«Il boato della scossa ti rimane dentro»

Il racconto della 41enne goriziana Francesca Castelli, dal 2007 a Mirandola e ora sfollata, insieme con il marito e la figlia

    di Ilaria Purassanta

    GORIZIA. «La cosa più impressionante è quel suono, un boato tremendo, quando ci ripenso mi si accappona ancora la pelle e mi vengono i capelli dritti. Ti rimane dentro». La 41enne goriziana Francesca Castelli, che si è trasferita a Mirandola, in provincia di Modena, nel 2007, nel terremoto ha perso la casa. Il condominio nel quale abitava in affitto, insieme con il marito David Stefani, ex giocatore della Stefanel Basket di Trieste e alla figlia Olivia, due anni e mezzo, è stato dichiarato inagibile.

    Ora Francesca e Olivia si trovano in Toscana, ospiti dei suoceri, mentre David è rimasto a Mirandola, per capire cosa fare dell’abitazione e recuperare il mobilio e gli oggetti rimasti nell’appartamento al secondo piano. Il pensiero di Francesca corre a quella notte: una paura che non si dimentica. La prima scossa l’ha avvertita poco dopo l’una di notte.

    «La sensazione – ricorda la 41enne goriziana –, mentre stai dormendo, è di un rumore forte, come di mobilio spostato. Poi ho realizzato che era il terremoto. Sei teso, ma non più di tanto: pensi, lo leggerò domani sul giornale, siamo in pianura, sarà la scia di un sisma avvenuto altrove. Ho controllato Olivia: dormiva placidamente e poi mi sono affacciata al balcone. Dal quinto piano il vicino ha esclamato: “È stata proprio una bella scossa, è da ieri che sento vibrare l’edificio. Speriamo bene”. Poi ci siamo salutati e sono ritornata a dormire. Dopo un po’ mia figlia si è alzata ed è venuta nel lettone con noi».

    Alle 4.03 l’Emilia ha tremato di nuovo. Un enorme boato ha attraversato il condominio dalle fondamenta al tetto. «La scossa – racconta Francesca – è stata talmente forte che io, mio marito e mia figlia siamo letteralmente saltati dal letto. Mio marito è alto due metri, l’ho visto volare in aria, quasi in piedi, le lenzuola si sono sollevate, i cassetti si sono aperti, ma per fortuna non si sono spostati i mobili, ho sentito rumore di vetri rotti. Ho preso la bambina in braccio, indossato le scarpe da ginnastica e la felpa sopra il pigiama e siamo scappati fuori di corsa, camminando sui calcinacci e pezzi di intonaco caduti dal soffitto nel corridoio. Siamo scesi giù, insieme a tutti gli inquilini del condominio, ma i due portoni di ingresso erano bloccati, allora siamo andati nel seminterrato. Alcuni inquilini avevano forzato il basculante dei garage, siamo usciti da lì».

    Il condominio ha riportato danni strutturali ingenti. «Mi è esploso l’appartamento», ha cercato conforto il vicino del quinto piano. La famiglia di Francesca è salita in auto e si è diretta verso la casa di alcuni amici, in un altro quartiere. Mentre erano a bordo, alle 5.40, c’è stata un’altra scossa.

    «Tutta le gente era fuori in strada – rievoca quei momenti la goriziana –. Abbiamo visto casolari e fabbriche con i tetti scoperchiati o rotti. Poi ha cominciato a piovere. I nostri amici ci hanno dato i giubbotti, il latte per la piccola, che non voleva saperne di riprendere sonno. Abbiamo passato il resto della mattina fra il pianterreno e l’auto. Poi sono arrivati alcuni amici da Finale Emilia, abbiamo saputo del crollo della Torre dell’orologio. Hanno subito anche loro grossi danni in casa».

    Nel pomeriggio David è ritornato nel condominio con gli amici per recuperare oggetti di valore affettivo, vestiti: «Abbiamo riempito tutte le valigie che avevamo». Poi hanno preso una decisione: David è rimasto a Mirandola, Francesca ha preso la piccola e l’ha portata dai suoceri in provincia di Firenze.

    «Quando siamo arrivate, la sera, ad Agliana – ricorda la 41enne – temevo di non riuscire ad addormentarmi. Ho provato a tranquillizzarmi leggendo un libro. Non appena il mio corpo si è rilassato, ho sentito tremare tutto. Mi ricordo del terremoto del 1976 a Gorizia, ero piccola: la poltrona sulla quale ero seduta si è spostata, mia madre urlava in preda al panico. Ma non era nulla in confronto al sisma di domenica: è stata una cosa terribile».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    22 maggio 2012

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