Il Pdl plaude all’intervento, il Pd attacca: è un diktat
Il ministro del Welfare Sacconi:
«Vietato interrompere la nutrizione»
ROMA. Si riaccendono i riflettori sulla vicenda di
Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo dal 1992 alla quale
una sentenza della Corte d’appello di Milano ha riconosciuto il
diritto alla sospensione del trattamento di
alimentazione-idratazione artificiale che la tiene in vita. Ieri
pomeriggio, a sorpresa, l’atto di indirizzo del ministero del
Welfare Sacconi
(nella foto), che definisce «illegale» la
sospensione di tali trattamenti in pazienti in stato vegetativo
nelle strutture del Sistema sanitario nazionale, riapre lo
scontro.
Un atto di indirizzo «generale» al fine di «rendere omogenee le
pratiche in campo sanitario con riferimento a profili essenziali
come nutrizione e alimentazione nei confronti delle persone in
stato vegetativo persistente», ha precisato Sacconi. Ma è
inevitabile il collegamento al caso Englaro. L'atto di fatto
renderà illegale per qualsiasi struttura pubblica e privata sul
territorio nazionale l'adempimento della volontà della famiglia
Englaro, e cioè il distacco del sondino che alimenta e idrata
Eluana.
Insomma, era necessario dare un «orientamento di carattere
generale», ha detto il ministro, valido per l'intero servizio
sanitario nazionale: ciò vuol dire che le strutture pubbliche,
quelle private accreditate e quelle private “pure” (ma che devono
comunque essere riconosciute dal ministero) - vale a dire la
totalità delle strutture sanitarie sul territorio - «non sono
abilitate» alla sospensione della nutrizione-idratazione in
pazienti in stato vegetativo perchè sarebbe un atto «illegale». A
questo punto, si potrebbe ipotizzare che l'unica via per dare
applicazione alla sentenza del caso Englaro sarebbe un ritorno
nella casa della famiglia.
Ma i pareri sono discordi: secondo il magistrato Amedeo
Santosuosso, infatti, dall'atto di indirizzo «sono comunque escluse
le strutture sanitarie esclusivamente private, cioè non in regime
di convenzione con il Ssn», e parla di atto «illegale al di fuori
delle norme» l’avvocato della famiglia Englaro, Vittorio Angiolini.
Il provvedimento, ha spiegato il ministro, si basa su precedenti
pronunciamenti: in particolare, il parere del Comitato nazionale di
bioetica del 2005 (in cui si afferma che alimentazione-idratazione
sono «atti dovuti» e l’unico limite è la «capacità di assimilazione
dell’organismo») e la Convenzione sui diritti delle persone con
disabilità, approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite
nel 2006 e in corso di ratifica in Italia (si afferma che gli Stati
devono prevenire il «rifiuto discriminatorio di assistenza medica o
di prestazione di cure e servizi sanitari o di cibo e liquidi in
ragione della disabilità»). Su tali basi, è la posizione del
ministero, «si invitano le regioni ad adottare le misure necessarie
affinchè le strutture sanitarie pubbliche e private si uniformino a
questi principi e alla Convenzione Onu».
«Sacconi ordina ai medici – replica Angiolini, legale degli Englaro
–, come fanno i generali, di curare o non curare le persone o stia
zitto. Mi sembra una cosa abnorme, i due precedenti citati (il
parere del Comitato nazionale di bioetica e la convenzione dell'Onu
sui diritti dei disabili, ndr) non c'entrano assolutamente niente
con la nostra normativa. È un'uscita fuori dal seminato - conclude
- e mi stupisco di Sacconi che è una persona seria».
L’atto del ministero, comunque, ha innescato, immediata, la
polemica. Plaude la maggioranza, che parla di «atto sacrosanto» dal
parte del ministro; sulle barricate, invece, l’opposizione, con
Barbara Pollastrini (Pd) che definisce quello di Sacconi un
«diktat» dallo stile «autoritatrio e duisumano». L’Idv afferma che
quello del ministro è «accanimento» e la radicale M. Antonietta
Coscioni argomenta che siamo «in uno Stato laico» e non in una
«repubblica pontificia». Insomma, il clima torna a surriscaldarsi,
e se la politica si divide, anche la società civile prende la
parola: con una manifestazione davanti a Montecitorio, oggi la
Comunità Giovanni XXIII ha consegnato ai parlamentari un appello a
favore di un decreto per «far vivere» Eluana.
(17 dicembre 2008)