Biancardi: quei due “bambini” hanno utilizzato una violenza inaudita. Le indagini vanno avanti serrate: oltre a Reiver si cercano altri complici
LIGNANO. «È stato un omicidio premeditato e merita la più severa delle condanne». Il procuratore della Repubblica di Udine, Antonio Biancardi, non ama parlare in pubblico delle inchieste coordinate dai suoi sostituti, tanto meno con gli obiettivi delle telecamere puntati contro.
Ma quando lo fa, toni e parole diventano pesanti come macigni. E così, pur mantenendo fede all’imperativo di tenere la bocca quanto più cucita possibile, ieri, alla conferenza stampa convocata al Comando provinciale dei carabinieri di Udine per dettagliare sulla soluzione del “giallo” di Lignano, non è andato per il sottile. Perchè per lui il duplice omicidio dei coniugi Rosetta Sostero, 65 anni, e Paolo Burgato, 67, «è un caso veramente scioccante».
Di quelli capaci di «incidere profondamente sulla coscienza di tutti e di far perdere la fiducia in chiunque». Compresi, appunto, i figli poco più che ventenni della vicina di bottega. «La premeditazione di entrambi i delitti emerge con estrema chiarezza - dice davanti a decine di giornalisti inviati dalle principali testate ed emittenti televisive nazionali e locali - e questo sarà fondamentale ai fini del calcolo della pena. Le leggi ci sono, ma vanno applicate in maniera più rigorosa e senza concedere attenuanti quando mancano i presupposti». Il messaggio è chiaro. «I giudici - continua Biancardi - dovranno capire bene come sono andate le cose e il nostro compito sarà appunto questo. È stato un massacro e i colpevoli dovranno essere puniti in maniera esemplare».
Anche se si tratta di «bambini», come il procuratore ha definito Lisandra Aguila Rico, che di anni ne ha appena 21. A carico suo e del fratello Laborde Reiver Rico, 24 anni, latitante, il pm Claudia Danelon ha formulato le ipotesi di reato di rapina aggravata e di omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà, dai motivi abietti, dalla connessione con altro delitto (la rapina) e dal fatto di avere approfittato delle circostanze della notte e di avere agito nei confronti di persone anziane. L’inchiesta, naturalmente, è tutt’altro che chiusa. Innanzitutto, perchè il secondo presunto killer deve ancora essere catturato. Poi, perchè non è affatto detto che nella vicenda non siano state coinvolte anche altre persone. E infine, perchè nulla esclude che all’origine della “spedizione” in via Annia 12, quel 19 agosto, ci sia stato qualcosa di diverso dalla rapina.
«Le indagini proseguono - ha affermato al microfono il pm Danelon -, perchè gli aspetti da chiarire sono ancora tanti, a cominciare dall’eventuale presenza di complici». E perchè, come ha ipotizzato a margine della conferenza stampa il procuratore capo, dietro al duplice delitto dei coniugi Burgato «potrebbe esserci anche un altro movente». Seccamente respinte, invece, le anticipazioni di un quotidiano veneto che, il giorno stesso del fermo di Lisandra, avevano indicato quali responsabili tre cittadini nordafricani, così come l’ipotesi, ribadita sempre da una sola parte della stampa, relativa agli iniziali sospetti su un furgone e su una persona dell’Est, tatuata e con indosso pantaloni militari. «Il caso si è subito presentato particolarmente difficile per due aspetti - ha spiegato il pm -: perchè avvenuto nella settimana di Ferragosto, quando la città era gremita di turisti, e perchè la scena non ha permesso di individuare il movente e questo ci ha costretti ad agire su diversi fronti. Compreso quello collegato al fallimento delle aziende di Rino Sostero, fratello di Rosetta». Da qui, uno «sforzo investigativo» ancor più massiccio e il lavoro incrociato dei carabinieri del Nucleo investigativo e dei reparti speciali del Ros e del Ris di Parma. Unito in una «riuscitissima sinergia», hanno osservato i magistrati, il pool degli investigatori è riuscito a dimostrare «intuito, competenza ed elevata professionalità».
«L’analisi criminologica del Rac - ha aggiunto Claudia Danelon - ha evidenziato come i criminali avessero individuato l’obiettivo non in base alla villa, bensì al profilo delle vittime. È questo che ci ha portati a puntare l’attenzione sul territorio». Intuizione vincente: i carnefici si trovavano proprio nella gelateria posta di fronte al negozio delle vittime. A soli dieci passi da loro.
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