«Famiglie sempre più in crisi
chiedono aiuto anche per il bus»

Don Faccin: la pressione degli aumenti e delle tasse è fortissima, interi quartieri in sofferenza. «La disaffezione verso i politici è netta, c’è rabbia e delusione per chi è percepito come privilegiato»

    di Maurizio Cescon

    UDINE. «La crisi pesa sempre di più sulle famiglie, anche qui da noi a Udine, in Friuli. Basti pensare che adesso, più di qualcuno che non ce la fa più, viene a chiederci un aiuto anche per pagare l’abbonamento dell’autobus dei figli che vanno a scuola. La situazione è difficile, molto difficile, specialmente in alcuni quartieri come via Riccardo di Giusto, San Domenico, Sant’Osvaldo e in genere le periferie. E i nuovi poveri sono tutti italiani».

    A parlare così è don Giuseppe Faccin, direttore dell’Ufficio problemi della famiglia dell’arcidiocesi, nonchè parroco di Sant’Antonio ai Rizzi. Un sacerdote che vive concretamente i problemi della gente e che lunedì sarà relatore a un convegno su “La Udine futura”. La sua analisi, a leggerla con attenzione, fa davvero preoccupare. Unica consolazione la spinta della solidarietà, che è ancora robusta e che permea il tessuto sociale, fin nelle radici.

    «La pressione del fisco e dei rincari sulle famiglie è ormai fortissima - dice don Faccin -. E in più c’è ancora chi perde il posto di lavoro. La scorsa settimana un uomo, marito e padre, è venuto da me a dirmi che era rimasto senza occupazione, da un giorno all’altro. “Eravamo sette dipendenti, mi ha spiegato, ma il nostro titolare ne poteva tenere solo quattro. E così sono rimasto a casa”. Questa è la dura realtà con la quale facciamo i conti quotidianamente. Poi c’è chi non riesce più a pagare bollette di luce e gas, conti sospesi, spese condominiali e quant’altro, oppure le attività dei figli, perchè anche andare a fare sport, ormai, sta quasi diventando un lusso: i contributi sono aumentati e sempre più cari. E per fortuna che tante giovani coppie con bimbi piccoli vengono letteralmente “salvate” dai nonni, che destinano parte della loro pensione a pagare il mutuo della figlia o del figlio, che magari sono in difficoltà con il lavoro».

    E gli aiuti? «I servizi sociali del Comune danno una mano - aggiunge don Faccin -, con loro ci confrontiamo, ma spesso per ottenere qualcosa dall’amministrazione pubblica l’interessato deve fare una lunga trafila, compilare carte su carte e poi i soldi gli arrivano un anno dopo. Se le parrocchie chiudessero i rubinetti della solidarietà, allora sì che si sentirebbe la differenza, per tanti sarebbe un guaio. Noi cerchiamo di stare accanto alla gente che si trova in ristrettezze economiche, in silenzio e lavorando. Una cosa positiva è che la solidarietà, tra chi vive in un quartiere, tra vicini di casa, tra appartenenti alla stessa parrocchia, resiste, io la percepisco».

    Invece per don Faccin lo scollamento tra Paese reale che non ce la fa ad arrivare a fine mese e politici privilegiati è un elemento critico. «Il disagio delle famiglie si manifesta - spiega il religioso - anche con la disaffezione per la politica. Mi fermano e mi dicono: “A noi per metterci una tassa stanno tre secondi, loro per ridursi un po’ lo stipendio si fanno una commissione che chissà quando decide”. Ecco, la gente ha tanta rabbia e delusione per la classe politica. Spero solo che questo malessere non venga coagulato in forze negative».

    12 gennaio 2012

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