Frode fiscale, le difese dei big:
«Tutti i contratti reali e legittimi»

Secondo udienza preliminare, ieri, per il caso che coinvolge imprenditori e commercialisti di spicco. Ricordati i decreti di archiviazione e le sentenze favorevoli già emesse dalle Commissioni tributarie

    di Luana de Francisco

    UDINE. Può l’elusione fiscale essere considerata reato di rilevanza penale, oppure si tratta di un “ibrido”, riconducibile, al massimo, all’ambito della sanzione tributaria? È uno dei quesiti sollevati dagli avvocati del collegio difensivo, tornato, ieri, davanti al Gup del tribunale di Udine, Paolo Alessio Vernì, per il secondo “round” dell’udienza preliminare sul caso della presunta frode fiscale contestata a 11 “big” dell’imprenditoria e della libera professione friulana.

    Quesiti, ma anche approfondimenti e relazioni estremamente tecnici e giuridicamente argomentati, per un totale di oltre quattro ore di arringhe. Tutte volte a smontare il castello accusatorio sostenuto dai pm Raffaele Tito e Lucia Terzariol, titolari di due distinti fascicoli, unificati ora in un unico procedimento, e aventi entrambi per oggetto una serie di contratti di “stock lending” e “loan agreement”, stipulati dagli imputati tra il 2004 e il 2006 con società estere considerate dall’accusa “vuote”.

    Ripercorse le tappe dell’indagine, condotta dall’estate del 2010 dalla Polizia tributaria, è spettato alla dottoressa Terzariol tirare le fila della duplice inchiesta - alla requisitoria di Tito era stata dedicata tutta la prima udienza -, centrata sulla presunta fittizietà delle operazioni in esame e approdata nella formulazione, per tutti, dell’ipotesi di reato della dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.

    A seguire, uno dopo l’altro, gli interventi dell’avvocato Giuseppe Campeis, difensore del presidente di Confindustria Fvg, Alessandro Calligaris, e del direttore amministrativo della sua azienda, Pietro Paolo Santini, dell’avvocato Luca Ponti, per il commercialista Claudio Gottardo, qui citato anche come consulente della Calligaris, del professor Piermaria Corso, difensore con l’avvocato Angela Monti di Stefano Botti, rappresentante legale della società di consulenza milanese Scf, dell’avvocato Alessandro Ventura, per l’imprenditore Antonio Maria Bardelli, e dell’avvocato Maurizio Miculan, per gli imprenditori Carletto Tonutti, Elio Beltrame, Lucio Fusaro e il commercialista Gianattilio Usoni, loro consulente, oltre che per Andrea e Daniele Specogna.

    Ed è stato proprio l’avvocato Miculan a insistere, in particolare, sulla carenza di «elementi concreti» a sostegno della tesi accusatoria. In grado, cioè, di provare la fittizietà degli “schemi negoziali” finiti nel mirino della Gdf. Richiamandosi alla consulenza tecnica affidata dalla Procura al professor Stefano Miani, inoltre, il legale ha escluso l’ipotesi del dolo, ricordando come lo stesso docente universitario avesse negato l’esistenza di prove capaci di sostenere che imprenditori e professionisti fossero a conoscenza della struttura e delle caratteristiche delle società estere, con le quali erano stati stipulati i contratti. Muovendo da considerazioni di natura civilistica, anche l’avvocato Ventura ha contestato la presunta falsità dei contratti, definendo invece quei prestiti di titoli «operazioni esistenti, valide ed efficaci» e bollando in tal modo come sbagliata la premessa posta alla base del castello accusatorio.

    Come anche i suoi colleghi, pure il professor Corso ha ricordato la lunga serie di pronunce giurisprudenziali favorevoli a una lettura diversa da quella suggerita dalla Procura udinese: prima, i parere legali redatti dall’ex ministro Gallo e da altri autorevoli professori universitari, che ne attestavano la piena liceità fiscale e penale, poi i decreti di archiviazione, i non luoghi a procedere e le sentenze di diverse Commissioni tributarie provinciali concordi nel dichiarare lo “stock lending” fiscalmente legittimo. Da qui, l’espressione adoperata dal pm Nocerino e parafrasata in udienza dall’avvocato Miculan per qualificare questa e le altre analoghe inchieste condotte nel resto d’Italia: “La fabbrica dell’archiviazione”.

    03 febbraio 2012

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