Province declassate
e i compiti ai sindaci

Fine degli enti a scadenza naturale, Udine nel 2013. Poi un commissario. La nuova organizzazione sarà onorifica e con funzioni consultive

    di Beniamino Pagliaro

    UDINE. Addio alle Province: arrivano le “nuove Province”. La commissione speciale del Consiglio ha partorito ieri il documento di dieci punti da cui dovrà scaturire la legge di riforma che punta a superare lo status quo. Al termine delle rispettive legislature – quella di Udine nel 2013 – il Fvg dirà addio alle Province e alle elezioni provinciali. Tutte le funzioni amministrative e il personale passeranno a mamma Regione: i nuovi enti saranno insomma onorifici e consultivi. Il cammino è ancora irto di ostacoli, ma da ieri c’è un documento da cui partire.

    In dieci punti vengono elencati i nodi principali: in primis l’esistenza del nuovo ente – si è scelta una strada percorribile, perché la soppressione tout court richiede la modifica costituzionale –, i suoi organi, le scelte sul personale e il punto più delicato per la politica, quello sulla composizione delle assemblee provinciali. Non ci saranno più elezioni, niente più consiglieri provinciali: nei progetti della Commissione presieduta da Antonio Pedicini, l’assemblea sarà composta semplicemente da sindaci.

    Così nessuno potrà contestare l’assenza del requisito della scelta popolare, perché i primi cittadini sono eletti, e (si spera) non riceveranno indennità aggiuntive o gettoni di presenza. Il presidente e il vice saranno nominati tra i sindaci. Sarà però un commissario straordinario ad attuare il passaggio dalle Province ai nuovi enti. Il commissario entrerà in campo al termine delle attuali legislature: a Udine nel 2013, a Pordenone nel 2014, a Gorizia e Trieste nel 2016. Questo almeno si desume dal documento di dieci punti, che recita: “Alla scadenza naturale del mandato elettorale delle attuali Province vengono istituite, in sostituzione delle medesime, le nuove Province”. Il punto e le conseguenze su palazzo Belgrado, a cui restano così pochi mesi, farà però discutere.

    È la strada temporale indicata anche dal segretario del Pd, Debora Serracchiani. Ma cosa dirà Lega, che pur volendo superare le Province non ha partecipato ai lavori della commissione, e non nasconde di ambire con l’ex segretario Fvg Pietro Fontanini al bis in Provincia? Il commissario potrà anche essere il presidente uscente, o sarà un dirigente con almeno cinque anni di esperienza nella pubblica amministrazione: avrà al massimo dodici mesi di tempo per chiudere gli enti e dare vita alle nuove realtà. Alla Regione saranno trasferiti i dipendenti provinciali, con il passaggio previsto dal contratto del comparto unico, i beni mobiliari e immobiliari e i tributi che ora spettano alle Province.

    Tutte le competenze andranno alla Regione, oppure alle associazioni di Comuni. I poteri delle Province saranno consultivi su pianificazione territoriale, trasporti, istruzione, sviluppo economico e lavoro. Pedicini ha garantito che sui dieci punti «c’è ampia condivisione, nessuno difende lo stato attuale». Dal documento si passerà ora a una legge che sarà all'esame del Consiglio regionale a ottobre.

    Proprio ieri, però, Fontanini è intervenuto per sostenere che se le funzioni e le competenze dell’Autorità d’ambito (Ato) Centrale Friuli e l’ente di controllo e gestione del servizio idrico integrato fossero trasferite alla Provincia, si risparmierebbero 930 mila euro.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    19 settembre 2012

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