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Diavolo di un Professore. Ecco che davanti ai Grandi della Terra pronuncia la parola magica: crescita. Addirittura più crescita. Sorellastra di quell’altra parola, rigore, che fin qui è stata la preferita nel vocabolario dei bocconiani.
Ma i compiti a casa in questi sei mesi sono stati svolti con diligenza; così Monti giunto al G8 di Obama può interpretare il ruolo che forse più gli si addice: il mediatore tra gli opposti inconciliabili.
In Italia tra il cupo declino berlusconiano e l’inconsistente alternativa di sinistra. In Europa e nel G8 tra la sperimentata austerità di Angela Merkel e l’inesplorata via socialisteggiante di Hollande.
«Crescita e rigore vanno di pari passo. Ora bisogna trarre le conseguenze». La frase non è del premier italiano, bensì del presidente Napolitano. E’ di ieri e anticipa le linee programmatiche del governo Monti.
Perché non c’è mossa in Italia o all’estero che Re Giorgio ed il Professore non concordino punto per punto. Dunque non può esserci sviluppo senza avere i conti in ordine né può bastare l’austerità senza una politica espansiva. Ma come? La vittoria di Hollande alle presidenziali francesi ha riacceso gli entusiasmi sopiti dei feticisti della foto di Vasto.
Quello scatto - per intenderci – che immortalò la scorsa estate la fugace stretta di mano tra Bersani Vendola e Di Pietro. Dal socialismo allo champagne d’Oltralpe al neofrontismo di casa nostra si insegue la speranza di rianimare l’economia moribonda ossigenandola con dosi massicce di spesa pubblica.
Una sfida aperta alla Cancelliera tedesca, severa matrigna della moneta comune. Fino a quando Atene resisterà nell’euro? Lo sapremo dopo le elezioni-bis di metà giugno; intanto l’economia ellenica si è schiantata: il Pil nel primo trimestre di quest’anno ha subëto un rallentamento del 6,2 per cento, l’anno scorso era già calato del 6,9.
Troppo facile dare la colpa della crisi alla Germania egoista e chiusa in se stessa. Ai greci tocca pagare per le colpe di classi dirigenti nepotistiche e corrotte; come sempre accade di fronte al disastro di un paese purtroppo però il prezzo per i singoli cittadini è spropositato rispetto alle responsabilità collettive.
Sia pure in forme e modi diversi, non accade cosë anche in Italia? Non c’è più tempo per propagande strumentali, per banalizzare questioni complesse, per tifare fuori tempo massimo per Francia o Germania.
Se gli Stati nazionali sono obbligati al rispetto del rigore, deve pur competere all’Europa unita varare politiche innovative per sostenere la crescita economica: liberalizzazioni, riforme profonde, investimenti per grandi infrastrutture comunitarie.
E’ ciò che ancor troppo timidamente Monti intende applicare in l’Italia. Ma al netto di un paio di annunci di piani futuri, di concreto s’è visto poco. Cosë mentre l’indice dei titoli di Stato si tiene pericolosamente sopra la linea dei 400 punti, lo "spread" personale del premier va giù. E’ calato a quota 35.
Tre punti in meno della scorsa settimana. A novembre, quando si presentò agli italiani, la fiducia nei confronti del governo Monti era alle stelle, al 71 per cento, secondo le rilevazioni settimanali Swg per Agorà Rai3. Il Professore ha dimezzato il suo capitale. E se capitasse anche all’Italia?
L.Vicinanza@finegil.It
twitter: FVicinanza
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