Confindustria Fvg:
rischio recessione

I risultati dell’indagine di fine 2011. Tutti i dati tendenziali sono negativi, anche l’export. Calligaris: situazione preoccupante

    di Beniamino Pagliaro

     UDINE. L’annunciata brutta notizia è realtà: l’ultimo trimestre del 2011 ha confermato la frenata dell’economia del Friuli Venezia Giulia e la nuova fase di recessione. Le previsioni per il nuovo anno non sono più ottimiste, e nel rapporto di Confindustria diffuso ieri predomina il segno negativo.

    Il quarto trimestre 2011 ha fatto registrare risultati sia nel confronto con il trimestre precedente che in quello tendenziale annuo. Il dato negativo - sottolineano da Confindustria - sta a indicare un significativo peggioramento dello stato di salute dell’industria regionale, tenuto conto che il quarto trimestre comporta di norma una naturale ripresa delle produzioni e delle vendite. Dopo i primi mesi dell’anno, invece, la ripresa ha iniziato a rallentare.

    La tendenza al peggioramento viene confermata dai dati tendenziali, tutti negativi, dopo che da quasi due anni si erano mantenuti sempre al di sopra dello zero. L’industria regionale - secondo l’indagine - sta entrando in una nuova fase di recessione senza che il trend di miglioramento, lento e incerto, iniziato verso la fine del 2009 sia riuscito a risanare completamente le ferite prodotte nel tessuto produttivo dalla lunga fase di crisi precedente. In particolare, nel periodo ottobre-dicembre 2011, la produzione è rimasta in negativo, assestandosi a -0,8%.

    Le vendite totali sono risalite sopra lo zero passando dal precedente -1,4% a +1,3%, grazie soltanto al recupero delle vendite Italia, che passano da -7,4% a +4,1%, mentre quelle all’estero calano da +2,4% a -0,5%. L’occupazione rimane leggermente negativa per il terzo trimestre consecutivo, segnando -0,4%. Tra i principali indicatori tendenziali, la produzione rallenta di quasi quattro punti percentuali scendendo da +0,5% a -3,9%. Le vendite totali scendono da +5,5% a -5,8%, per effetto delle vendite Italia che segnano -7,5% e delle vendite estero che calano a -4,8% (nell’indagine precedente si erano assestate rispettivamente a +2,9% e +7,4%).

    Negativi anche i nuovi ordini sia nel confronto congiunturale (-3,2%) che in quello tendenziale (-6,9%). Il dato sulla produzione va però letto su base territoriale: il totale regionale è in negativo di quasi un punto, ma di fatto le province di Udine e Pordenone, quelle a più alto tasso industriale, hanno registrato una performance positiva. A Udine la crescita è stata dello 0,7%, a Pordenone del 3,3%, mentre Gorizia ha chiuso il trimestre con un -4,5% e Trieste con un -7,9%. Le previsioni sul primo trimestre 2012 sono orientate a un «cauto pessimismo». Prevale per tutti gli indicatori la stabilità, ma le previsioni di diminuzione superano sempre di più del doppio quelle di aumento. In particolare, la più pessimistica è la previsione di diminuzione delle esportazioni (36,9% delle risposte) vicina alla stabilità (48,2%) e doppia rispetto a quella di aumento (18,9%).

    «Nel commentare i risultati della precedente indagine trimestrale avevo già fatto notare come, pur restando positivi gli indicatori, in particolare produzione e vendite, rispetto ai valori dell’anno precedente, il ciclo espansivo che aveva iniziato a manifestarsi si andava esaurendo e c’era il reale pericolo di ricadere in una nuova fase di recessione.

    Ebbene - afferma Calligaris - il quadro che emerge dai risultati dell’indagine di fine 2011 ci conferma che quelle previsioni erano purtroppo realistiche. Non solo, infatti, tutti i principali indicatori tendenziali, che esprimono le variazioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si presentano con segni negativi, cosa che non succedeva da più di un anno, ma risultano negativi anche i valori congiunturali della Produzione e delle Esportazioni, nel confronto, cioè, con i risultati del trimestre precedente; questo significa che da settembre a dicembre si è prodotto e si è venduto all’estero di meno che nei mesi delle fermate estive, luglio agosto e settembre. Mi pare, quindi, di poter affermare che la situazione e le prospettive dell’industria e dell’occupazione in regione debbano destare serie preoccupazioni e che c’è assoluto bisogno di rafforzare gli strumenti di intervento mirati allo sviluppo».

    «A livello regionale, già ho avuto modo di sottolineare, bisogna puntare sull’allargamento del livello di internazionalizzazione delle imprese, punto di forza dell’economia friulgiuliana che ha bisogno, però, di consolidarsi e potenziarsi; sul deciso sostegno della ricerca e dell’innovazione industriale; sull’infrastrutturazione del territorio e sulla formazione di qualità a tutti i livelli». «Sugli indispensabili interventi di livello nazionale, la Regione per limiti di competenze e di risorse non può ovviamente fare tutto da sola.

    Devo dire - conclude il presidente Calligaris – che il governo Monti, dopo aver fatto riacquistare la credibilità, gravemente compromessa, del nostro Paese a livello europeo, si sta muovendo nella direzione giusta per risanare le casse dello Stato e gettare le basi per riavviare lo sviluppo».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    08 febbraio 2012

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