Capitali illeciti portati dall’estero offerti ai titolari per far cedere loro le attività. Le Fiamme gialle ai commercianti: non siamo nemici, aiutateci a vincere l'illegalità
PORDENONE. Le infiltrazioni di capitali provento di attività illecite non sono più fantascienza. L’economia del pordenonese, quella sana, costruita su piccole imprese che spesso hanno alle spalle tradizioni familiari, rischiano la contaminazione. In un momento in cui la tassazione è alle stelle, i margini sono ridotti al minimo e i debiti si moltiplicano, la parola “mafia” fa paura anche qua. Ad accendere la spia, nel corso del convegno organizzato da Ascom su “controllori e controllati” è il comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Sergio Schena.
«Con la crisi si presentano sul mercato realtà che dispongono di ricchezze inspiegabili, realtà parallele che hanno accumulato proventi attraverso canali illegali quali stupefacenti, contrabbando, estorsione. E allora non vedeteci solo come controllori – è stato l’appello di Schena – , ma come interlocutori per segnalare fenomeni più gravi per l’economia del territorio».
Al momento non si registrano casi eclatanti, ma secondo Schena l’attenzione deve essere massima. «I piccoli imprenditori, come i commercianti, sono la parte sana dell’economia. Ma in momenti di difficoltà come questi – espilicita a margine del convegno Schena – è facile cadere in tentazione davanti a chi si presenta con la valigia di contanti per rilevare l’attività». E se “il nero” prima della crisi era sinonimo di denaro non dichiarato, ma pur sempre frutto di lavoro, di attività economiche legali, ora rischia di diventare sinonimo di criminalità.
Il comandante ha quindi invitato gli imprenditori – piena la sala dei commercianti aderenti a Confcommercio – a non vedere nella Finanza il nemico. Tanto più che i soggetti da controllare, per quel che riguarda le fiamme gialle, vengono passati al vaglio da una rigida catena di autorizzazioni.
Nel caso di controlli a imprese di grandi dimensioni, per esempio, servono quattro livelli di approvazione. Anche le verifiche effettuate nelle piccole attività, in questo caso i negozi, non sempre partono da segnalazioni dirette. Quest’ultime vengono prese in considerazione, quando il contribuente si presenta con la traccia del bancomat o con uno scontrino che non ha fini fiscali.
Ma gli uomini della finanza non sono gli unici deputati ai controlli. I controlli più frequenti, come emerso in sede di convegno, sono quelli degli ispettori del lavoro (oggi agenzia territoriale del lavoro), e dell’Inail per quanto riguarda regolarità dei contratti e sicurezza. I due enti spesso operano insieme. La difficoltà maggiore, come emerso tra le righe dagli interventi di Mario Pagano (ispettorato) e Roberto Pighin (Inail), si incontra nel riuscire a parlare con i dipendenti senza la presenza dei titolari. Chi ostacola l’ispezione, però, può incorrere in una sanzione di 2700 euro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Top Ebook
Vacuum Cleaner
di Filippo Porcelli
Leggi gratis per una settimana oltre 100 ebook
storiebrevi