Editoriale
Rispetto per Beppino
di Andrea Filippi
Bella. Proprio come appare nelle foto che hanno fatto il giro del
mondo, quelle scattate quasi due decenni fa da papà Beppino e dagli
amici a una ragazza felice e piena di voglia di vivere. Chi ha
visto, anche in questi giorni, Eluana Englaro nel suo letto di
ospedale a Lecco la descrive così. Come se una maledizione avesse
fermato il tempo, intrappolando l’anima e il corpo di una ventenne
in un blocco di ghiaccio. Una vita sospesa, verrebbe da
pensare.
Ma questa non è una favola, per questa vicenda terribilmente umana
non è previsto un lieto fine. Quello di Eluana, in coma vegetativo
dal 18 gennaio 1992, non è un sonno dal quale ci si può
risvegliare. Eluana non dorme perché non può nemmeno più sognare.
Così come hanno smesso di sognare, ormai da tanti, troppi anni, i
suoi familiari. Costretti ad arrendersi di fronte a una prognosi
che non dà alcuna speranza. Eluana è un corpo senza coscienza,
condannata a vivere (o, meglio, a non morire) solo perché il
destino, il giorno dell’incidente, ha voluto risparmiarle la zona
cerebrale, deputata alla respirazione.
Così per i genitori, che hanno perso una figlia, ma non possono
nemmeno elaborarne il lutto, è cominciata un’altra battaglia, con l’
obiettivo di accompagnare Eluana verso una fine dignitosa,
rispettosa, dice papà Beppino, di quelle che erano le convinzioni e
le volontà della loro ragazza. Ora, dopo tante sofferenze, quella
battaglia Beppino Englaro l’ha vinta: c’è una sentenza della Corte
di cassazione che autorizza i medici a sospendere l’alimentazione
forzata; c’è una clinica, la “Città di Udine”, che si è impegnata
ad attuarla. E c’è un padre che, idealmente, a bordo di un’a
mbulanza, accompagna nella notte la figlia nel suo ultimo viaggio
verso il Friuli, il suo Friuli, verso Paluzza, dove Eluana potrà
riposare accanto al nonno Giobatta.
Ma c’è anche la politica. E la politica ha detto no.
Quella stessa politica spesso inadempiente nel legiferare, sempre
incerta e reticente (verrebbe da dire vigliacca) quando si tratta
di affrontare e regolamentare i temi sociali più caldi e scivolosi.
Questa politica è intervenuta ieri notte per bloccare il
trasferimento di Eluana. E l’ha fatto al massimo livello, tramite
il ministro Sacconi, opponendo a una sentenza della Cassazione il
semplice annuncio di un atto di indirizzo. Una mossa irrilevante
dal punto di vista legale, ma con l’effetto di esercitare una
pressione fortissima su Regione e struttura sanitaria. Al punto da
provocare la sospensione di un’operazione accuratamente pianificata
e già avviata.
Un atto, quello del ministro, che i legali della famiglia Englaro
non hanno esitato a definire abnorme, fuori delle norme. E che
rilancia con forza la necessità di dare al paese una legge sul
testamento biologico. Una norma chiara, moderna e civile, che non
lasci i padri come Beppino soli a combattere battaglie più grandi
di loro; che consenta ai medici di poter operare secondo coscienza
nel rispetto delle leggi; che non obblighi la magistratura a
sostituirsi alla politica. Ben sapendo – è chiaro – che etica e
diritto, ragione e fede continueranno a dividere. Ma è
inaccettabile che ciò costituisca un alibi per continuare a non
legiferare.
Oggi i riflettori dei media nazionali sono tornati ad accendersi
sul Friuli e ancora una volta le polemiche hanno preso il posto che
spetterebbe alla riflessione e al dolore. Per questo, oggi più che
mai, sentiamo di provare affetto e rispetto per un uomo, Beppino
Englaro, che ha sofferto e soffrirà e che è stato costretto, suo
malgrado, a decidere per il più terribile e straziante fra gli atti
d’amore.
(17 dicembre 2008)