I centristi trovano l’intesa
Zappalà nuovo segretario

Finisce l’era Compagnon. Il nuovo coordinatore avrà due vice (uno sarà Anzolini). L’uscente: la Regione punti allo snellimento burocratico e alla riforma sanitaria

    di Ilaria Purassanta

    GORIZIA. È stato un congresso unitario e le due anime dell’Udc hanno trovato la sospirata intesa sul nome di Leonardo Zappalà. Unità ma anche rinnovamento, nel congresso regionale dei centristi celebrato ieri al Kulturnj Dom di Gorizia, a partire dal gruppo dirigente, per segnare un nuovo corso dell’Udc. Nella convinzione che, vista la situazione in fieri non solo a livello nazionale, per dirla con le parole del segretario uscente Angelo Compagnon, «nulla sarà come prima» e che anche «l’attuale quadro politico regionale di maggioranza, così come è ora, non è più riproponibile».

    L’elezione. L’onorevole Antonio De Poli ha tenuto una riunione, alla quale hanno partecipato tutti i big dell’Udc, in una stanza appartata mentre il congresso era in corso per scegliere il nome del segretario. Poi si è scelto di eleggere anche due vice-segretari. Fissato anche il limite dei tre mandati per le cariche. I rumours danno per certo come uno dei vice Fabrizio Anzolini, l’altro nome, dell’area di riferimento di Compagnon, non è stato ancora deciso. L’ufficialità uscirà dal Comitato regionale entro la fine del mese. Fino a metà mattinata, nei corridoi del Kulturnj dom, circolavano però tre nomi di potenziali candidati al ruolo di segretario: Anzolini, Zappalà e il consigliere regionale Alessandro Tesolat e la spaccatura, che nessuno desiderava, pareva ineluttabile. La tensione è stata palpabile anche durante la relazione di Compagnon, che qualche sassolino dalle scarpe se l’è tolto («Basta con le prese di posizioni e gli atteggiamenti personali al punto tale da sembrare contrapposti, da questo congresso deve uscire un messaggio chiaro e una linea politica unitaria»). Seduto in prima fila Anzolini non si è unito agli applausi.

    Verso le elezioni regionali. Nel suo lungo intervento, Compagnon promette lealtà e fedeltà ad alleati ed elettori fino al 2013, dopodichè «cercheremo di costruire, partendo da questa esperienza di governo, un’alleanza utile alla Regione. Certamente non potrà più essere come è ora un’alleanza schematica, per mille motivi» (dai mutamenti nazionali alla «distanza che ci separa sempre di più dalla Lega nord» per il cui «eccessivo protagonismo» il segretario uscente non nasconde l’irritazione).

    Compagnon immagina una coalizione più ampia e lancia l’agenda a Tondo da qui all’anno prossimo: snellimento della burocrazia che soffoca cittadini e imprese e una riforma della sanità che soddisfi le reali esigenze degli ammalati e del comparto. In una platea gremita da esponenti politici (Gottardo per il Pdl, Menia per Fli, Bertossi per l’Api, Serracchiani per il Pd, Bandelli per Un’altra regione), spicca l’assenza del Carroccio. L’attuale maggioranza non è stata un’anomalia friulana, per Compagnon, ma «una necessità e l’Udc ha privilegiato a tutti i livelli l’interesse generale, se in certe situazioni si può lavorare molto bene per i cittadini facciamo delle alleanze ma che non sono di cartello bensì di contenuto e di programma». Sulle amministrative, invece, decideranno i dirigenti locali.

    La telefonata di Casini. «Se il percorso del Terzo polo si fermasse ora sarebbe una sinfonia incompiuta, dobbiamo invece – l’invito sollecitato telefonicamente dal leader del partito Pier Ferdinando Casini, bloccato a Fiumicino dal maltempo – dar vita a un grande partito di maggioranza relativa degli italiani, consentendo a tanti del Pdl e del Pd, che non sono distanti, a stare con noi, insieme a tutte le forze moderate».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    12 febbraio 2012

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