L’Editrice Forum contribuisce alla celebrazione della Giornata della Memoria con la presentazione di "Rinasceva una piccola speranza". L’esilio austriaco in Italia (1938-1945)
UDINE. L’Editrice Forum contribuisce alla celebrazione della Giornata della Memoria con la presentazione di Rinasceva una piccola speranza. L’esilio austriaco in Italia (1938-1945), a cura di Christina Koestner e Klaus Voigt (pp. 360, euro 24), che tratta un argomento sinora poco studiato, quello dell’esilio italiano di alcune migliaia di austriaci, nella maggior parte ebrei, dopo l’Anschluss del 1938.
Se, infatti, la maggior parte della popolazione accolse con favore l’annessione al III Reich, ve ne furono anche di contrari per ragioni ideologiche, in particolare tra le organizzazioni patriottiche legate al cancelliere Schuschnigg, oltre che nella sinistra e ovviamente nella comunità ebraica.
Tutto ciò spinse molti a riparare temporaneamente, almeno nelle intenzioni - dal momento che il regime fascista s’era ormai allineato al potente alleato tedesco -, in Italia, anche con la speranza di poter proseguire per la Palestina o per gli Usa e l’America Latina; queste ipotesi andarono in larga parte deluse, sicché quella che doveva essere una sosta finì con il diventare una prolungata permanenza forzata, determinata anche dall’entrata in guerra del paese ospitante.
Ne conseguirono arresti temporanei, confino, internamento nelle regioni centro-meridionali, finché dopo l’8 settembre 1943 per molti il destino fu segnato, perché rastrellati dai tedeschi e deportati nei campi di sterminio, da cui solo un esiguo numero poté rientrare a guerra finita. Di tale vicenda il volume rende ragione in 22 contributi, che, raggruppati in 4 sezioni: “Le stazioni della fuga e della persecuzione”, “Destini di scrittori e artisti”, “I racconti dei sopravvissuti”, “Il ritorno della memoria”, e corredati d’una cronologia, d’un indice dei nomi e d’un apparato fotografico, forniscono una dettagliata ricostruzione, il cui corretto inquadramento storico è fornito nel saggio introduttivo del Voigt, specialista in materia.
Di là dalle vicende particolari, oggetto della seconda e terza sezione, in cui ai saggi degli studiosi - per acribia filologica e rigore critico si distingue quello di Renate Lunzer sullo scrittore Hermann Hakel - seguono le testimonianze dei sopravvissuti, di rilievo storiografico e metodologico sono la prima e la quarta, in cui sono analizzati dei casi campione (Liguria, Trentino, Toscana), la vicenda dell’opposizione politica austriaca al nazionalsocialismo - un episodio ben lumeggiato dallo stesso Voigt - e la testimonianza di Elisa Springer, autrice di Il silenzio dei vivi (Marsilio, 1997), che pone il problema del silenzio di tanti sopravvissuti.
Questa ricerca, infine, è interessante anche per meglio comprendere l’ambigua politica razziale del fascismo almeno fino alla RSI, quando la situazione cambiò radicalmente, perché tra 1938 e 1943 il regime, pur attuando la legislazione razziale, per ragioni di convenienza fu molto blando nei riguardi anche degli ebrei stranieri riparati in Italia, mentre le stesse autorità periferiche e gli organi di polizia spesso finirono con l’aiutarli nell’espatrio, da numerose testimonianze, inoltre, emergendo l’umanità della gente comune e di tanti ecclesiastici nel favorirli e, dopo l’8 settembre, nasconderli ai tedeschi, il che nulla toglie alle responsabilità di quanti, invece, e non furono pochi, collaborarono alla caccia degli ebrei.
©RIPRODUZIONE RISERVATA