Il mito di Prometeo
con musiche e poeti
della Grecia antica

Applaudito a lungo nella chiesa di San Francesco l’allestimento di Giuseppe Paolo Cecere tratto da Eschilo

    di Mario Brandolin

    CIVIDALE. Secondo appuntamento della sezione Risvegli, il Prometeo incatenato, che il musicista e musicologo Giuseppe Paolo Cecere ha liberamente tratto dalla tragedia omonima di Eschilo, si presenta ieri al pubblico, non foltissimo, raccolto nella chiesa di San Francesco, come una sorta di melologo – due voci recitanti, lo stesso Cecere e Chiara Donada, una cantante, la brava Alessandra Cossi, un coro, quello delle Oceanine (Lidia Castella, Marianna Fernetich, Elisa Pistis, Anastasia Puppis) e un affiatato ensemble musicale (Fabio Accurso, Daniele Bernardini, Nadia Cecere) –, a ricreare attraverso i suoni del greco antico e degli strumenti che a quell'antichità si rifanno (lyra, sistri, aulos, plagiaulos, tympanon, ma anche un sintetizzatore analogico) il senso profondo e le suggestioni di una ritualità che aveva nella tragedia la sua espressione più alta.

    Costretto da Zeus a una roccia con un'aquila che gli tormenta il fegato, Prometeo sconta il gesto di ribellione con cui ha donato il fuoco agli uomini: fuoco che campeggia nello schermo che chiude la disposizione a cerchio degli interpreti. Tra frammenti del testo di Eschilo e interventi musicali su testi di autori quali Pindaro, Euripide, Mesodemes di Creta, Anteso e Limene, lo spettacolo di Cecere si segnala soprattutto per la ricerca fatta su frammenti di musica greca antica ritrovati su papiri e dai quali Cecere, un esperto in filologia musicale (ricordiamo le sue profonde incursioni nella musica medievale e rinascimentale), ha ricostruito brani musicali di una certa suggestione. Che andavano a fondersi in alternanza, forse troppo dichiarata ed eccessivamente prevedibile, con i versi eschilei.

    Ed e proprio sul piano della recitazione che si sarebbe potuto ottenere qualche cosa di più efficace e coinvolgente (vista la materia!), soprattutto meno staticità nell'eloquio, tutto piattamente convenzionale e versato su toni drammatici di scontata esteriorità. Il pubblico ha comunque applaudito con calore e a lungo.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    16 luglio 2012

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