Cornacchione: il 2012?
Io sono fatalista

Lo show “Silvio c’è?” sarà il 31 al Carnera. «Lui lavora dietro le quinte, un tempo davanti alle quarte»

    di Gian Paolo Polesini

    UDINE. Passaggio inevitabile. Trentun dicembre, primo gennaio. L’usanza implica un sequenza di imperativi: non stare a casa, divertirsi per forza, trovare - vuoi mai - l’amore nuovo, tirare tardi (altrimenti pare un sabato sera italiano qualunque), sostenere almeno una coppa di champagne per non fare miseria, raccontare a tutti che notte da sballo hai passato, anche se è stata la più insulsa del mondo, dormire pochissimo che fa fico. Volendo c’è un amico da andare a trovare; lui ci aspetta, comunque. «L’esperienza insegna prudenza - comincia il racconto Antonio Cornacchione, di professione comico, specializzato in vicende berlusconiane, il 31 dicembre al Carnera per stappare in compagnia - ricordo fin troppo bene il 31 a Firenze nel 1999. Un tizio si era indebitato per organizzare una mega festa, convinto di fare il pieno in quanto salto epocale nel terzo millennio. Nella truppa d’artisti figuravamo anche io e Bebo Storti. Per farla corta non venne nemmeno un cane. Se è per questo nemmeno Storti che nasò la malparata».

    - A lei piace lavorare la notte di San Silvestro?

    «Perché no. Per cambiare. Da alcuni anni lo passo in famiglia, nel più affettuosamente banale dei modi. Sempre bello, però. Si mangia, si gioca a Trivial, si ride, cosa cavolo vuoi di più. E così ho detto sì, offro ai friulani il mio Silvio c’è?».

    - Eccolo qui. Ma Silvio c’è ancora?

    «Non si vede, ma c’è. Se ne sta dietro le quinte, mentre un tempo stava davanti alle quarte. Sempre impegnato, cosa credete. Uno così non lo sfianchi».

    - E lei Cornacchione come sta?

    «In che senso?»

    - Be’ il suo protagonista sta scemando...

    «Non me lo nomini. Oggi al supermercato una signora mi ha detto: “E adesso che farà?”. Ho risposto: “Guardi, con questo andazzo italiano avrò da vivere per sempre”. Non saremo mai disoccupati, noi comici».

    - Quindi non solo cavaliere nei suoi pensieri. Nello show si occuperà di altri fenomeni della politica?

    «Stiamo all’occhio, ecco. Ogni giorno qui cambiano scenari, facce, borse, paure. Uno non ci sta davvero più dietro a questo pandemonio».

    - È preoccupato?

    «Il giusto, senza cadere in depressione. L’Europa non può crollare così».

    - Ha cambiato euro in franchi svizzeri?

    «Ma no, sono un fatalista io. Non mi metto a programmare il denaro. Si rischia l’incubo, attenzione. E poi, diciamolo forte e chiaro, sono tutte operazioni orchestrate dai grandi speculatori e la stampa è in qualche modo complice».

    - Si è trovato bene in Friuli?

    «Eccome no, pubblico caldo. Sa cosa mi ha colpito? I cartelli stradali in italiano e in friulano. Uno spreco di denaro, se posso».

    - La lingua è molto sentita qui...

    «Capisco e approvo, ma non condivido la doppia scelta stradale. Poi le radici sono le radici e guai a dimenticarsele. C’è una storia dietro ognuno di noi. Mai perderla, si rischia la confusione».

    - Stiamo per entrare nel 2012. I Maya ci hanno messo una pulce gigante nell’orecchio...

    «Ma va! Spunterà sicuramente un’altra previsione nefasta che darà per morto il mondo nel 2061. Il terrorismo psicologico è l’arma più gettonata».

    - È superstizioso?

    «Molti attori lo sono, è vero. Io no. Se un copione mi cade per terra non lo batto tre volte, me ne frego».

    - Legge gli oroscopi, però.

    «Nemmeno quelli. Giornata magnifica per i nati sotto il segno del Toro. Per alcuni, forse. Meno per chi, proprio quel giorno, ci lascia. E ce ne sono, eh».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    23 dicembre 2011

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