Oggi al Cern primi risultati delle ricerche sul bosone di Higgs. Parla Marina Cobal la guida dei ricercatori del gruppo dell'ateneo friulano
UDINE. Siamo vicini probabilmente, all’identificazione del bosone di Higgs, ribattezzato particella di Dio, della quale si postula l’esistenza per rendere coerente il Modello Standard della fisica. Il nome deriva dal fisico scozzese che fu tra quelli che lo ipotizzarono per giustificare l’esistenza della massa, e, con questa, dell’universo cosí come ci è noto.
A Ginevra tentano di provarne l’esistenza con il progetto LHC che accelera e fa collidere fasci di protoni. Le particelle prodotte vengono successivamente misurate dagli esperimenti ATLAS e CMS. Oggi in una conferenza stampa e due seminari (trasmessi sul web), saranno illustrati i risultati conseguiti. Dati interessanti, che peraltro sono l’inizio di un lavoro di ricerca ancora piú ampio, spiega Marina Cobal, coordinatrice del team Atlas dell’università di Udine.
L’ateneo friulano è infatti quasi un socio fondatore del progetto, iniziato piú di tre lustri fa, e ha contribuito a realizzare una parte del “tracciatore” (il rivelatore a pixel), la parte dell’acceleratore piú vicina alla collisione tra i protoni.
Professoressa Cobal, si può dire che avete trovato qualcosa, anche se non sapete bene di cosa si tratti?
«La si potrebbe mettere anche cosí. C’è l’embargo, fino alle dichiarazioni ufficiali, ma qualche indiscrezione è già trapelata».
Mesi fa avevate detto che il cerchio attorno al bosone si stava facendo piú stretto. Da allora cos’è successo?
«Abbiamo continuato la presa dati. Siamo saliti a cinque ferntobarn inversi... va bene, diciamo che abbiamo raddoppiato il dato statistico. Che nel 2011 era basato su 350 milioni di milioni di collisioni protone-protone».
E questo ha permesso di confermare la teoria? O di non smentirla?
«La cosa sarà meglio precisata domani. Siamo in una fase preliminare, estremamente interessante che richiederà ancora molte analisi».
Quante persone ci lavorano, al progetto Atlas?
«Circa 2800, da tutto il mondo, tra cui il gruppo udinese, che è stato inizialmente coordinato dal professor Del Papa. Io sono nello staff Cern già dal 1995, e gli sono subentrata cinque anni fa».
È stata una ricerca emozionante come quelle della pietra filosofale?
«Eh no, perché la pietra che cambiava il ferro in oro non è mai esistita. Il bosone di Higgs ha sicuramente...».
Sicuramente?
«Sicuramente ci sono basi teoriche molto solide. Comunque dobbiamo verificare se è stato individuato un oggetto che ha tutte le proprietà richieste dal Modello Standard. Se le cose vanno come si spera forse a fine anno ne sapremo di piú».
E avrete un quadro d’insieme coerente e compatibile...
«Il nostro piú grande desiderio è riuscire a unificare tutte le forze esistenti in natura. Tenendo naturalmente presente che la fisica non è una scienza esatta. Quella classica, a esempio, funziona su scala macroscopica. Per l’infinitamente piccolo occorre la fisica quantistica. Oggi si procede per modelli teorici che vengono costantemente verificati, validati, confutati».
E dunque il bosone di Higgs...
«Il bosone standard, se esiste cosí come pensiamo, dobbiamo ancora accertarlo. Però potrebbero essercene anche altri, una serie tutta da esplorare. La verità che piú la ricerca si spinge a fondo, piú scopre campi di indagine».
Chi vuole sapere qualcosa di questo “mattoncino” dell’universo potrà ascoltare in rete le relazioni?
«Gli addetti ai lavori sí. Per i profani temo che le cose risultino abbastanza tecniche. Però la prossima settimana terrò un seminario divulgativo a Udine, all’università, per spiegare il tutto in maniera un po’ piú semplice. Orari e date verranno resi noti quanto prima».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Top Ebook
Incastri fuorisede
di Salvatore Viola
Leggi gratis per una settimana oltre 100 ebook
storiebrevi