Un’ambulanza era già partita, alle 22 il dietrofront
Stop dal ministro Sacconi
Eluana non arriva a Udine
di Tommaso Cerno
UDINE. Alla fine Eluana è rimasta a
Lecco. Almeno per ora. Un’ambulanza era già partita da Udine. E
alla clinica Beato Talamoni, nella cittadina lombarda dove è
ricoverata, tutto era pronto per l’addio della donna in stato
vegetativo da 17 anni al suo lago e ai suoi monti. E per l’ultimo
viaggio verso Udine, vicino alla Carnia di suo padre Beppino e di
suo nonno Giobatta.
Sarebbe dovuta arrivare di primo mattino – dopo che il padre ieri
aveva predisposto la dimissione dalla clinica in gran segreto e
incontrato medici e suore – poi, verso le 22, la telefonata all’a
mbulanza e lo stop, imprevisto, della clinica Città di Udine. Uno
stop che segue a ruota le polemiche scatenate dalla direttiva del
ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che ha annunciato una linea
di indirizzo alle Regioni contro la sospensione dell’alimentazione
artificiale dei pazienti in stato vegetativo permanente, nonostante
la sentenza della Cassazione autorizzi la famiglia Englaro ad
esaudire dopo 17 anni la volontà di Eluana. Un dietrofront, dunque,
quando tutto sembrava ormai pronto. Un ennesimo imprevisto, che
infrange ancora una volta il desidero della famiglia: dare voce a
una figlia che aveva implorato di non finire così.
La casa di cura di viale Venezia, alle porte di Udine, che lunedì
ha sottoscritto l’accordo legale con la famiglia Englaro per il
ricovero e l’attuazione della sentenza, ha chiesto più tempo. Più
tempo per decidere. Più tempo per verificare. Più tempo per capire
cosa cambia e cosa resta uguale dopo l’intervento di Sacconi. A
questo punto – senza ritirare la disponibilità messa nero su bianco
nel protocollo curato dai legali della famiglia Englaro, gli
avvocati Vittorio Angiolini e Giuseppe Campeis – prima di procedere
al trasporto intende fare chiarezza sul reale impatto della
direttiva ministeriale di Sacconi sulle procedure mediche e sulla
struttura sanitaria. Una decisione presa dal cda della struttura in
tarda serata, dopo che era circolata un’ipotesi di accordo che
prevedeva il trasferimento in serata e, in caso di stop definitivo
da Roma, la disponibilità a spostare la donna. Poi, invece, si è
preferito sospendere tutto. Un’azione che oggi sarà seguita da due
interventi già annunciati: una richiesta di chiarimenti alla
Regione sulla direttiva del ministro del welfare e, a Roma, una
richiesta simile al governo.
Ieri il governatore del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, aveva
ribadito «l’estraneità della Regione da questa vicenda che è tutta
privata - ha sostenuto - e che non riguarda me». Diversa invece,
come già era emerso un mese fa la posizione dell’assessore
regionale alla salute Vladimir Kosic, che non si era dichiarato
favorevole alla sospensione dell’alimentazione artificiale e che,
anche ieri, ha ribadito che «la direttiva Sacconi corrisponde al
pensiero che avevo espresso. E che resta lo stesso di un mese fa».
Un mese fa, quando però Tondo non aveva affatto gradito il
distinguo del suo ex fedelissimo, scelto come tecnico della giunta.
Nè la presa di posizione.
Tutto rinviato, dunque. Non si sa bene a quando. Eppure tutto era
già pronto per il viaggio di Eluana, la donna in stato vegetativo
da 17 anni, alle prime luci dell’alba di questa mattina doveva
essere accolta alla casa di cura Città di Udine, al terzo piano, in
una stanza riservata e isolata che era stata già predisposta. Ad
accoglierla ci doveva essere il primario di rianimazione dell’o
spedale di Udine, Amato De Monte. E tutti i dettagli del viaggio e
del ricovero dovevano essere resi pubblici sempre questa mattina,
alle 8, dall’amministratore delegato dell’Istituto, Claudio
Riccobon, che ha convocato per quell’ora i giornalisti per dare
lettura di un comunicato.
Sospeso, quindi, in una serata fredda e piovigginosa l’ultimo
viaggio di Eluana, quello che per il padre Beppino e per la
famiglia Englaro, originaria di Paluzza, dove oggi vive lo zio di
Eluana, Armando, doveva essere l’ultima fase di una vicenda umana,
etica, giudiziaria, politica cominciata quel maledetto 18 gennaio
1992, quando Eluana finì in coma dopo un incidente d’auto mentre
tornava da una festa vicino a Lecco. Una storia di affetto
familiare. Per il padre Beppino sono anni, infatti, che si batte
per ottenere che la figlia lasci quella che lui definisce «non
vita». Nel luglio scorso aveva ottenuto l’autorizzazione allo stop
all’alimentazione e all’idratazione artificiali dalla Corte d’A
ppello di Milano. Poco più di un mese fa la Corte di Cassazione ha
emesso la sua sentenza definitiva chiudendo così tutto l'iter
giudiziario: Eluana può morire.