Parla il componente della segreteria Pd: Fvg poco credibile. «In Aula il gruppo non ha saputo esprimere progetti»
UDINE. Rompe un silenzio durato anni, lontano dalla vita pubblica, ma sempre vicinissimo alle scelte del partito. Renzo Travanut, 65 anni, presidente del Friuli Venezia Giulia nel 1994, fino al 2003 e per 15 anni in Consiglio regionale, funzionario del Pci, del Pds e dei Ds, oggi è responsabile politico della segreteria regionale del Pd. Avvezzo a gestire politica e potere ritrova la parola pubblicamente non a caso. E non – tanto per sbarazzarsi subito di una congettura scontata – come preludio a un ritorno sul palcoscenico politico. Resterà nelle seconde file, ma a 15 mesi dalle regionali vuole riempire un vuoto, come lo chiama, quello di un dibattito su temi cruciali per il Friuli Venezia Giulia. Allora lancia messaggi. A Renzo Tondo. Agli opposti Debora Serracchiani e Gianfranco Moretton. Alle categorie. Perché per il Pd c’è una Regione da riconquistare.
Quali sono i temi per rilanciare il Friuli Venezia Giulia?
«Nuovo uso della specialità. Infrastrutture, che mancano. Semplificazione, del sistema e della burocrazia. Attrarre nuove imprese. Spingere sulla nostra vocazione internazionale».
Ma sono le idee di Tondo?
«Lui non ha portato a casa un risultato».
Il centro-destra le direbbe che non avete metabolizzato la sconfitta del 2008. È così?
«Una parte del gruppo in Consiglio regionale ha più subito il colpo. Il partito ha superato».
Perché avete perso?
«Perché l’esecutivo regionale si era troppo allontanato dall’opinione pubblica, incapace di comunicare. E poi perché Riccardo Illy commise l’atto di presunzione di dimettersi per far coincidere elezioni politiche e regionali».
Cosa intende per uso nuovo della specialità?
«Oggi viene trattata in difesa di ciò che abbiamo, mentre va fatto passare il messaggio che la specialità del Fvg è indispensabile all’Italia che così troverà interesse a riconoscerla».
Quali sono i flop di Tondo?
«Il super-porto di Trieste, che non si farà. E la terza corsia: com’è possibile dire: fasin di besoi? Il governo va convinto che allargare la A4 è un vantaggio per l’Italia. Come il super-porto».
Perché il messaggio non passa?
«Perché dal governo Berlusconi c’è un rapporto da subalterni. Il Fvg ha perso credibilità a Roma, anche per le troppe leggi impugnate, fatte per assecondare la Lega».
Riconosce che Tondo ha ridotto il debito accumulato dal centro-sinistra?
«No, è un inganno. Ha solo chiuso i mutui, ma così non si fanno investimenti».
Trova che siate mancati come opposizione?
«Al gruppo in Regione il partito ha dato delle indicazioni che non sono state tradotte in un progetto alternativo a Tondo. Sono state presentate modifiche alle proposte altrui, non soluzioni proprie. Troppo poco per chi si candida a governare».
Serracchiani sarà l’anti-Tondo?
«Penso di no. Penso abbia scelto di andare a Roma».
Lo considera un errore?
«Dal punto di vista umano la capisco, ha dovuto sopportare una lotta interna e colpi bassi che nella mia lunga militanza politica non ho mai visto».
Lo scontro è nato quando ha voluto essere la segreteria regionale del Pd?
«Sì. E lo trovo stupido perchè Debora, in quanto risorsa, andava aiutata non combattuta».
È come dicono: è stato lei a farla crescere?
«L’ho aiutata. Quando nel 2008 è diventata segretaria del partito per Udine ha chiesto a me e a Diego Carpenedo di entrare nella segreteria. Le sono grato di avermi ridato la possibilità di fare politica».
È esagerata la contrapposizione giovani e vecchi? Serracchiani e regionali?
«Intendiamo il nuovo come idee, coraggio di rischiare e di mettersi in discussione, perché i vecchi di scena politica quando non mollano il potere sono sempre conservatori. Una parte del gruppo regionale pensa però che la rappresentanza istituzionale sia pari a quella nel partito, perché loro sono stati eletti. Ma una democrazia senza partiti che ti propongono è inquietante».
Chi ha tre mandati sarà ricandidato?
«No, è una regola nel Pd. Altrimenti è politica di potere, non di servizio».
Farete primarie di partito?
«Sono perché il Pd esprima un proprio candidato, non un esterno. E che questo, o questa, nasca da una consultazione tra gli iscritti. Lavoro perché non si ripeta l’errore di arrivare a primarie di coalizione con due candidati del Pd».
Perché ha rotto il silenzio?
«Perché il Fvg vive una crisi che investe le classi dirigenti politiche, dell’imprenditoria, della cultura. Ma le crisi sono un’occasione. Penso si debba aprire un grande dibattito sul futuro della regione e che chi ha esperienza la debba mettere a disposizione, senza chiedere nulla in cambio, per dare una mano, per ritornare alla politica come servizio».
Cerca un posto sul palcoscenico?
«No, ho già dato e avuto. Ho l’ambizione di far crescere i giovani – perché dall’esperienza non si prescinde –, portare loro a guidare il partito e il Fvg, a costruirsi il proprio futuro.
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