A Pordenone ottocento badanti sono clandestine per legge
Hanno pagato per regolarizzarsi, ma si sono ritrovate prive anche dell’assistenza sanitaria. Non ancora a posto dopo mesi di attesa, non possono lasciare l’Italia né hanno diritto a cambiare mestiere. Sull’altro fronte, però, lo Stato già incassa: l’Inps ha iniziato la raccolta dei contributi a carico dei datori di lavoro
di Elena Del Giudice
PORDENONE. Erano 800, per la precisione 809. Parte
di queste sono di nuovo clandestine, le altre si trovano invece in
una sorta di limbo: non ancora regolari, prive di assistenza
sanitaria, impossibilitate a lasciare l’Italia ed anche a cambiare
lavoro. Sono le colf e badanti in attesa della positiva conclusione
dell’iter di regolarizzazione. Iniziato ma lontano dall’essere
finito.
Dicevamo che delle 800 persone che hanno presentato la domanda per
essere regolarizzate come collaboratrici domestiche o assistenti di
anziani e disabili, una parte sono nuovamente clandestine. Sono
circa un centinaio e sono coloro che sono incappate nei controlli
avviati dalla Prefettura che hanno appurato l’insussistenza dei
requisiti, in particolar modo di reddito dei datori di lavoro,
previsti dalla norma. Nell’attesa che questi controlli si
trasformino in procedimenti penali, è facile supporre che queste
persone si siano rese irreperibili per evitare il decreto di
espulsione.
In attesa di essere regolarizzate ci sono dunque 700 persone, nella
stragrande maggioranza donne, che hanno dichiarato di essere in
Italia dal febbraio 2009, che per almeno tre mesi hanno lavorato in
nero come colf o badanti, che hanno pagato i 500 euro richiesti e
hanno un datore di lavoro pronto a sottoscrivere un contratto di
assunzione a tempo indeterminato. Una procedura iniziata in
prefettura ma non ancora conclusa, tant’è che in questura hanno
iniziato da un paio di giorni ad acquisire la documentazione all’u
fficio unico di immigrazione, ma non hanno ancora rilasciato alcun
atto di regolarizzazione, come il permesso di soggiorno.
Inoltre l’Inps ha iniziato la riscossione dei contributi dovuti dai
datori di lavoro per le colf: di fatto la regolarizzazione già
esiste. E invece no, e non lo sarà fino alla consegna del permesso
di soggiorno.
Non più clandestine ma nemmeno regolari, in questo paradosso le
immigrate si trovano, ormai da mesi, prive dell’assistenza
sanitaria. Da clandestine, avevano diritto al tesserino che le
dichiarava “Stranieri temporaneamente soggiornanti” e che di fatto
consentiva loro di poter accedere alle cure mediche, anche di base
oltre che di emergenza. Tra i requisiti per il tesserino Stp, però,
c’è lo stato di indigenza.
L’aver dichiarato di lavorare, anche in nero, e quindi di percepire
un reddito e di avere, di fatto, un contratto di lavoro in fieri,
priva queste persone dello stato di povertà che garantirebbe loro l’
assistenza medica. Del problema si è accorto anche lo Stato che ha
infatti costituito un gruppo di lavoro che dovrebbe risolvere il
problema, ma al momento la difficoltà rimane.
E non c’è rimedio: le cure sanitarie, come i farmaci, gli
extracomunitari in attesa di regolarizzazione li devono pagare.
Dopodiché, se tra qualche mese l’iter della sanatoria andrà a buon
fine, potranno presentare istanza di rimborso all’Azienda sanitaria
documentando le spese sostenute. Il diritto al rimborso sarà
retroattivo, ovvero decorrerà dalla data in cui è iniziato il
percorso di regolarizzazione e la persona ha perduto lo status di
clandestino.
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(27 gennaio 2010)