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domenica 22.11.2009 ore 03.54
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Un’ambulanza era già partita, alle 22 il dietrofront

Stop dal ministro Sacconi
Eluana non arriva a Udine

di Tommaso Cerno

UDINE. Alla fine Eluana è rimasta a Lecco. Almeno per ora. Un’ambulanza era già partita da Udine. E alla clinica Beato Talamoni, nella cittadina lombarda dove è ricoverata, tutto era pronto per l’addio della donna in stato vegetativo da 17 anni al suo lago e ai suoi monti. E per l’ultimo viaggio verso Udine, vicino alla Carnia di suo padre Beppino e di suo nonno Giobatta.

Sarebbe dovuta arrivare di primo mattino – dopo che il padre ieri aveva predisposto la dimissione dalla clinica in gran segreto e incontrato medici e suore – poi, verso le 22, la telefonata all’a mbulanza e lo stop, imprevisto, della clinica Città di Udine. Uno stop che segue a ruota le polemiche scatenate dalla direttiva del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che ha annunciato una linea di indirizzo alle Regioni contro la sospensione dell’alimentazione artificiale dei pazienti in stato vegetativo permanente, nonostante la sentenza della Cassazione autorizzi la famiglia Englaro ad esaudire dopo 17 anni la volontà di Eluana. Un dietrofront, dunque, quando tutto sembrava ormai pronto. Un ennesimo imprevisto, che infrange ancora una volta il desidero della famiglia: dare voce a una figlia che aveva implorato di non finire così.

La casa di cura di viale Venezia, alle porte di Udine, che lunedì ha sottoscritto l’accordo legale con la famiglia Englaro per il ricovero e l’attuazione della sentenza, ha chiesto più tempo. Più tempo per decidere. Più tempo per verificare. Più tempo per capire cosa cambia e cosa resta uguale dopo l’intervento di Sacconi. A questo punto – senza ritirare la disponibilità messa nero su bianco nel protocollo curato dai legali della famiglia Englaro, gli avvocati Vittorio Angiolini e Giuseppe Campeis – prima di procedere al trasporto intende fare chiarezza sul reale impatto della direttiva ministeriale di Sacconi sulle procedure mediche e sulla struttura sanitaria. Una decisione presa dal cda della struttura in tarda serata, dopo che era circolata un’ipotesi di accordo che prevedeva il trasferimento in serata e, in caso di stop definitivo da Roma, la disponibilità a spostare la donna. Poi, invece, si è preferito sospendere tutto. Un’azione che oggi sarà seguita da due interventi già annunciati: una richiesta di chiarimenti alla Regione sulla direttiva del ministro del welfare e, a Roma, una richiesta simile al governo.


Ieri il governatore del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, aveva ribadito «l’estraneità della Regione da questa vicenda che è tutta privata - ha sostenuto - e che non riguarda me». Diversa invece, come già era emerso un mese fa la posizione dell’assessore regionale alla salute Vladimir Kosic, che non si era dichiarato favorevole alla sospensione dell’alimentazione artificiale e che, anche ieri, ha ribadito che «la direttiva Sacconi corrisponde al pensiero che avevo espresso. E che resta lo stesso di un mese fa». Un mese fa, quando però Tondo non aveva affatto gradito il distinguo del suo ex fedelissimo, scelto come tecnico della giunta. Nè la presa di posizione.

Tutto rinviato, dunque. Non si sa bene a quando. Eppure tutto era già pronto per il viaggio di Eluana, la donna in stato vegetativo da 17 anni, alle prime luci dell’alba di questa mattina doveva essere accolta alla casa di cura Città di Udine, al terzo piano, in una stanza riservata e isolata che era stata già predisposta. Ad accoglierla ci doveva essere il primario di rianimazione dell’o spedale di Udine, Amato De Monte. E tutti i dettagli del viaggio e del ricovero dovevano essere resi pubblici sempre questa mattina, alle 8, dall’amministratore delegato dell’Istituto, Claudio Riccobon, che ha convocato per quell’ora i giornalisti per dare lettura di un comunicato.

Sospeso, quindi, in una serata fredda e piovigginosa l’ultimo viaggio di Eluana, quello che per il padre Beppino e per la famiglia Englaro, originaria di Paluzza, dove oggi vive lo zio di Eluana, Armando, doveva essere l’ultima fase di una vicenda umana, etica, giudiziaria, politica cominciata quel maledetto 18 gennaio 1992, quando Eluana finì in coma dopo un incidente d’auto mentre tornava da una festa vicino a Lecco. Una storia di affetto familiare. Per il padre Beppino sono anni, infatti, che si batte per ottenere che la figlia lasci quella che lui definisce «non vita». Nel luglio scorso aveva ottenuto l’autorizzazione allo stop all’alimentazione e all’idratazione artificiali dalla Corte d’A ppello di Milano. Poco più di un mese fa la Corte di Cassazione ha emesso la sua sentenza definitiva chiudendo così tutto l'iter giudiziario: Eluana può morire.
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