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domenica 22.11.2009 ore 03.55
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«Nella nostra Carnia riposerà accanto a suo nonno»

Beppino Englaro si apre:
riporto Eluana a casa sua

di Tommaso Cerno

UDINE. «Torniamo a casa, nella nostra Carnia, e voglio che mia figlia Eluana, dopo questa tragedia che nemmeno si può immaginare, possa riposare accanto a suo nonno. È il nostro sogno, dopo questo incubo. Per cui non esistono altre intenzioni, nè mi è mai passato per la testa di trattare con altre regioni, fuori dalla mia terra». Ha la voce rotta dall’emozione, ma forte e decisa come è sempre stata in questi quasi diciassette anni, Beppino Englaro, il padre della donna in stato vegetativo che ha ottenuto dalla Cassazione il via libera definitivo per interrompere le cure mediche.

- Signor Englaro, ha deciso di portare Eluana in Friuli. Perchè?

«Guardi, io sono carnico e sono sempre stato orgogliosissimo di questa mia origine. Sono andato in Svizzera quando non avevo compiuto vent’anni, dove sono andati anni prima di me i nostri emigranti, per capire le difficoltà della mia gente. La nostra famiglia, Eluana, mia moglie ed io viviamo questa tragedia da ormai troppo tempo. E il nostro sogno, in fondo all’incubo, è quello di tornare a casa. E la nostra casa è il Friuli».

- Si dice che lei stia trattando il trasferimento di sua figlia anche in altre regioni. E’ così?

«Non è vero. Non esiste nessun contatto con nessuna altra regione».

Che cosa intende fare adesso?

«Ma, vede, altre ipotesi non esistono perchè a me non passano nemmeno per la testa. Nessuno si può sognare che io mi sia messo a trattare alcunché. Non esiste. Né mi è mai sfiorata l’idea. Il desiderio che mi spinge in Friuli è un desiderio profondo. È quello di abbracciare i miei cari; per noi è un sogno avere trovato gente così. La forza per combattere durante gli anni di questo dramma, che stiamo vivendo, dopo avere perso nostra figlia il 18 gennaio 1992 e non essere stati capaci finora di far sì che i suoi desideri venissero ascoltati e la sua volontà rispettata, me l’ha data la Carnia».


- Per cui la sentenza della Cassazione chiude una fase della sua vita?

«Io ho detto, quel giorno, il 25 giugno, che era un sogno trovare dei magistrati che avevano capito Eluana per quello che era e per il rispetto che le si doveva. Adesso parlo di sogno quando mi riferisco al Friuli e della Carnia: per me è un sogno tornare nella mia terra e avere trovato gente così».

- È per questo motivo che ha deciso di far trasferire Eluana qui?

«Sì. L’umanità che ho sentito nella mia terra è stata il massimo per me. In questa tragedia, adesso mi fa ritrovare sentimenti di affetto e vivere tutto questo in una dimensione più umana possibile. Perchè c’è la possibilità di esaudire il desiderio di questa creatura nella maniera più umana possibile. Ma questo fatto molti non lo hanno capito. E sento dire cose terribili. Dopo il dramma per noi è un ritorno alle radici. Sentitissimo. Profondo. Ce l’ho nel sangue questa mia scelta».

- Crede che sua figlia avrebbe desiderato tornare qui?

«Non ne ho dubbi. Suo nonno riposa a Paluzza e lei riposerà lì, vicino al suo amato nonno. Lei non aveva nemmeno dieci anni e qualche tempo prima che il nonno Giobatta, che tutti chiamano nonno Jovanut, morisse avevano fatto una passeggiata insieme e mio padre era rimasto colpito dalla vivacità di Eluana e mi aveva chiesto: siete sicuri di essere all’altezza di una figlia così. Riposi qui, ma dove vuole che possa riposare meglio quella povera creatura?».

- In questi giorni sono in molti quelli che intervengono. Ci sono polemiche, critiche, divisioni. Non le è mai capitato in questi anni di pensare: e se sbaglio?

«Nonostante tutte le migliori cure e tutta la tecnologia l’esito è stato il peggiore possibile. A quel punto Eluana poteva dire "fate o non fate", in linea teorica. Ma Eluana non poteva dirlo in pratica. Noi – io e sua madre – pensavamo che dare voce a nostra figlia fosse naturale, visto che lei viveva in casa con noi. E pensavamo che venisse presa in considerazione questa sua volontà. Per Eluana sospendere i sostegni vitali fin dall’inizio sarebbe stata la cosa più naturale del mondo».
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