«Viviamo tutti
a una velocità
insostenibile»

Domenica 19 al Giovanni da Udine il concerto del suo ultimo tour “Decadancing”. «La musica resterà una passione privata»

    di Gian Paolo Polesini

    UDINE. Gli ultimi respiri profondi di musica che sale dalle tavole di un palcoscenico. Inspira forte Ivano Fossati, è consapevole di dover fissare i sapori di una vita. Di cavi elettrici, di sudore, di legno calpestato, di fiato sprigionato, di arrembaggio ai chilometri finali di una lunghissima camminata. Nel 1967 (lui è del 1951) è già in piazza con la chitarra a provarci col beat. Uno di quelli destinati a non deviare più. Almeno finché si fosse manifestata una voglia determinata di scendere dal carrozzone.

    E così il genovese - uno dei grandi della città della Lanterna assieme a De André, Paoli, Tenco e Lauzi - nel 2011, verso la fine, annuncia a un Bel Paese stritolato dallo spread di volersene andare. Un privilegio di pochi. Il resto di popolo si rimette ai debiti e alla volontà pensionistica governativa. Un basta placido, spinto probabilmente da una sacca di stanchezza e da una «decadenza» italiana poco propensa a dare soddisfazioni a chi se le merita.

    Fossati non è solo un uomo di musica, è un uomo di parole che ti finiscono sotto cute, e l’ascoltarlo provoca una doppia attenzione. Prima ti arriva il suono, poi ti attacchi al pensiero. Musici-poeti, in fondo, cantori di società a volte invisibili alla gente in veloce transito. Contiamo di averlo domenica 19 al Giovanni da Udine. Sarà agli sgoccioli del tour dell’addio. Fossati si è ben armato per affrontare la passerella con un sostanzioso pugno di canzoni (Decadancing) portandosene appresso decine di altre.

    «Le parole non hanno chance, è proprio una faccenda inquietante. Il pensiero che degenera, facciamo un affare con Dio, ci lasci una seconda possibilità». La decadenza è «la sopravvivenza, un biglietto per andare avanti, è trovare un lavoro, è decenza, è sapere con chi stare». Inquadra il mondo, Fossati, lo mette in riga evidenziando l’avanzare di depressioni, «la mancanza di silenzio», «lo sfuggente tutto, mentre tutto sta cambiando e amore e lavoro ci stanno mancando». In Natale borghese scorre il suo esplicito «che buio deprezzabile è la politica», pareggiato con Settembre, una dolcezza d’amor. Combatto il marciume con te, sembra dire. Un rifugio fra le braccia di chi ami. Dal proscenio di Fabio Fazio disse: «Io vado, la passione resta». E da quel dì. Anche se col pianoforte il piccolo Ivano non trovò empatia immediata. «La musica mi ha salvato», aggiunse. Fa del bene, a volte.

    - Fossati, la domanda fa già parte di una rassegna stampa, ma dietro a un “mollo tutto” c’è per caso un arrivederci? Ovvero: potrebbe mai ripensarci?

    «Con Decadancing - a tre anni da Musica moderna - intendo lasciare quel che comunemente si chiama attività discografica. Ormai non fa più notizia, ma questo sarà il mio ultimo tour. Lo confermo adesso, tre mesi dopo l’annuncio condiviso. Decisione, sia chiaro, afferrata senza fretta, sulla scia di una consapevolezza pregressa. Avrei voluto fare dell’altro, e quindi ho fissato una data, i sessant’anni. Una volta raggiunti me ne sarei andato. Un motivo più concreto, se così posso dire, è che mi sono domandato se al prossimo album, tra 3 o 4 anni avrei avuto la stessa forza, la stessa lucidità, la stessa passione garantita sin qui. E a ogni risposta a quella domanda scaturiva un “non lo so”. Ho pensato che la mia vita musicale, la mia vita artistica avrebbe potuto diventare semplicemente un rappresentare me stesso all’infinito, cioè fare dei concerti, continuare a plasmare dei dischi. Certo, potrei scrivere forse qualche buona canzone anche domani, ma non so se sarei ancora in grado di metterci tutta questa passione e sinceramente non so se riuscirei ad aggiungere qualcosa a quello che si può trovare, nel bene e nel male, in tutti i dischi che ho fatto».

    - Se guarda avanti costa intravede?

    «Spero che il mondo della musica si sprovincializzi e che i giovani musicisti capiscano in fretta che il futuro, anche in termini musicali, è in giro per l’Europa e che affermarsi all’estero è più facile e possibile di quanto si crede, a patto di avere talento sul serio e energia da vendere. Per quel che mi riguarda non so che cosa farò. Ho scelto un momento della mia vita in cui posso ancora fare molto: sono abbastanza curioso per occuparmi di cose che siano interessanti per me; anche se non mi sono ancora messo a ragionare su qualcosa in particolare. Immagino ad attività staccate dalla musica, che potrebbero non avere alcuna attinenza col mestiere che ho fatto fino a oggi. La musica, che è ineliminabile dalla mia vita, rimarrà come passione privata».

    - Lei ci crede a un nuovo e difficilissimo miracolo italiano?

    «Credo che viviamo in un’epoca di accelerazione tale da non poterla più sopportare. Se perdiamo la testa, se siamo testimoni della decadenza che ci circonda, è perché stiamo andando a una velocità che la nostra mente e, persino, il nostro fisico non possono più sopportare. È accaduto di tutto e sembra che sia lecito, ma non è così. Penso che l’accelerazione dei tempi abbia fatto perdere il segno di cosa sia buono per gli esseri umani e di cosa non lo sia più. Mi auguro che si riuscirà di nuovo a correre con un ritmo più accettabile, umanamente comprensibile, in modo da vedere più nitidamente».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    12 febbraio 2012

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