I consiglieri che entrano in giunta saranno sostituiti. Oggi il comitato ristretto fissa il numero degli assessori
TRIESTE. Si scrive «surroga», si potrebbe tradurre in un sostanziale reintegro a palazzo dei consiglieri «tagliati»; una sorta dunque di “supplenti” per i consiglieri chiamati in giunta. Oggi il Comitato ristretto del Consiglio regionale sui costi della politica torna a riunirsi: all’ordine del giorno c’è la definizione del numero degli assessori. La questione potrebbe apparire una partita del tutto nuova rispetto al capitolo, già archiviato, del numero dei consiglieri. Ma così non è. In autunno l’aula aveva deciso la propria riduzione: da 59 a 49 consiglieri.
La legge regionale è passata a Roma e tocca al Parlamento approvare il testo che prevede una modifica dello Statuto. Non è chiaro se realmente il cambio potrà arrivare entro le elezioni 2013, ma se non altro il compito di approvare il taglio ora spetta alla capitale.
I più attenti ricorderanno che, proprio durante i lavori del Comitato ristretto, qualche consigliere aveva espresso delle perplessità sulla riforma chiesta con urgenza da Renzo Tondo: non per l’effettiva necessità di dare un segnale di sobrietà alla comunità, ma piuttosto perché la modifica di un meccanismo elettorale è sempre affare delicato. C’era chi si chiedeva se i diversi territori sarebbero stati davvero rappresentati, con la nuova legge, e c’era chi si chiedeva se la riduzione del numero degli eletti non possa mettere a rischio, in alcune occasioni, la maggioranza determinata dal voto popolare. È un gioco di numeri: con 49 consiglieri la maggioranza è a quota 25. Ma l’attuale legge elettorale regionale è pensata per un numero più alto di eletti, e così la maggioranza potrebbe essere in difficoltà a legiferare: basterebbero poche assenze a far “cadere” il governo regionale in aula.
La ragione che porta all’idea della «surroga» è, dunque, il pensiero preventivo e bipartisan di prevenire l’ingovernabilità. Ma è facile pensare che l’idea farà discutere. Il perché è presto spiegato. L’ipotesi che verrà discussa oggi dal Comitato ristretto prevede che gli otto assessori della futura giunta regionale, qualora siano scelti tra gli eletti al Consiglio regionale, siano in sostanza sospesi e sostituiti in aula dal primo dei non eletti delle rispettive liste. Ipoteticamente, così, il presidente della Regione, nel 2013, potrebbe scegliere otto assessori tra gli eletti, e far così posto ai primi dei non eletti.
La scelta è delicata - ammette il presidente del Comitato ristretto, Antonio Pedicini (Pdl) -, ma l’ipotesi della surroga sta prendendo corpo tra i partiti, e potrebbe ricevere un primo via libera già questa mattina. Per sciogliere il nodo c’è da prendere in mano la giurisprudenza, i casi delle altre regioni, e anche tenere d’occhio l’obiettivo per cui il Comitato è nato: la riduzione dei costi. Pedicini fa notare, infatti, che solo in Friuli Venezia Giulia è possibile essere sia consigliere che assessore. Questa libertà crea poi anomalie tra partiti, tra chi sceglie di lasciare il seggio di consigliere, come ha fatto l’assessore Roberto Molinaro (Udc) e chi invece se l’è tenuto, come Elio De Anna (Pdl).
La decisione è ovviamente politica: Riccardo Illy - ricorda Pedicini - «aveva posto una questione coerente, dicendo che la giunta è del presidente, e aveva preteso che gli assessori non fossero consiglieri», creando così una giunta tutta di esterni. Il Comitato porterà la giunta a otto assessori e vuole limitare il numero di esterni a due o tre, ma introducendo - si capisca la semplificazione - i consiglieri esterni. Si tratterebbe in effetti di consiglieri anomali - e questo aumenta la precarietà del percorso - perché, secondo Pedicini, «a tempo»: nel momento in cui l’assessore che sono andati a sostituire in aula fosse revocato dal presidente, i consiglieri tornerebbero a casa, lasciando il seggio all’eletto. L’assurdità è che se per caso il Parlamento non approvasse il taglio dei consiglieri, ma il Consiglio confermasse la «surroga», nel 2013 gli eletti potrebbero essere perfino 67.
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