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mercoledì 10.02.2010 ore 00.32
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Contatti con la casa di cura “Città di Udine”

Forse una clinica udinese
per il ricovero di Eluana

di Tommaso Cerno

UDINE. Eluana potrebbe essere ricoverata nella clinica “Città di Udine” di viale Venezia. Dopo la conferma che nessun contatto è mai stato preso dalla famiglia Englaro con l’o spedale Santa Maria della Misericordia di Udine, spunta l’ipotesi di una trattativa con la struttura friulana, che ospita un hospice con letti privati.

Il direttore generale, Claudio Riccobon, spiega che «alla data di oggi nessuna richiesta ufficiale di ricovero è stata inoltrata alla clinica –dice –. A circa un mese dalla sentenza che autorizza la sospensione dell’alimentazione artificiale a Eluana Englaro, sembra strano che contatti formali non siano stati presi se la famiglia pensasse a questa struttura».

No comment, invece, in casa Englaro a Lecco, dove papà Beppino da settimane rifiuta ogni commento sul trasferimento della figlia, dopo avere annunciato che l’intenzione della famiglia è di portare Eluana in Friuli, terra natale degli Englaro. Nulla di ufficiale, dunque, ma i contatti con il Friuli sembrano continuare. I tempi? Non è datop sapere. Anzi, ripetono l’avvocato Vittorio Angiolini e la curatrice speciale Franca Alesse, potrebbero essere lunghi.

Intanto, il caso di Eluana sollecita l’emanazione di una legge. Lo ha affermato Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita, ieri a Trieste a una manifestazione pubblica intitolata ‘’Eluana e’ tutti noi’’ organizzata dall’Udc. La sentenza della Cassazione – ha detto Casini – oggi, di fatto, «cambia l’ordinamento giuridico. Bisogna legiferare».

Non solo. Secondo il professor Gian Luigi Gigli, direttore della struttura operativa di neurologia e neurofisiopatologia dell’o spedale Santa Maria della misericordia di Udine, «non siamo in presenza di un paziente terminale grave - ha sottolineato Gigli - stiamo parlando di una grave disabile, con un deficit motorio e cognitivo grave, ma non per questo differenziabile in assoluto da altri disabili».


«Non siamo in presenza di un caso di accanimento terapeutico - ha aggiunto - ma di prestazione di cure proporzionate. Inoltre, l’a limentazione va definita assistita, non forzata». Casini ha ricordato la Dichiarazione universale dei diritto dell’uomo, di cui ricorre il sessantesimo anniversario. «Si fonda il principio di uguaglianza tra gli esseri umani: se noi accettiamo che Eluana possa essere lasciata morire per fame e per sete, significa, viceversa, che il principio di indisponibilita’ della vita umana vale per alcune vite e non per altre».

«Se il medico – ha ammonito - diventa colui che, su richiesta del paziente, affinchè il diritto di autodeterminazione si eserciti, può metterlo a morte, siamo allo stravolgimento completo della medicina ippocratica. Ma siamo anche allo stravolgimento delle strutture sanitarie – ha detto Gigli - la cui vocazione non è quella di affrettare la morte di un disabile che fa fatica a morire da solo».

(ha collaborato Sonia Sicco)
(12 dicembre 2008)
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