Udine, direttore della Clinica di chirurgia plastica accusato d’abuso d’ufficio: avrebbe favorito candidata alla scuola di specialità
UDINE. Negli ambienti accademici dell’area sanitaria, è noto come “sistema dell’autofinanziamento”: una scorciatoia adoperata dai candidati per garantirsi l’accesso in una scuola di specializzazione post-laurea. Per imboccarla, è sufficiente trovare un’azienda disponibile a “sponsorizzare” il posto aggiuntivo cui si ambisce e un docente universitario - in genere, il responsabile stesso della scuola - a sua volta compiacente, cioè pronto ad aiutare il candidato a superare con successo il concorso per l’aggiudicazione del posto “jolly”. Una procedura tutt’altro che trasparente, non per niente finita già al centro di diverse inchieste giudiziarie, dal nord al sud dell’Italia, e che, di recente, avrebbe trovato campo fertile anche a Udine. Per l’esattezza, alla scuola di specializzazione di Chirurgia plastica, estetica e ricostruttiva diretta dal professor Piercamillo Parodi.
È a lui e ai suoi studi medici di Udine e Gemona che hanno portato le indagini coordinate dalla Procura di Firenze e culminate, nei mesi scorsi, nell’arresto per peculato, corruzione e concussione del primario di Chirurgia plastica dell’Azienda ospedaliera di Careggi, professor Mario Dini (nel frattempo tornato in libertà e dimessosi anche dall’ospedale).
Emerso dalle intercettazioni condotte dalla Gdf toscana, il nome del professor Parodi si intreccia con quello di Daria Almesberger, 28 anni, di Trieste, neo-laureata in Medicina alla ricerca dei favori di un direttore, uno qualsiasi tra quelli segnalategli tra le sedi di Pavia, Milano e Udine, disponibile a garantirle l’ingresso nella propria struttura. Una voce autorevole, insomma, capace di assicurarle che il posto aggiuntivo, che lei stessa si sarebbe impegnata a creare attraverso il reperimento dei fondi necessari a finanziarlo - a fare da prestanome sarebbe stata la “Sercotec srl”, cioè la società nella quale suo padre era amministratore e socio - sarebbe stato assegnato proprio a lei. Di più. Dal direttore della scuola di Udine la Almesberger avrebbe ricevuto anche la promessa, poi mantenuta - e in realtà, comunque, mai esplicitata -, di consultare le tracce della seconda prova concorsuale con debito anticipo rispetto allo svolgimento del test.
A incastrare il professore udinese - persona peraltro assai stimata dentro e fuori regione, sia sul piano professionale, sia su quello personale - oltre alle conversazioni telefoniche intrattenute dalla giovane con lo stesso Parodi e con tutta una serie di altre persone a conoscenza dei fatti (parenti, amici e altri docenti), sarebbero state alcune email e il servizio di osservazione e pedinamento operato dai militari nel capoluogo friulano.
Da qui, l’ipotesi di reato di concorso in abuso d’ufficio formulato per entrambi dai pm Luca Turco e Giuseppina Mione e da qui anche le perquisizioni condotte qualche tempo fa nelle rispettive abitazioni (per il medico, sia nella casa di Pontremoli, in provincia di Massa Carrara, dove risulta residente, sia nella sua abitazione di Udine) e negli studi medici ospedaliero e privato, nei quali Parodi esercita la professione. Da Firenze, gli atti dovrebbero presto essere trasmessi per competenza ai colleghi della Procura di Udine.
È qui, infatti, che il reato sarebbe stato consumato, tra il febbraio e il giugno del 2011. Tra le prove in possesso degli investigatori ci sarebbe anche un video. Immagini che mostrerebbero il professor Parodi mentre, l’11 giugno, al bar Beethoven, in piazza Primo maggio, consegna alla Almesberger l’elenco delle 19 tracce che, quattro giorni dopo, sarebbero state sottoposte a tutti i candidati. Tracce che, poi, la ragazza avrebbe passato anche a un altro candidato. Incontratala per un caffè, le avrebbe lasciato per qualche minuto il foglio, si sarebbe allontanato per fare un giro con il proprio cane e sarebbe poi tornato a riprendersi il prezioso elenco.
Non basta. Secondo i pm, la giovane avrebbe ricevuto dallo stesso Parodi e dal collega Franco Bassetto, direttore della scuola di Padova cui quella di Udine è aggregata e presidente della commissione esaminatrice (di cui Parodi era invece membro), le “dritte” sulle altre pratiche necessarie a portare in porto l’operazione. Da una parte, le modalità attraverso cui ottenere il finanziamento (una fideiussione di circa 130 mila euro, soldi che la ragazza avrebbe messo di tasca propria, privandosi così, per i successivi cinque anni, della paga) e, dall’altro, il consiglio di procurarsi titoli costruiti ad hoc e indispensabili per farle acquisire un maggior punteggio in graduatoria. Scontata, o quasi, la conclusione: piazzatasi settima, la ragazza è riuscita a fruire dell’agognato e, a suo modo, “sudato” posto aggiuntivo.
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