L’antico Forno rurale ai privati dopo 127 anni

Remanzacco: buco da 100 mila euro, cambia la società. Via il Comune, entrano Legacoop e Consorzio agrario

    di Lucia Aviani

    REMANZACCO. Nuovo corso in vista, per il Forno rurale di Remanzacco, storica realtà istituita – alla fine dell’Ottocento – per combattere la terribile piaga della pellagra. E la nuova era metterà di fatto fine all’ultracentenaria storia dell’istituzione.

    Che l’assetto attuale (una società cooperativa con ampia partecipazione pubblica, alias del Comune, socio ordinario e anche sovventore) scricchiolasse da tempo per questioni di budget è cosa nota: si parla, al proposito, di un buco di bilancio di circa 100 mila euro.

    Non stupisce, dunque, la prospettiva di evoluzione del sistema (privatizzazione), sui cui dettagli, peraltro, non sono trapelate ancora importanti indiscrezioni. A brevissimo, comunque, se ne saprà sicuramente di più e si conoscerà il destino della struttura: questa sera, infatti – alle 18 –, si riunirà l’assemblea dei soci.

    Il poco che, per il momento, si può dire è che l’operazione dovrebbe registrare (oltre all’abbandono del Comune) il coinvolgimento della Società cooperativa di Ziracco, della Lega cooperative e del Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia.

    Ma per averne certezza e per i particolari, come detto, sarà necessario però attendere ancora, perché la giunta civica non si sbottona. L’ordine del giorno dell’odierna seduta prevede – testualmente – l’analisi della proposta di cessione del ramo d’azienda della sede di via Roma.

    L’opposizione consiliare, intanto, è sul piede di guerra. «La questione è assolutamente fumosa – dichiara Mauro Cedarmas, portavoce del Partito democratico –: a suo tempo il sindaco ci aveva assicurato sul fatto che non appena il processo di definizione del riassetto societario si fosse concluso sarebbe stata indetta una riunione con i capigruppo allo scopo, appunto, di illustrare ai consiglieri la situazione e le linee d’indirizzo».

    «Ma questa convocazione – insiste ancora l’esponente consiliare dei Democratici – non c’è mai stata e noi, di conseguenza, non sappiamo nulla al di fuori dei tanti rumors di piazza che si intrecciano in questi giorni. Ricordo anche che due anni fa bloccammo un ordine del giorno sul tema, sempre a fronte della garanzia di ricevere, al momento opportuno, spiegazioni dettagliate. Il punto, comunque, è il seguente: la futura società dovrà liquidare le spettanze del Comune (per ripianare l’ammanco venutosi a creare, in ampia percentuale per affitti non pagati), consentendo così al medesimo di uscire. E in questo panorama di grande incertezza si inserisce anche l’incognita del negozietto di Orzano, “filiale” del forno, che, a quanto pare, non è incluso nel piano di riforma».

    Ipotesi che parrebbe confermata dal fatto che proprio nei giorni scorsi, come segnalano sempre da Remanzacco, in paese è stata affissa l’informativa dell’emissione di un bando pubblico per la concessione in locazione della specifica unità immobiliare.

    Quanto al citato buco, ammonterebbe, come accennato, a quasi centomila euro: l’argomento era stato più volte sollevato in sede di Consiglio comunale dando vita ad accese discussioni, «ma – accusa ancora la minoranza – non ci sono mai stati forniti lumi, nonostante i reiterati solleciti».

    Come detto, è probabile che questa sera al termine dei lavori dell’assemblea comuale, se ne saprà sicuramente qualche cosa di più. Ma l’uscita di scena del Comune farà finire una storia gloriosa di un istituzione voluta fortemente da un sindaco di fine Ottocento, Carlo Ferro.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    26 marzo 2012

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