«Il welfare del Fvg
è razzista»

La Rete per i diritti di cittadinanza contesta «le derive discriminatorie della Regione nel sociale»

    di Alessandro Cesare

    UDINE. «Ripristinare le condizioni di legalità in materia di welfare, mettendo fine a derive razziste e discriminatorie». Non ha usato mezzi termini la Rete per i diritti di cittadinanza del Friuli Venezia Giulia che ieri, dal municipio di Udine, ha lanciato un appello alla Regione radunando i comuni che si schierano apertamente contro la legge regionale 16/2011 (Udine, Monfalcone, Trieste e Tavagnacco) e le associazioni di immigrati. La Rete chiede alla Regione di fare propria la generalità 362, già discussa in giunta lo scorso 29 aprile e bocciata per una mancata condivisione tra i gruppi politici di maggioranza, in modo da adeguare la normativa regionale alle disposizioni di legge nazionali ed europee in materia di welfare. Propone inoltre di affrontare il tema durante un incontro da organizzare al Centro Balducci insieme ad amministratori, sindacati, associazioni di immigrati.

    Ciò che viene contestato della legge 16/011 è il cosiddetto vincolo di residenza, che permette di usufruire di una serie di servizi assistenziali soltanto a quei cittadini residenti in Fvg da almeno 24 mesi. «Siamo di fronte a una legge inadeguata, che viola le normative nazionali ed europee – ha spiegato Michele Negro –. Un testo che non soltanto è stato impugnato da diversi cittadini, costringendo le amministrazioni comunali a sostenere le spese legali, ma anche dal governo nazionale, che ha chiesto il rispetto dei principi costituzionali sul tema dell’immigrazione e dei diritti civili. Con questa legge – ha aggiunto – la Regione discrimina non soltanto gli stranieri, ma anche gli italiani».

    Duri i toni utilizzati dal sindaco di Udine Furio Honsell: «Va riaffermato il diritto di uguaglianza, contrastando ogni deriva razzista di discriminazione dei cittadini basata sul passaporto, sul dna, sulla religione o sulla residenza. Gli insegnamenti del Secolo breve non hanno portato a nulla? – si è chiesto Honsell –. Questi segnali vanno contrastati prima che si trasformino in tragedie, prima che la discriminazione senza freni ci riporti ad Auschwitz».

    Perplessità sulla legge sono arrivate anche dal sindaco di Monfalcone, Silvia Altran, che ha messo in evidenza come «una legge anticostituzionale stia paralizzando la stesura delle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi Ater, moltiplicando il disagio di famiglie già in difficoltà». Contro la legge regionale si sono espressi anche l’assessore triestino Laura Famulari, il vicesindaco di Tavagnacco Gianluca Maiarelli ed i referenti degli immigrati per la Cgil di Udine, Abdu Faye, e dell’associazione femminile La Tela, Irma Guzman.

    A chiudere la serie di interventi, don Pierluigi di Piazza, che ha attaccato frontalmente la Lega Nord, colpevole, a suo dire, di tenere in ostaggio la maggioranza regionale: «In questi anni sono state usate parole di grossolanità e falsità nei confronti della presenza immigrata, diffondendo ostilità e razzismo istituzionale, diventati legge nel campo del welfare. Basta – ha chiosato – con questo populismo e questa demagogia».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    12 febbraio 2012

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