Il musicista e web master Fulvio Romanin spiega le difficoltà del lavoro in proprio. La rivista lo segnala ai lettori: «Un manuale drammaticamente... rock’n’roll»
UDINE. Il lavoro in proprio? È molto rock’n’roll, «drammaticamente rock’n’roll» hanno commentato a Rolling Stone Italia dopo aver letto L’Iva funesta, breve, ironico (fin dal titolo) quanto attuale manualetto (di sopravvivenza) per affrontare i mari tempestosi del lavoro in proprio.
Conosciamo Fulvio Romanin come agitatore della scena musicale friulana, come produttore discografico (con l’associazione culturale ReddArmy), come scrittore (con un giallo di successo come Niari), come webmaster e lavoratore indipendente. Ci mancava proprio l’autore di... manuali.
- Fulvio, come è nata questa idea del manuale per cavalcare l’Iva?
«Per rispondere a domande che sempre più frequentemente mi venivano poste da persone di differenti generazioni ed esperienze che si vedevano costrette, per scelta altrui, ad aprire partita Iva per lavorare. Era qualcosa che ritenevo di non poter liquidare con due parole e due consigli davanti a un caffè. Per questa ragione ho deciso di tracciare un percorso ideale per la sopravvivenza come lavoratori indipendenti, precisando a chiare lettere - all’inizio del libro - che non sono sceso dal Sinai con le tavole della Legge, ma che mi limito a condividere le mie esperienze personali».
- Ok. E da qui alla pubblicazione su Rolling Stone ?
«Ho fatto leggere il testo a una serie di amici nel settore dell’informazione e sono rimasto sorpreso dell’interesse unanime che hanno dimostrato. Uno in particolare, colpito dalle tematiche da lui definite «rock’n’roll», mi ha chiesto immediatamente di poterne fare una recensione per Rolling Stone. Dal momento che lo scopo dichiarato del mio manualetto era raggiungere e aiutare gratuitamente quanta più gente possibile, non senza una punta di sfacciataggine, ho proposto io stesso di renderlo disponibile tramite il sito del magazine stesso (scarico gratuito)».
- Perché è un argomento rock’n’roll?
«Perché, in un momento in cui restano solo le macerie del mercato del lavoro come lo conoscevamo, affrontare una sfida del genere è l’inverso della vecchia filosofia del trovati un lavoro/sistemati a vita. Mantenere il proprio sangue in costante movimento è una prerogativa che sembrava non appartenere ad una sfera apparentemente così adulta e priva di emozioni. Mantenersi freschi, informati, curiosi, in salute, sostanzialmente giovani mentalmente. Questo è in fondo lo spirito del rock’n’roll».
- Dov’è il rock’n’roll in queste pagine?
«Nell’ironia, nel ritmo della scrittura, in un certo gusto per lo sberleffo alle istituzioni, ma anche a se stessi. Vive negli esempi, nel fatto stesso che, mentre leggerete queste pagine, alcune leggi di cui parlano saranno già state cambiate».
- A proposito di sberleffo, ce n’è uno già nel titolo...
«Un altro possibile titolo era Casta D’Iva, forse più ricercato e più... musicale, ma meno immediato».
- Ricevuto. Chi dovrebbe leggere il tuo libro? E perché?
«Penso che qualche buona dritta e qualche buona risata possa trarla anche chi non è direttamente coinvolto, ma è interessato a capire come gestire il proprio tempo, il proprio lavoro, nel delicato equilibrio tra rispetto per se stessi e per gli altri, cercando anche, cosa non secondaria, di comprendere come massimizzare i propri profitti. Per chi si mette in proprio, invece, abbonda di indicazioni pratiche: gestire il proprio denaro, i rapporti con i clienti, sapere come fare un contratto e chiarire le responsabilità legali: in una cinquantina di pagine di veloce lettura tratto moltissime delle casistiche più comuni».
- La madre di tutte le domande: è il caso di mettersi in proprio in questi frangenti?
«È una scelta, importante ed impegnativa quanto fare un figlio; come un figlio, assorbe energia, pensieri, denari. Non è una scelta per tutti, ma il mio pensiero si rivolge a coloro per i quali, purtroppo, questa è l’unica scelta possibile, sperando di cuore che le nuove norme sul mercato del lavoro in Italia tirino fuori giovani e meno giovani da mezzi lavori, precariato e work experiences che non portano a nulla».
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