Galasso: con la riduzione dei consiglieri a 49 c’è il rischio di paralizzare la funzionalità dell’assemblea. Asquini e la Lega: cancellare i componenti dell’esecutivo non eletti. Nuova riunione il 14 febbraio
UDINE. Fumata nera sulla riduzione degli assessori e sul limite a quelli esterni, cioè ai non eletti. Il comitato ristretto composto per tagliare i costi della politica ha analizzato pro e contro, decidendo di approfondire il tema e di ritrovarsi il 14 febbraio. Perché la strada tracciata dal governatore Renzo Tondo – che ha annunciato di voler portare a otto la composizione della giunta con al massimo due esterni – potrebbe non essere percorribile.
I motivi sono stati spiegati ieri dal capogruppo del Pdl in Consiglio Daniele Galasso, che si è trovato di fronte un asse composta da Roberto Asquini, capogruppo del Misto, e dalla Lega, rappresentata da Ugo De Mattia, convinti che gli assessori non eletti vadano aboliti.
Il problema è la governabilità del Consiglio dopo la decisione di portare i consiglieri da 59 a 49, scelta cui Roma deve dare il via libera e non è ancora chiaro se dalla prossima legislatura, cioè dal 2013, l’assemblea regionale sarà composta da 59 o 49 eletti. E questo è il fulcro della discussione. «Fermo restando che sul taglio dei consiglieri non si torna indietro – spiega Galasso – abbiamo fatto fare dagli uffici delle proiezioni in base alla legge elettorale in vigore sull’ipotesi che i consiglieri siano 49 e gli assessori otto, con due esterni al massimo. Questi elementi messi assieme rischiano di paralizzare il sistema e di rendere ingovernabile il Consiglio».
La norma elettorale in vigore prevede infatti prevede che alla coalizione che sostiene il presidente vincente vada il 55% dei seggi e all’opposizione il 45 se il presidente è stato eletto con meno del 45% dei voti, che, con 49 consiglieri, significherebbe 27 alla maggioranza e 22 all’opposizione. Dai consiglieri di maggioranza, però, andrebbero tolti otto esponenti: il presidente della Regione, il presidente del Consiglio e sei assessori – se passasse il desiderata di Tondo – e così la maggioranza arriverebbe a 19 consiglieri contro i 22 della minoranza.
Chi ha vinto cioè andrebbe regolarmente sotto visto che difficilmente governatore e assessori restano schierati in Consiglio per l’intera durata dei lavori. I numeri non cambierebbero di molto se invece il presidente eletto incassasse più del 45% dei voti. In questo caso alla maggioranza andrebbe il 60% dei seggi e alla minoranza il 40 che, sempre su 49 consiglieri, vorrebbe dire 29 alla maggioranza e 20 alla minoranza. Tolti però come nell’esempio precedente otto esponenti si arriverebbe a 21 per la maggioranza contro 20 dell’opposizione.
«Dobbiamo quindi ragionare sul modo con cui conciliare taglio dei consiglieri – argomenta Galasso – e taglio degli assessori. Con ogni probabilità sarà necessario fare un mix di scelte, cioè modificare la legge elettorale nella parte dell’assegnazione dei seggi e alzare la quota massima di assessori esterni. Nessuna furia iconoclasta quindi – conclude Galasso –, perché prima di tutto viene la funzionalità del Consiglio, che va garantita».
Asquini chiede invece di tagliare gli esterni. «È assolutamente necessario – sostiene il capogruppo del Misto –, non si facciano passi indietro. Il primo taglio deve avvenire nei confronti degli assessori esterni». Asquini, che sul tema ha presentato una proposta di legge ancora di discutere, rimarca i perché. «I non eletti molto spesso hanno rappresentato un problema.
A occupare ruoli di governo devono essere necessariamente gli eletti per i quali è necessario rafforzare il ruolo all’interno della giunta. E per fare ciò – conclude Asquini – è importante che in questo momento non si facciano passi indietro, bisogna più che mai proseguire sulla strada dei miglioramenti, è un problema di efficienza e di democrazia, prima ancora che di costi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA