Gelo, mercato ittico in crisi nera
Già persi oltre 1,5 milioni di euro

A Marano i motopescherecci restano fermi agIi ormeggi per la bora che soffia a 140 chilometri.
Nel fine settimana un vertice per fare il punto sui danni. La situazione è destinata a peggiorare

    di Francesca Artico

    MARANO LAGUNARE. Nonostante lo scongelamento parziale del canale di accesso al porto di Marano Lagunare, i motopescherecci restano fermi agli ormeggi, bloccati da raffiche di bora ad oltre 140 l’ora, e dalla laguna che resta ghiacciata, con un mercato ittico sempre più desolato per mancanza di produzione locale, e il poco pesce che in esso “transita”, proviene tutto dall’estero, sta creando difficoltà anche a quella ristorazione territoriale, che del pesce fresco ha fatto il suo punto di forza della propria cucina.

    Questa è la drammatica situazione del comparto pesca di Marano Lagunare, settore che già stava vivendo un momento difficile per il caro gasolio, creata da un febbraio metereologicamente durissimo che sta mettendo a dura prova i circa 300 addetti e l’intero indotto nel quale la cittadina lagunare è fortemente coinvolta.

    La situazione, viste le previsioni, è destinata a peggiorare nel fine settimana e potrebbe ripresentarsi anche per la prossima, portando al solo mercato ittico perdite per oltre 600 mila euro, e consistenti mancati introiti anche alla Coop San Vito che lo gestisce.

    Intanto cresce l’allerta per la valli da pesca di Carlino- Marano e Grado a causa delle previsioni meteo previste per domani che aggraverebbero una situazione già drammatica, sia dal punto di vista produttivo che economico.

    Se ieri c’è stata una momentanea tregua, nonostante il vento che però increspa l’acqua e quindi impedisce ulteriormente al ghiaccio di formarsi, da domani riparte il freddo che porterà ad un nuovo brusco calo delle temperature, evento catastrofico che alla strage di pesce pregiato di questi ultimi giorni, ne produrrà un’altra. Entro fine settimana, come annuncia il presidente della Coop “Le Lagune” (che producono il 2% del pesce pregiato nazionale, settore che non ha crisi, anzi è in evoluzione), Gianluca Zanutta, ci sarà un vertice per fare una prima conta dei danni, che da una iniziale analisi sono già ben l’1,5 milioni di euro.

    Ad oggi, sono infatti andati persi più di 800 quintali di branzini e oltre 500 di orate, mentre non è ancora quantificabile quanto si è perso di cefalonei. Ricordiamo che i branzini non sopportano temperature inferiori ai 3 gradi, mentre le orate hanno bisogno di almeno 5 gradi per sopravvivere.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA 

    09 febbraio 2012

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