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mercoledì 10.02.2010 ore 00.32
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Il Pdl plaude all’intervento, il Pd attacca: è un diktat

Il ministro del Welfare Sacconi:
«Vietato interrompere la nutrizione»

ROMA. Si riaccendono i riflettori sulla vicenda di Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo dal 1992 alla quale una sentenza della Corte d’appello di Milano ha riconosciuto il diritto alla sospensione del trattamento di alimentazione-idratazione artificiale che la tiene in vita. Ieri pomeriggio, a sorpresa, l’atto di indirizzo del ministero del Welfare Sacconi (nella foto), che definisce «illegale» la sospensione di tali trattamenti in pazienti in stato vegetativo nelle strutture del Sistema sanitario nazionale, riapre lo scontro.

Un atto di indirizzo «generale» al fine di «rendere omogenee le pratiche in campo sanitario con riferimento a profili essenziali come nutrizione e alimentazione nei confronti delle persone in stato vegetativo persistente», ha precisato Sacconi. Ma è inevitabile il collegamento al caso Englaro. L'atto di fatto renderà illegale per qualsiasi struttura pubblica e privata sul territorio nazionale l'adempimento della volontà della famiglia Englaro, e cioè il distacco del sondino che alimenta e idrata Eluana.

Insomma, era necessario dare un «orientamento di carattere generale», ha detto il ministro, valido per l'intero servizio sanitario nazionale: ciò vuol dire che le strutture pubbliche, quelle private accreditate e quelle private “pure” (ma che devono comunque essere riconosciute dal ministero) - vale a dire la totalità delle strutture sanitarie sul territorio - «non sono abilitate» alla sospensione della nutrizione-idratazione in pazienti in stato vegetativo perchè sarebbe un atto «illegale». A questo punto, si potrebbe ipotizzare che l'unica via per dare applicazione alla sentenza del caso Englaro sarebbe un ritorno nella casa della famiglia.

Ma i pareri sono discordi: secondo il magistrato Amedeo Santosuosso, infatti, dall'atto di indirizzo «sono comunque escluse le strutture sanitarie esclusivamente private, cioè non in regime di convenzione con il Ssn», e parla di atto «illegale al di fuori delle norme» l’avvocato della famiglia Englaro, Vittorio Angiolini.

Il provvedimento, ha spiegato il ministro, si basa su precedenti pronunciamenti: in particolare, il parere del Comitato nazionale di bioetica del 2005 (in cui si afferma che alimentazione-idratazione sono «atti dovuti» e l’unico limite è la «capacità di assimilazione dell’organismo») e la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2006 e in corso di ratifica in Italia (si afferma che gli Stati devono prevenire il «rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di prestazione di cure e servizi sanitari o di cibo e liquidi in ragione della disabilità»). Su tali basi, è la posizione del ministero, «si invitano le regioni ad adottare le misure necessarie affinchè le strutture sanitarie pubbliche e private si uniformino a questi principi e alla Convenzione Onu».

«Sacconi ordina ai medici – replica Angiolini, legale degli Englaro –, come fanno i generali, di curare o non curare le persone o stia zitto. Mi sembra una cosa abnorme, i due precedenti citati (il parere del Comitato nazionale di bioetica e la convenzione dell'Onu sui diritti dei disabili, ndr) non c'entrano assolutamente niente con la nostra normativa. È un'uscita fuori dal seminato - conclude - e mi stupisco di Sacconi che è una persona seria».

L’atto del ministero, comunque, ha innescato, immediata, la polemica. Plaude la maggioranza, che parla di «atto sacrosanto» dal parte del ministro; sulle barricate, invece, l’opposizione, con Barbara Pollastrini (Pd) che definisce quello di Sacconi un «diktat» dallo stile «autoritatrio e duisumano». L’Idv afferma che quello del ministro è «accanimento» e la radicale M. Antonietta Coscioni argomenta che siamo «in uno Stato laico» e non in una «repubblica pontificia». Insomma, il clima torna a surriscaldarsi, e se la politica si divide, anche la società civile prende la parola: con una manifestazione davanti a Montecitorio, oggi la Comunità Giovanni XXIII ha consegnato ai parlamentari un appello a favore di un decreto per «far vivere» Eluana.
(17 dicembre 2008)
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