Molte rogge uscite dall’alveo. Automobilista salvato nei pressi di San Lorenzo
ARZENE. Non c’è pace per il territorio di Arzene: il nubifragio di ieri mattina ha riportato i cittadini allo scorso 4 giugno, quando dopo appena due giorni dai precedenti allagamenti, una decina di abitazioni tornarono sott’acqua. Le stesse che ieri hanno richiesto l’intervento della Protezione civile. «Ormai siamo come a Venezia – ha commentato il sindaco Luciano Scodellaro, che già a inizio estate aveva indicato la mancata riapertura dei fossati e le coltivazioni nell’area come causa degli allagamenti -: meglio che ognuno si premunisca con delle paratie da mettere di fronte le porte e delle pompe idrovore, perché dal mondo agricolo anche in recenti incontri non ho avuto risposte positive».
Colpiti i punti sensibili già noti: nella frazione di San Lorenzo le case attorno via Poiana, nel capoluogo la zona vicina al cimitero e via don Paolo Fabris. «In più si è allagata la strada provinciale di fronte all’ex caserma Tagliamento – ha aggiunto il primo cittadino -, un anziano con la sua auto è rimasto bloccato in mezzo all’acqua a San Lorenzo e la roggia Rupa ha continuato a salire di livello sino a l'una e mezza lambendo il magazzino comunale. Poi fortunatamente si è fermata».
Poco fuori dai confini comunali, sulla strada provinciale Val d’Arzino, altri allagamenti tra i comuni di Casarsa e Valvasone, più o meno all’altezza dell’ex stalla sociale casarsese. Attorno alle 10.30 numerosi mezzi percorrenti la strada hanno dovuto attraversare le acque con il rischio di rimanere bloccati. In centro a Casarsa la perturbazione ha portato anche qualche chicco di grandine, con gli automobilisti corsi a cercare riparo anche sotto i tendoni del parcheggio della cooperativa. Tornando ad Arzene, per ironia della sorte era già in programma per il 27 settembre prossimo un incontro tra i residenti di San Lorenzo, l’amministrazione e i responsabili del Consorzio di bonifica Cellina Meduna per trovare una soluzione agli allagamenti. «Sono però pessimista che si possa trovare – ha concluso Scodellaro – sinché nei territori a nord del nostro non sarà cambiato il tipo di coltivazioni».
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