Inscenò un incendio, 4 mesi

Protesta di un cervignanese davanti al tribunale per riabbracciare i cari in Africa

    Per vedere rispettati i propri diritti e potere così riabbracciare finalmente la famiglia, rimasta a vivere nello stato di Gibuti, negli ultimi dieci anni Giorgio Monteduro, 71enne residente a Cervignano, non aveva esitato a inscenare gesti plateali, arrivando al punto di incatenarsi davanti al municipio del proprio paese e poi anche alla prefettura di Udine in segno di protesta. Alla lettura della sentenza di condanna a quattro mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale emessa, ieri, contro di lui, dal giudice monocratico del tribunale di Udine, Mariarosa Persico, ha reagito invece senza batter ciglio. Ma il suo difensore, avvocato Andrea Pellegrini (foro di Gorizia), ha già annunciato appello.

    L’episodio per il quale Monteduro era stato rinviato a giudizio risale alla mattina del 27 gennaio 2010. Quando, sotto il porticato di largo Ospedale vecchio, proprio di fronte al portone del tribunale, aveva fatto credere di volere appiccare un incendio. Era stato un dipendente a notarlo mentre cospargeva un liquido su vestiti precedentemente sparpagliati a terra e su quelli rimasti nella valigia, con la quale si era presentato all’appuntamento con la sua nuova protesta. A bloccarlo erano stati prima la guardia particolare giurata in servizio all’ingresso del palazzo di giustizia e, poi, i due carabinieri di quartiere giunti di lì a poco. Ed è proprio della violenza usata contro la coppia di militari, che aveva spintonato mentre si apprestavano a impedirgli di usare un martello per appendere uno striscione sul muro del tribunale, che l’anziano - soprannominato “Garibaldi” per il colore tiziano dei capelli - era chiamato a rispondere. Uno striscione attraverso il quale Monteduro pare volesse accusare lo Stato italiano di vendere tutte le sue proprietà senza interpellarlo.

    Protagonista di una turbolenta esistenza e di una non meno movimentata vicenda giudiziaria, quel giorno il cervignanese protestava in particolare contro un provvedimento di confisca dei propri beni. Partito per l’Africa nell’82, dopo avere lasciato un posto nella Gdf, Monteduro aveva avviato in Gibuti un’impresa d’import-export. Due anni dopo, però, era stato arrestato e condannato a due mesi con la condizionale per un assegno a vuoto. Fatta causa al governo locale, nel 1995 aveva ottenuto ragione dalla Corte suprema, che aveva imposto allo Stato di versargli 150 milioni di franchi (2 miliardi di vecchie lire) a titolo di risarcimento. Quei soldi però non arrivarono mai. E lui, che nel frattempo aveva avuto cinque figli dalla moglie, era stato espulso dal Paese. (l.d.f.)

    22 febbraio 2012

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