Trieste: depositato l’ordine del giorno per un vitalizio in aiuto al poeta
È una voce unanime e bipartisan quella che si è levata ieri dal Friuli Venezia Giulia per chiedere l’applicazione della legge Bacchelli al poeta Pierluigi Cappello. La politica, quella fatta dalle persone per le persone, il mondo della cultura e la gente comune si erano uniti già alcuni mesi fa, per un atto di civiltà le cui ripercussioni non riguardano soltanto il beneficiato, ma una comunità intera, perché preservare granai, in tempi di carestia è atto di saggezza. La proposta lanciata dall’assessore alla cultura del comune di Tarcento, Lucio Tollis, subito raccolta dal consigliere regionale del Pd, Alessandro Tesini, ieri è diventata un ordine del giorno del Consiglio regionale ampiamente condiviso anche dalle altre forze politiche non meno attente e sensibili al problema. Si è cosí chiesto unanimemente il “conferimento dei benefici della legge Bacchelli al poeta Pierluigi Cappello”.
Odg che è stato firmato da tutti i consiglieri «la cui testimonianza di assoluto accordo è garante sommo di buon esito», ha spiegato lo stesso Tesini, pochi minuti dopo la seduta. Ora c’è speranza che il Parlamento accordi i benefici della legge 440 al poeta nato a Chiusaforte. La legge Bacchelli prevede l’erogazione di un assegno straordinario vitalizio a quei cittadini che si sono distinti nel mondo della cultura, dell’arte, dello spettacolo e dello sport, e nel caso di Cappello dà conto del fatto che il poeta, che nel 2010 ha vinto il premio Viareggio, «è una delle espressioni piú alte e riconosciute della cultura del Friuli Vg, non solo per la sua produzione letteraria in poesia, in italiano e in friulano, ma anche per la sua divulgazione e promozione culturale con incontri, letture, conferenze in pubblico e nelle scuole».
L’ultima parola spetterà alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e il presidente della giunta regionale, Renzo Tondo, si attiverà affinché l’iter, lungo e complesso, per il conferimento dei benefici, vada a buon fine nel piú breve tempo possibile.
A un solo giorno dalla presentazione del suo ultimo lavoro – un piccolo libro elegantemente rilegato, edito da Forum e dal titolo Rondeau – per Cappello si apre cosí «una fase della vita orientata – cosí si dice nell’ordine del giorno – a custodire e proteggere l’esistenza del poeta dalle difficoltà contingenti». «La sua poesia e il suo ragionarvi intorno sono un “esercizio zen”», spiegava, Mario Turello, proprio dalle pagine di questo giornale, alcuni giorni fa: un lunghissimo, paziente, ascetico esercizio che precede la realizzazione compiuta». «Le liriche tradotte scelte per il libro - ha argomentato Luigi Reitani, presentando il volume, l’altra sera a Tarcento - sono il risultato di un poeta che si misura con altri poeti nel paradosso dell’impossibilità del gesto e della necessità del gesto». «Tradurre - ha spiegato Cappello nell’illuminante nota introduttiva di Rondeau – è come portare acqua con un secchio forato». Eppure è grazie all’audacia e alla commovente ostinazione del genere umano che non rinuncia a tradurre, pur consapevole della perdita avvenuta durante il processo, che conosciamo i poeti. Chi avrà la fortuna di leggere Rondeau troverà Cappello in buona compagnia: Shakespeare, Rimbaud, Aleixandre, Kavanagh, Caproni, Montemayor. Venti poesie per formare un personale itinerario, sfida intellettuale che mette alla prova il friulano con le grandi lingue europee, un laboratorio di tensione-torsione che va ben oltre la trascrizione e diventa piacere, nutrimento progressivo. «Il volume - ha tenuto a sottolineare Cappello – è accompagnato da un cd con le poesie “pronunciate”». Non stupisce che il poeta muova le mani nell’atto del solfeggio, quando le legge, per altri, ad alta voce. La musica dentro che si trasforma in suono scritto è dono degli dei.
Fabiana Dallavalle
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