Piazza, la perizia
inchioda il progettista

L’architetto dovrà pagare il 70% dei lavori (254 mila euro) per sistemare il salotto buono di Cormòns, il resto la ditta

    di Ilaria Purassanta

    CORMONS. Il degrado del salotto buono di Cormòns è colpa dei lavori non eseguiti a regola d’arte. E la responsabilità maggiore va ascritta al progettista, direttore dei lavori e collaudatore dell’opera, l’architetto Alessio Princic. La versione definitiva della perizia, depositata ieri in Tribunale dal consulente tecnico unico (Ctu) inchioda Princic e l’impresa esecutrice dei lavori, la Nord asfalti srl, e presenta loro un conto molto salato.

    Per rimettere a posto piazza Libertà, serviranno, per l’esattezza, 362.895,40 euro. Il 70% della somma dovrà essere sborsata dallo stesso Princic (254.026,78 euro) mentre alla ditta appaltatrice spetterà il restante 30% del salasso, ovvero 108.868,62 euro. Compresi gli imprevisti, l’intervento di sistemazione si protrarrà per circa 9 mesi.

    «La responsabilità maggiore – scrive il Ctu nelle conclusioni dell’atto – dei lavori non eseguiti nel rispetto dei patti contrattuali e della regola d’arte, a parere dello scrivente, è del progettista, direttore dei lavori e collaudatore dell’opera Alessio Princic». La perizia non lascia spazio ai dubbi e punta decisamente il dito sull’architetto. «A parte – prosegue il perito – scelte del tutto personali del progettista, che non rispondono ad esigenze di funzionalità e di bassi costi di manutenzione, ciò che è mancato, nell’arco di tempo di esecuzione del cantiere, è una direzione dei lavori attenta e sempre presente». Questo ha comportato «la realizzazione di intere opere e di particolari costruttivi in spregio alla documentazione di corredo al contratto d’appalto ed alla regola d’arte, i cui risultati sono giornalmente sotto gli occhi di tutti e specialmente dei cittadini che sono chiamati a contribuire economicamente».

    Progettista e impresa edile dovranno spartirsi, secondo le percentuali sopra indicate, le spese per sette interventi di sistemazione. Prima di riavere una piazza come si deve, i cormonesi dovranno aspettare, dunque, la fine dell’opera di sistemazione, sempre che, ora, si arrivi in tempi rapidi a un accordo bonario fra le parti. Se, infatti, il contenzioso dovesse proseguire di fronte al giudice, passerebbero anni prima di arrivare a una sentenza definitiva. Secondo il perito, compresi gli imprevisti, ci vorranno 270 giorni (quasi 9 mesi) per completare i lavori richiesti.

    Nel documento il Ctu rileva tutte le discrasie fra il capitolato d’appalto e quanto è stato effettivamente realizzato, sia in fatto di lavori che di materiali utilizzati. Dalle fughe fra i cubetti di Masegno troppo larghe, anche di 3-4 cm contro una misura ideale di 1 cm, al fatto di non aver scartato i cubetti “difettosi”, dall’assenza di boiacca di cemento per incollare le lastre di marmo all’altezza, insufficiente per evitare allagamenti, del selciato in pietra naturale davanti alla Rosa mistica.

    Andranno rimessi a nuovo il lastricato carrabile e quello pedonale realizzati in cubetti di masegno di Muggia. Per quanto riguarda il primo, secondo il perito, l’unica soluzione è demolire l’attuale pavimentazione carrabile e rifarla interamente (220 mila euro il costo totale). Nel sottofondo stradale, secondo la perizia, andava realizzata una caldana in calcestruzzo. Nell’area pedonale, il 70% dei cubetti potrà essere, invece, recuperato. Il costo dell’opera? Circa 100 mila euro, la seconda voce di spesa più consistente in lista.

    Le campiture in lastre di pietra di Lipica interessate dal traffico veicolare dovranno essere demolite e sostituite con lastre in pietra d’Aurisina, «di migliori proprietà meccaniche e minore resistenza al gelo». L’aspetto dei due materiali, però, è simile. Ora le lastre sono scheggiate o rotte.

    Da buttare anche gli attraversamenti pedonali con le piastre in marmo quadrate: pure queste provengono da Lipica e non dalle cave d’Aurisina e per giunta non sono state incollate a dovere. L’intero manto stradale deve essere rifatto. Vanno sostituite le lastre frantumate dei marciapiedi stradali di via Udine e il lato sinistro su via Cumano.

    I cippi salvapedoni in acciaio non sono stati zincati a caldo, come previsto nel capitolato d’appalto, e neanche verniciati a fuoco. Per questa ragione si stanno arrugginendo e vanno ripuliti. In via Gorizia, in prossimità delle strisce pedonali, la pavimentazione in conglomerato bituminoso presenta sgretolamenti accentuati e buche profonde anche 4 metri. In via Matteotti, invece, l’asfalto si è abbassato. Insomma, «non tutte le superfici sono state realizzate a regola d’arte» afferma il perito.

    18 aprile 2012

    Lascia un commento

    Casa di Vita

    Le nespole

    Altri contenuti di Cronaca

    Trova Indirizzi Utili

    Annunci

    • Vendita
    • Affitto
    • Casa Vacanza
    • Regione
    • Provincia
    • Auto
    • Moto
    • Modello
    • Regione
    • Regione
    • Area funzionale
    • Scegli una regione
    Tutte

    PROMOZIONI

    Negozi

    ilmiolibro

    Leggi gratis per una settimana oltre 100 ebook

     PUBBLICITÀ