Stava vuotando un silo a Leproso di Premariacco
Muore sul lavoro
sepolto dalla segatura
di Alessandra Ceschia
PREMARIACCO. Seppellito da un cumulo di segatura, mentre
cercava di vuotare un silo e spingeva il materiale nel cassone del
camion. È morto così Enrico Tami, 54 anni compiuti da una manciata
di giorni, che all’alba di ieri, ha aggiunto un altro nome alla
lunga lista delle morti bianche.
Ad accorgersi che era successo qualcosa di grave è stato Claudio
Macor, titolare dell’omonima impresa che produce elementi per
sedute in via Valussi a Leproso, ieri mattina verso le 6.45 quando
è arrivato al lavoro. «Ho visto il camion parcheggiato della Sole
sotto il silo con il cassone semipieno ma non ho visto Enrico –r
acconta –. Sapevo che doveva scaricare il materiale, come del resto
faceva una volta ogni quindici giorni circa. Lui cominciava sempre
presto e, di solito, quando gli operai arrivavano aveva già finito
e ripartiva. L’ho chiamato, volevo sapere se aveva finito il lavoro
o gli mancava ancora molto, ma non ho ricevuto risposta».
Macor, assieme a un paio di dipendenti ha avviato le ricerche.
«Abbiamo messo la scala e siamo saliti fino alla porticella del
silo che era completamente ostruita dalla segatura» riferisce
Macor. «Abbiamo subito cominciato a scavare, prima con le mani, poi
armati di pale» spiega Davide Scalora che, con Gabriele Di Gaspero
ha tentato di salvare Tami. «Quando abbiamo visto la sua mano,
rigida, priva di movimento, coperta da oltre sessanta centimetri di
materiale, abbiamo capito che Tami era rimasto lì sotto, investito
dalla segatura e che per lui non c’era nulla da fare».
Il titolare dell’azienda ha subito chiamato il comando provinciale
dei vigili del fuoco dal quale sono state inviate due squadre di
uomini, provenienti da Cividale e da Udine. Il corpo dell’operaio
era ricoperto da oltre un metro di materiale. Indossava i
dispositivi di protezione, come la mascherina e gli occhiali, ma
non sono bastati ad evitargli una morte atroce, intervenuta con
ogni probabilità, per asfissia. Sono stati i vigili del fuoco, sul
posto a partire dalle 7, ad estrarre il corpo di Tami dal silo. Sul
posto sono arrivati i carabinieri della stazione di Premariacco,
coadiuvati dai colleghi di Cividale che hanno effettuato i rilievi
e hanno avvisato il magistrato di turno dottoressa Lucia Terzariol
che ha dato il nulla osta alla rimozione della salma e ha disposto
il sequestro del silo.
«Trent’anni di lavoro, di esperienza, finiti così, in un attimo»
Teodoro Garzitto, uno dei fondatori della Sole est srl, alle
dipendenze della quale lavorava Tami. L’azienda, nata nel 1962 è
oggi leader in Italia e in Europa nel campo delle farine
tecnologiche di legno destinate all’industria e nei settori dei
trucioli di legno destinati alla zootecnia. Tami lavorava con loro,
appunto da una trentina d’anni nell’azienda di Pavia.
Partiva ogni mattina verso le cinque e faceva la spola fra le
aziende del distretto della sedia. «Lo conoscevo bene – ha spiegato
il titolare di un’azienda di Leproso giunto sul posto – era una
persona seria, con una certa esperienza, insomma non era uno
sprovveduto, vuotava dai sette agli otto silo ogni mattina. Secondo
me è rimasto vittima di un malore, è scivolato e gli è franata
addosso la segatura, altrimenti sarebbe riuscito a mettersi in
salvo anche se, qualche anno fa c’è stato un infortunio mortale
molto simile e Dolegnano nel quale ha perso la vita un operaio».
(15 gennaio 2009)