosso di un confine di guerra fino a tempi recenti bloccato e armatissimo. Occorrerà arrivare al crollo dei muri della guerra fredda, nel 1989, perché quel confine non fosse piú una linea militare, ma restando ancora in tensione fino al momento del distacco della Slovenia e della Croazia dall’ex-Jugoslavia.
Quasi ininterrottamente dunque per un secolo il confine è stato armato, oppure il luogo di attesa e di visione delle guerre. Molti luoghi (come le persone) hanno mutato nel tempo le etichette di cultura tedesca, slava, italiana. Nel profondo hanno conservato la loro identità di luoghi di scambio, di passaggio, non solo di merci, ma anche di uomini, a dimostrare che l’anima, quella vera e grande, non conosce i limiti dei paraocchi razzisti e neppur conosce confini. Di questi argomenti trattano i saggi che documentano l’ultimo incontro, organizzato con tenacia e amore incomparabili da Maria Paola Frattolin per Itineraria, col tema Artisti in viaggio '900, Presenze foreste in Friuli Venezia Giulia. Naturalmente non sono esaustivi di tutta la storia, troppo complessa e densa di eventi.
Comprensibilmente sono anche relativi, per la maggior parte, agli eventi della prima metà del secolo, che piú facilmente presentano una distanza possibile di giudizio storico. Eppure da essi si dipartono i fili per analizzare e comprendere gli eventi di un periodo che, se non altro per il fatto che è quello a noi piú immediatamente vicino, è anche quello forse ancora piú gravido per noi di condizionamenti e conseguenze.
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