Sponsor in fuga: la bufera fa saltare il Giro del Friuli

Prime ripercussioni dopo l’arresto del patron, il pordenonese Gianni Biz. Il 1 marzo non si correrà : Gs Caneva e Comitato organizzatore hanno desistito

    di Antonio Simeoli

    PORDENONE. Fine della corsa. Il Giro del Friuli 2012, che il primo marzo avrebbe dovuto tagliare in due la regione da Fontanafredda a Gemona, non si farà. La bufera che lunedì si è abbattuta sul patron della corsa, Gianni Biz, accusato del reato di concorso in induzione e sfruttamento della prostituzione per aver organizzato festini a luci rosse agli sponsor della corsa, è stata fatale a una competizione, che proprio il 69enne ora agli arresti domiciliari quattro anni fa aveva fatto rinascere dalle ceneri.

    Il comunicato Quattro stagioni dopo, invece, la fine. A comunicarlo sono stati ieri mattina il Gs Caneva, il gruppo sportivo creato da Biz e ora diretto dal figlio Michele, e il comitato organizzatore. «La decisione di non dare vita alla prova è scaturita al termine di un’approfondita disamina dalla quale è stata evidenziata l’opportunità di procedere a una sospensione dell’edizione 2012, riservandosi però nei prossimi mesi di esaminare le prospettive di una ripresa della gara già a partire dal prossimo anno». Poche righe, con un finale che non chiude definitivamente le porte a un ritorno nel 2013 della competizione, ma che evidenzia come il comitato organizzatore non abbia avuto altra scelta.

    Strada obbligata Il colpo infatti è stato duro, perchè Biz non è solo l’anima del Giro del Friuli, ma è da sempre l’anello di collegamento tra la competizione, i corridori, le squadre e i finanziatori dell’evento, quegli sponsor privati e pubblici che ogni anno (anche se sempre più a fatica) da quattro stagioni stavano consentendo all’unica corsa professionistica della regione di tirare avanti. Finito Biz nella bufera (e che bufera) gli altri componenti del comitato organizzatore, le persone da sempre vicine alla corsa, hanno alzato bandiera bianca perchè nessuno ha voluto prendersi la responsabilità di fare da garante ad una manifestazione sulla quel nelle ultime ore si sono addensate nubi nerissime.

    Fuga degli sponsor I partner del Giro, quelli non lambiti dall’inchiesta, infatti, stavano per tagliare la corda. Di più, dopo l’esplosione della “bomba Biz” qualche anzienda si è già fatta avanti minacciando di chiedere i danni di immagine agli organizzatori. Ovviamente poi l’assegnazione dei centomila euro di soldi pubblici garantiti a Biz (45 mila euro dalla Regione, gli altri da Provincia e Comuni di Fontanafredda e Gemona, sedi di arrivo e partenza della corsa) sarebbe stata confermata solo in presenza di un personaggio “forte”, capace di ripulire l’immagine della corsa. Impossibile a tre settimane dal via.

    Il vertice Ecco che lunedì a casa dell’assessore regionale Elio De Anna si cono ritrovati Enzo Cainero, il patron delle tappe friulane del Giro, l’addetto stampa Antonio Liberti e Michele Biz, figlio di Gianni. Sarebbe servito un miracolo, che i convenuti (dichiaratisi «esterefatti, increduli e amareggiati per quanto accaduto a quello che da tempo è un amico») hanno chiamato meglio “Buon Pastore”. Ma il miracolo non è arrivato. Troppo rischioso continuare sotto la bufera. Meglio attendere.

    Quanto? Difficile dirlo. L’inchiesta ha rovinato un’immagine che la corsa friulana a fatica si stava ricostruendo dopo la cancellazione di metà decennio scorso. Tra tre-quattro mesi ci si ritroverà attorno a un tavolo per cercare di far ripartire tutto. Ma sarà maledettamente difficile.

    08 febbraio 2012

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