Cicloscandalo, Biz e Ros
sapevano di essere nel mirino

Prima dell’arresto, il legale aveva chiesto l’interrogatorio e messo a disposizione i passaporti. Il patron conosceva i familiari dell’accusatrice: «Sarebbe stato impossibile sfruttarla»

    di Enri Lisetto

    PORDENONE. Il patron del Giro del Friuli (la cui presentazione sarebbe dovuta avvenire ieri, annullata a seguito dell’inchiesta giudiziaria) Gianni Biz e l’agente della polizia municipale di Caneva Fabrizio Ros avevano chiesto, attraverso una memoria depositata dal loro legale, l’avvocato Manlio Contento, di essere ascoltati dal procuratore ancor prima della notifica dell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, misura cui sono sottoposti da lunedì e sulla cui revoca – chiesta dalla difesa – il giudice per le indagini preliminari a ieri non aveva deciso.

    Biz e Ros, peraltro, avevano messo a disposizione il loro passaporto, a garanzia che non intendevano sottrarsi alla magistratura. Avrebbero percepito che un’indagine li riguardava, molto probabilmente ignorandone però il merito, sulla base di precedenti azioni giudiziarie e per questo avevano chiesto di essere interrogati, mettendosi a disposizione della procura. L’ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Trieste Luigi Dainotti che ha portato alle due misure restrittive non ravvisa né il pericolo di fuga né quello di inquinamento delle prove, bensì la possibilità di reiterazione del reato.

    Ordinanza che il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Trieste Giorgio Milillo ha impugnato (e che sarà discussa il 21 gennaio) affinché venga ravvisata l’ipotesi di reato, allo stato esclusa, della riduzione in schiavitù. Teoria che la difesa, durante l’interrogatorio, avrebbe tassativamente respinto (e per questo ha presentato istanza di Riesame), corroborata dal fatto che Biz avrebbe conosciuto e avuto buoni rapporti con alcuni familiari della donna ucraina a giudizio dell’accusa «segregata» nello chalet di Prà della Scala. Biz e Ros, infine, avrebbero respinto l’accusa di avere sfruttato la prostituzione, anzi avrebbero delineato un quadro dal quale emergerebbe che avrebbero aiutato la ragazza, che stava attraversando un periodo difficile.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    12 febbraio 2012

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