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mercoledì 10.02.2010 ore 00.32
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Editoriale

Rispetto per Beppino

di Andrea Filippi

Bella. Proprio come appare nelle foto che hanno fatto il giro del mondo, quelle scattate quasi due decenni fa da papà Beppino e dagli amici a una ragazza felice e piena di voglia di vivere. Chi ha visto, anche in questi giorni, Eluana Englaro nel suo letto di ospedale a Lecco la descrive così. Come se una maledizione avesse fermato il tempo, intrappolando l’anima e il corpo di una ventenne in un blocco di ghiaccio. Una vita sospesa, verrebbe da pensare.

Ma questa non è una favola, per questa vicenda terribilmente umana non è previsto un lieto fine. Quello di Eluana, in coma vegetativo dal 18 gennaio 1992, non è un sonno dal quale ci si può risvegliare. Eluana non dorme perché non può nemmeno più sognare. Così come hanno smesso di sognare, ormai da tanti, troppi anni, i suoi familiari. Costretti ad arrendersi di fronte a una prognosi che non dà alcuna speranza. Eluana è un corpo senza coscienza, condannata a vivere (o, meglio, a non morire) solo perché il destino, il giorno dell’incidente, ha voluto risparmiarle la zona cerebrale, deputata alla respirazione.

Così per i genitori, che hanno perso una figlia, ma non possono nemmeno elaborarne il lutto, è cominciata un’altra battaglia, con l’ obiettivo di accompagnare Eluana verso una fine dignitosa, rispettosa, dice papà Beppino, di quelle che erano le convinzioni e le volontà della loro ragazza. Ora, dopo tante sofferenze, quella battaglia Beppino Englaro l’ha vinta: c’è una sentenza della Corte di cassazione che autorizza i medici a sospendere l’alimentazione forzata; c’è una clinica, la “Città di Udine”, che si è impegnata ad attuarla. E c’è un padre che, idealmente, a bordo di un’a mbulanza, accompagna nella notte la figlia nel suo ultimo viaggio verso il Friuli, il suo Friuli, verso Paluzza, dove Eluana potrà riposare accanto al nonno Giobatta.


Ma c’è anche la politica. E la politica ha detto no.

Quella stessa politica spesso inadempiente nel legiferare, sempre incerta e reticente (verrebbe da dire vigliacca) quando si tratta di affrontare e regolamentare i temi sociali più caldi e scivolosi. Questa politica è intervenuta ieri notte per bloccare il trasferimento di Eluana. E l’ha fatto al massimo livello, tramite il ministro Sacconi, opponendo a una sentenza della Cassazione il semplice annuncio di un atto di indirizzo. Una mossa irrilevante dal punto di vista legale, ma con l’effetto di esercitare una pressione fortissima su Regione e struttura sanitaria. Al punto da provocare la sospensione di un’operazione accuratamente pianificata e già avviata.

Un atto, quello del ministro, che i legali della famiglia Englaro non hanno esitato a definire abnorme, fuori delle norme. E che rilancia con forza la necessità di dare al paese una legge sul testamento biologico. Una norma chiara, moderna e civile, che non lasci i padri come Beppino soli a combattere battaglie più grandi di loro; che consenta ai medici di poter operare secondo coscienza nel rispetto delle leggi; che non obblighi la magistratura a sostituirsi alla politica. Ben sapendo – è chiaro – che etica e diritto, ragione e fede continueranno a dividere. Ma è inaccettabile che ciò costituisca un alibi per continuare a non legiferare.

Oggi i riflettori dei media nazionali sono tornati ad accendersi sul Friuli e ancora una volta le polemiche hanno preso il posto che spetterebbe alla riflessione e al dolore. Per questo, oggi più che mai, sentiamo di provare affetto e rispetto per un uomo, Beppino Englaro, che ha sofferto e soffrirà e che è stato costretto, suo malgrado, a decidere per il più terribile e straziante fra gli atti d’amore.
(17 dicembre 2008)
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