Una perizia disposta dall’Aeronautica militare tedesca dopo l’incidente accaduto nel 1988 a tre aerei delle Frecce Tricolori sui cieli di Ramstein proverebbe che il velivolo “solista”, schiantatosi contro quelli dei due colleghi, sarebbe stato sabotato, per "eliminare" Nutarelli. La scoperta nell'ambito di una nuova indagine sulla strage di Ustica
UDINE. Una perizia disposta dall’Aeronautica militare tedesca dopo l’incidente accaduto nel 1988 a tre aerei delle Frecce Tricolori sui cieli di Ramstein, in Germania, durante un’esibizione acrobatica nella base Nato, proverebbe che il velivolo “solista”, schiantatosi contro quelli dei due colleghi sarebbe stato sabotato.
Una circostanza emersa grazie alle indagini difensive condotte dall’avvocato Daniele Osnato nell’ambito della nuova indagine sulla strage di Ustica aperta, dopo le dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga dai pm di Roma. Il legale assiste i familiari di alcune vittime dell’incidente disastro del Dc9.
L’ipotesi del legale è che l’incidente di Ramstein, costato la vita ai militari Ivo Nutarelli, Mario Naldini e Giorgio Alessio, non fu determinato da un errore del pilota solista - Nutarelli -, ma che invece il velivolo venne sabotato per impedire al tenente colonnello di testimoniare davanti al giudice istruttore Rosario Priore sulla strage di Ustica. Il militare, alzatosi in volo con Naldini il 27 giugno del 1980, la notte dell’incidente del Dc9, per un’esercitazione, lanciò per due volte l’allarme generale in prossimità della rotta del velivolo dell’Itavia, prima di atterrare a Grosseto.
Su questo anomalo comportamento il giudice avrebbe dovuto interrogare due settimane dopo la tragedia di Raimstein il pilota. Nutarelli, dice il legale, durante l’esibizione nei cieli tedeschi accortosi che qualcosa non andava nella strumentazione di bordo, che avrebbe segnalato altimetrie errate, tentò di frenare tirando giù il carrello e il freno aerodinamico. Il tentativo di frenata emergerebbe dalla perizia tedesca, ma sarebbe stato scoperto dal legale che sta ritraducendo l’atto.
«Ho saputo da fonti di stampa - commenta Osnato - che l’Aeronautica militare avrebbe fatto una sua perizia su Ramstein. Noi non ne abbiamo mai avuto notizia. Se questo è vero la chiederemo e se non ce la daranno, chiederemo alla magistratura di fare un ordine di esibizione di atti all’Aeronautica». In tutto a Ramstein furono 49 le vittime e 282 i feriti, che furono ricoverati in vari ospedali. Il programma della manifestazione aerea era ormai al culmine quando la Pan si apprestava a eseguire la figura del “cardioide”. Secondo la ricostruzione dei fatti, all’epoca resa nota dal comandante della Pan, il tenente colonnello Diego Raineri, l’Aermacchi Mb 339 del solista era in netto anticipo sul resto della formazione, tanto da colpire altri due velivoli precipitando al suolo come palle infuocate.
Le polemiche furono immediate e particolarmente dure, c’era chi voleva far sciogliere il reparto, mentre altri ponevano sotto accusa tutte le manifestazioni aeree. I parametri di sicurezza furono pressochè triplicati e cominciò un duro lavoro di ricostruzione dell’immagine del reparto che rappresenta il “fiore all'occhiello” dell’Aeronautica militare italiana. Nacquero i primi Club a sostegno dell’attività delle Frecce tricolori, che attualmente sono quasi un’ottantina diseminati in Italia e all’estero.
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