Zanon (Arlef): «Col friulano
è a rischio
la specialità Fvg»

Dopo il decreto del governo Monti che esclude la lingua locale dalle minoritarie Oggi a Udine una convention delle istituzioni culturali interessate alla tutela

    di Alessandro Cesare

    UDINE. A livello nazionale, il friulano rischia di non essere più considerato una lingua minoritaria. In Europa però, altre minoranze come quella catalana, quella irlandese o bretone, si schierano al fianco della marilenghe, contro la decisione del governo di declassare il friulano a semplice dialetto. Una solidarietà messa per iscritto dai rappresentanti delle diciotto minoranze linguistiche che hanno preso parte al quarto Festival des peuples minoritaires svoltosi ad Aosta qualche giorno fa.

    «Sono convinto che occorra tenere alta la guardia e manifestare tutta la nostra solidarietà al Friuli che ha subito un inqualificabile sfregio alla sua dignità storico-linguistica da parte del governo». Così, ad Aosta, l'onorevole Luciano Caveri, già europarlamentare e tra i padri della legge 482/99 che ha sancito per la prima volta l'esistenza e la promozione delle minoranze storiche d'Italia. Il primo passo, insomma, verso quella serie di iniziative che le realtà culturali storicamente legate al friulano hanno intenzione di mettere in atto.

    Una vera e propria mobilitazione che sarà pianificata oggi alle 16, nella sede dell’Arlef, l’Agenzia regionale per la lingua friulana, dove si incontreranno tutti coloro che hanno a cuore la difesa della marilenghe: l’Università, la Filologica, l’Ente Friuli nel Mondo, Glesie Furlane, Radio Onde Furlane e i Comitato 482. A rischio, infatti, non c’è solo il futuro della lingua locale, ma la specialità della Regione Friuli Venezia Giulia.

    «Ho ritenuto opportuno proporre questo incontro – spiega il presidente dell’Arlef, Lorenzo Zanon –, perché non possiamo subire passivamente ciò che sta accadendo alla lingua friulana. Dopo l’uscita del decreto governativo che non considera più il friulano come lingua minoritaria, al di là di qualche dichiarazione politica, sulla vicenda è calato un silenzio da parte delle realtà sociali e culturali storicamente legate alla nostra lingua che non dobbiamo accettare. Non possiamo demandare alla politica il rispetto dei diritti acquisiti dalla nostra lingua, per i quali negli ultimi anni ci siamo sempre battuti. Ecco perché – aggiunge Zanon – ho ritenuto opportuno chiamare a raccolta tutti i portatori di interesse su questa vicenda, per capire cosa fare e per trovare una strategia comune».

    Tutti i partecipanti porteranno il proprio contributo di idee per decidere quali azioni attuare a difesa del friulano: «Decideremo quali passi compiere – aggiunge Zanon – sempre nel massimo rispetto di tutti. La nostra speranza è che l’esclusione della nostra lingua dal decreto governativo non sia stato altro che un errore, diciamo una svista agostana dovuta a una mancata verifica dello stato delle cose». In verità il presidente dell’Arlef teme che ci possa essere una volontà politica di intervenire sulla legge 482/99, camuffandola con la scusa della spending review:

    «Difficile credere che quanto stia succedendo sia la causa di motivazioni economiche – continua Zanon –, non è immaginabile pensare di risolvere i problemi di bilancio dello Stato italiano mettendo mano alle briciole destinate al friulano. La paura è che si stia facendo largo un tentativo della politica di intervenire sulla legge 482 celato dietro al governo tecnico, in modo da non doverne rispondere in futuro. Se così fosse, saremmo di fronte a un giochetto per scaricare le responsabilità politiche e negare una serie di diritti costituzionali alle minoranze linguistiche».

    A rischio, per Zanon, non c’è soltanto la lingua e la cultura friulana, ma la specialità stessa della Regione: «Dopo la caduta del confine con la ex Jugoslavia – ricorda il presidente dell’Arlef – la nostra specialità si basa unicamente sulla presenza delle minoranze linguistiche, in primis di quella friulana. e dovessero venire meno, diventeremmo una regione ordinaria, con la conseguente perdita di tutta una serie di benefici economici di cui non godono soltanto i friulani, ma tutti i cittadini della regione, compresi quelli di Trieste. In ballo, per esempio, ci sono molte dirigenze scolastiche che, in caso di declassamento del friulano, farebbero venir meno diversi posti di lavoro». Ecco perché Zanon ha intenzione di coinvolgere in questa battaglia anche le altre minoranze del Friuli Venezia Giulia, quella slovena e quella germanofona. «Cercheremo di certo anche il loro appoggio – chiosa Zanon –, ne va del futuro della nostra specialità».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    12 settembre 2012

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