Nel recente libro di Bastianich il racconto della “folgorazione” del noto “Restaurant man”, complici una notte e 24 bottiglie
LAUZACCO. Il tempo di tre cene (tutte nella stessa serata e nottata). E 24 bottiglie di vino (gran parte anche bevute fino in fondo). Ma anche il tempo, assai più breve, di una stretta di mano, simile quasi a una scossa elettrica, capace di trasmettere in un attimo solo molto passato ma anche una promessa di futuro. Ecco come Joe Bastianich (quel Joe Bastianich, il cattivissimo giudice di MasterChef) è rimasto folgorato dal Friuli in un caldo giorno dell’ormai lontano 1994. Una folgorazione in realtà, anche se può sembrare una contraddizione, molto voluta, cercata, sperata. Perchè la famiglia Bastianich, radici istriane e una storia ormai americana, titolare negli Stati Uniti di 18 ristoranti a menù italiano, e di altri nel resto nel mondo, si è sempre sentita molto legata al Friuli.
All’inizio era un misto di gratitudine e riconoscenza, per questa terra che aveva accolto la famiglia dei nonni, esuli istriani, prima del viaggio verso New York. Poi c’è stata la scoperta che questa terra, il Friuli, nascondeva tesori importanti per chi come i Bastianich da sempre hanno scelto la via della ristorazione. Quindi è arrivata la decisione di riversare quei sentimenti in una sfida per esaltare forse il tesoro più grande delle nostre terre: il vino. E il vino bianco in particolare.
In mezzo a tutto c’è Valter Scarbolo, l’uomo che accolse quel giorno Joe Bastianich alla sua “Frasca” di Lauzacco. E che ora si è ritrovato citato nel libro di Joe “Restaurant Man”. Un libro best seller negli Usa e che anche in Italia (grazie anche alla trasmissione “MasterChef”) sta iniziando a scalare le classifiche di vendita. Un libro in cui la passione del giovane “Restaurant Man” per il Friuli e per i vini friulani si respira in buona parte delle pagine.
Il racconto di come nacque questa amicizia è tra l’emozionato e il divertito. Valter Scarbolo, che oggi dell’azienda “Bastianich - viticoltori friulani” (sottolineatura non casuale) è legale rappresentante (oltre che produttore di suoi, propri, ottimi vini), ricorda tutto di quella giornata citata anche nel libro. «Bruno Vesnaver, amico mio e ristoratore in Trieste, un giorno del 1994 mi dice di volermi presentare questo giovane americano figlio di istriani, che a New York stava già facendo grandi cose nel mondo della ristorazione, sulla scia di Lidia, sua madre e grande cuoca. Verso le 16 vedo arrivare alla “Frasca” una Fiat Ritmo bianca targata Pola, tutta scalcagnata. Sul lato passeggero c’è Bruno. A guidare è invece questo ragazzotto un po’ massiccio (l’attuale fisico atletico e asciutto di Joe è frutto di un nuovo stile di vita inaugurato negli ultimi anni, ndr). Scendono dall’auto e vedo che quello che dovrebbe essere il super manager americano ha pantaloni molto sdruciti, una maglietta bianca piena di scritte e un cappellino da baseball degli “Yankees” calato sugli occhi. Per un attimo penso che sprecherò il mio pomeriggio e sento quasi svanire il mio sogno di far conoscere il mio vino negli States».
E invece...Invece basta il primo saluto a cambiare tutto. «E’ stata una stretta di mano magica. Sin dai primi minuti si è innescato un bel rapporto. Anche se io ero un figlio di contadini, con il parente più lontano a Codroipo e lui invece il figlio dei proprietari del “Felidia”, lui stesso titolare già di “Becco”, entrambi templi della ristorazione italiana a New York».
Come scrive anche Joe Bastianich nel suo libro quel pomeriggio alla Frasca finì alle 8 del mattino del giorno seguente, dopo 24 bottiglie bevute, tre cene, e più dimostrazioni pratiche di come si fa il frico. «Joe nel libro dice che le bottiglie erano 20 - sorride Valter Scarbolo -. Ma io ricordo benissimo che in realtà ce ne siamo fatte fuori 24. Come anche ricordo che all’epoca nessuno di noi aveva mai visto una telecamera così sofisticata e così piccola come quella che usava lui per filmare il procedimento del frico in cucina».
Seguono poi visite a vari viticoltori locali con assaggi su assaggi. E nel 1995 Valter si vede arrivare, per posta, l’invito e un biglietto per New York. Il destino lo chiama di nuovo. Era già accaduto nel 1992, quando alla “Frasca” era arrivato un fax firmato da Lidia Bastianich, mamma di Joe. La grande cuoca aveva letto sulle riviste specializzate ottime recensioni sui vini di Scarbolo, ed era pronta a ospitarlo, assieme ad altri produttori, per un evento speciale dedicato ai vini friulani nel suo ristorante di New York. «Nel 1992 mi dissi: “gli Stati Uniti sono così lontani e poi non parlo una parola di inglese”. Ma nel 1995 non potevo più dire di no. Allora avevo 35 anni».
E’ in quel viaggio a New York che Lidia e Joe Bastianich gli parlano del loro progetto di diventare produttori di vini friulani. Prima si tratta di qualche bottiglia realizzata nella cantina dello stesso Scarbolo. Poi si passa agli acquisti di interi vigneti, nella zona tra Buttrio, Premariacco e Cividale. Fino all’acquisizione di altri ettari a Gagliano, dove negli anni è stato realizzato il quartier generale dell’azienda “Bastianich-viticoltori friulani”, una realtà oggi capace di realizzare circa 300 mila bottiglie.
«A volte ho l’impressione - spiega Scarbolo- che la gente friulana non abbia capito quanto la famiglia Bastianich ami il Friuli, quanto stia facendo per far conoscere questa nostra terra. E quanto rispetto anche abbia avuto nell’introdursi tra i viticoltori locali, rispettando fino in fondo i vigneti autoctoni. Nei loro locali, la carta dei vini si apre sempre con quelli prodotti nella nostra terra. E lo stesso Joe ha sempre assunto nei suoi ristoranti molti giovani friulani».
Perchè a Joe tutti riconoscono una cosa. «Ha una capacità assoluta nell’individuare i talenti e valorizzarli - sottolinea Scarbolo -. Quando andai da lui a New York nel 1995 mi portò in un locale del Village, era uno spazio stretto e lungo. E in un angolo del balcone c’era un tipo coi capelli rossi che cucinava in pochi centimetri. Joe mi disse: “vedi quello? Se mi dirà sì, io e lui faremo grandi cose insieme”».
“Quello” era Mario Batali, chef ora pluripremiato. Insieme hanno creato moltissimi ristoranti, tra cui “Del Posto”, unico 4 stelle italiano della Grande Mela celebrato dal New York Times.
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