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lunedì 22.03.2010 ore 15.20
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A Pordenone ottocento badanti sono clandestine per legge

Hanno pagato per regolarizzarsi, ma si sono ritrovate prive anche dell’assistenza sanitaria. Non ancora a posto dopo mesi di attesa, non possono lasciare l’Italia né hanno diritto a cambiare mestiere. Sull’altro fronte, però, lo Stato già incassa: l’Inps ha iniziato la raccolta dei contributi a carico dei datori di lavoro
di Elena Del Giudice
PORDENONE. Erano 800, per la precisione 809. Parte di queste sono di nuovo clandestine, le altre si trovano invece in una sorta di limbo: non ancora regolari, prive di assistenza sanitaria, impossibilitate a lasciare l’Italia ed anche a cambiare lavoro. Sono le colf e badanti in attesa della positiva conclusione dell’iter di regolarizzazione. Iniziato ma lontano dall’essere finito.

Dicevamo che delle 800 persone che hanno presentato la domanda per essere regolarizzate come collaboratrici domestiche o assistenti di anziani e disabili, una parte sono nuovamente clandestine. Sono circa un centinaio e sono coloro che sono incappate nei controlli avviati dalla Prefettura che hanno appurato l’insussistenza dei requisiti, in particolar modo di reddito dei datori di lavoro, previsti dalla norma. Nell’attesa che questi controlli si trasformino in procedimenti penali, è facile supporre che queste persone si siano rese irreperibili per evitare il decreto di espulsione.

In attesa di essere regolarizzate ci sono dunque 700 persone, nella stragrande maggioranza donne, che hanno dichiarato di essere in Italia dal febbraio 2009, che per almeno tre mesi hanno lavorato in nero come colf o badanti, che hanno pagato i 500 euro richiesti e hanno un datore di lavoro pronto a sottoscrivere un contratto di assunzione a tempo indeterminato. Una procedura iniziata in prefettura ma non ancora conclusa, tant’è che in questura hanno iniziato da un paio di giorni ad acquisire la documentazione all’u fficio unico di immigrazione, ma non hanno ancora rilasciato alcun atto di regolarizzazione, come il permesso di soggiorno.

Inoltre l’Inps ha iniziato la riscossione dei contributi dovuti dai datori di lavoro per le colf: di fatto la regolarizzazione già esiste. E invece no, e non lo sarà fino alla consegna del permesso di soggiorno.

Non più clandestine ma nemmeno regolari, in questo paradosso le immigrate si trovano, ormai da mesi, prive dell’assistenza sanitaria. Da clandestine, avevano diritto al tesserino che le dichiarava “Stranieri temporaneamente soggiornanti” e che di fatto consentiva loro di poter accedere alle cure mediche, anche di base oltre che di emergenza. Tra i requisiti per il tesserino Stp, però, c’è lo stato di indigenza.

L’aver dichiarato di lavorare, anche in nero, e quindi di percepire un reddito e di avere, di fatto, un contratto di lavoro in fieri, priva queste persone dello stato di povertà che garantirebbe loro l’ assistenza medica. Del problema si è accorto anche lo Stato che ha infatti costituito un gruppo di lavoro che dovrebbe risolvere il problema, ma al momento la difficoltà rimane.

E non c’è rimedio: le cure sanitarie, come i farmaci, gli extracomunitari in attesa di regolarizzazione li devono pagare. Dopodiché, se tra qualche mese l’iter della sanatoria andrà a buon fine, potranno presentare istanza di rimborso all’Azienda sanitaria documentando le spese sostenute. Il diritto al rimborso sarà retroattivo, ovvero decorrerà dalla data in cui è iniziato il percorso di regolarizzazione e la persona ha perduto lo status di clandestino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
(27 gennaio 2010)
 
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