Electrolux, l’ora dei tagli
Oggi vertice coi sindacati

La multinazionale scoprirà le carte sulla riduzione di mille colletti bianchi. Il timore dei lavoratori è che sia il primo passo verso il disimpegno dall’Italia

    di Elena Del Giudice

    UDINE. La sede è quella di Mestre, teatro di tanti analoghi appuntamenti, ed è qui che Fim, Fiom e Uilm si attendono oggi i dettagli dell’ennesima riorganizzazione annunciata da Electrolux: i mille esuberi delle aree di staff, i cosiddetti “colletti bianchi”. Ancora una volta la scure dei tagli si abbatte sugli organici con molteplici obiettivi: snellire la struttura per essere in grado di rispondere velocemente alle richieste del mercato, ridurre i costi che si riverberano sul prodotto, migliorare l’efficienza e la competitività del colosso alle prese con una concorrenza sempre più spietata sui mercati internazionali.

    Dei mille esuberi, il 50 per cento dovrebbe venire risolto quest’anno e la parte residua nel 2013. Per l’Italia sarebbero 150 le eccedenze da azzerare entro dicembre su un totale Paese non ancora definito. Dopo il consiglio di amministrazione della settimana scorsa, l’azienda ufficializzerà oggi ciò che McLoughlin ha già comunicato ai mercati, dando di fatto il via alla trattativa. Che partirà in salita, visto che su questa ennesima riorganizzazione Fim Fiom e Uilm hanno già annunciato battaglia ritenendola il primo passo di un progetto ben più complessivo e allarmante per l’Italia: il disimpegno di Electrolux da questo Paese.

    Un timore che trova ragioni non solo in questa operazione, ma anche nella conferma, giunta anch’essa da Stoccolma, che il piano di riposizionamento delle produzioni, trasferendole dalle aree ad alto costo ai Paesi low cost, prosegue. E visto che nell’Europa occidentale la parte preponderante delle produzioni è allocata in Italia, è intuibile che proprio l’Italia potrebbe pagare il costo più elevato nell’attuazione di questo progetto.

    Prioritario, dunque, per i sindacati capire quali siano le strategie di Electrolux nel breve-medio periodo e ottenere garanzie circa la permanenza industriale del gruppo in Italia. Un obiettivo difficile senza la discesa in campo del Governo, non solo come partner nella trattativa, ma anche come protagonisti di un confronto con l’intero settore dell’elettrodomestico, in sofferenza ormai da troppi anni, che a dicembre, presentando i dati dell’andamento del comparto, ha chiesto esplicitamente azioni tali da incidere sulla competitività e mettere le aziende italiane in condizioni di giocarsi alla pari la sfida competitiva. Un appello caduto, fino ad ora, nel vuoto.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    06 febbraio 2012

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