Tagli a due reparti
di Pronto soccorso

Pordenone “scoppia” di utenti, le sedi periferiche sono semi-deserte. Sacile e Maniago declassati in punti d’accesso

    di Martina Milia

     PORDENONE. Sulla carta sono cinque, come gli ospedali. Cinque pronto soccorso che costano non poco, ma che, agli occhi stessi dei cittadini, non garantiscono lo stesso livello di prestazioni perché alle spalle non hanno tutti la stessa “macchina”à ospedaliera. A dirlo, con buona pace dei campanilismi, sono i pazienti nel momento in cui scelgono dove recarsi. Pordenone continua a drenare utenti a tutto il territorio e non solo per i codici più complessi, segno che i cittadini stessi preferiscono un vero pronto soccorso a un pronto soccorso vicino a casa.

    Gli accessi. Se Pordenone registra 55 mila accessi l’anno (a cui si aggiungono altre 35 mila circa del pediatrico), Sacile, che lavora sulle 12 ore, si ferma a 7 mila. Spilimbergo ne registra 9 mila, ma Maniago – che lavora sulle 24 ore – appena 6 mila. Per garantire l’attività notturna di quest’ultimo presidio, inoltre, l’azienda ospedaliera paga aziende di fuori provincia che inviano medici in convenzione. E di notte, gli accessi, si contano sulle dita di una mano.

    Pordenone. Il Santa Maria degli Angeli, che nella recente sperimentazione introdotta, è ospedale hub (e quindi dovrebbe gestire la maggiore complessità a fronte di minori flussi) di fatto si trova a garantire prestazioni complesse senza però beneficiare di una riduzione di accessi. I codici bianchi restano tantissimi. Il personale medico, la cui qualità è riconosciuta prima di tutto dall’utenza, lavora sotto pressione, ma resiste. Non ci sono fughe, a differenza di quanto avviene negli ospedali periferici. Inadeguati, però, sono gli spazi a disposizione dell’area dell’emergenze. Ecco allora che non sono rari i casi di pazienti (tra i codici più bassi) che stazionano per ore in corridoio.

    Riduzione a tre. In questo contesto urge una riorganizzazione dei pronto soccorso che, nella proposta sul tavolo della direzione, vedrebbe il mantenimento di tre strutture (Pordenone, San Vito e Spilimbergo) e due punti di primo soccorso (Sacile e Maniago). «La proposta è ufficiale – conferma il Willy Mercante, direttore della rianimazione e terapia intensiva degli Ospedali riuniti – e come ho detto in tutte le sedi credo sia il momento di ragionare sulla serietà organizzativa senza la quale non c’è sicurezza per i pazienti. Non ci sono logiche politiche dietro la necessità di rivedere l’organizzazione, ma solo l’esigenza di rispondere in modo appropriato ai bisogni di salute della popolazione».

    Spazi. Anche sul fronte degli spazi – in particolare quelli destinati all’attesa dei pazienti in pronto soccorso – c’è un progetto chiaro e che non può attendere: annettere le aree della centrale del 118 al pronto soccorso e spostare la centrale nel sito dell’ex farmacia (che ha un accesso diretto alla strada).

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    12 febbraio 2012

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