Pd regionale, troppi dubbi sullo statuto e adesso Roma potrebbe respingerlo
di Anna Buttazzoni
UDINE. Uno statuto “monco” che da Roma potrebbe
essere rinviato in Friuli Venezia Giulia per essere corretto. È il
dubbio che serpeggia in più d’un democratico regionale, di diversa
componente. Perchè l’assemblea, spaccata, domenica ha votato una “
costituzione” che manca di una parte e che in un’altra non rispetta
i dettami nazionali.
Dal Pd regionale lo statuto dovrà passare ora al vaglio della
Commissione nazionale di garanzia, presieduta da Luigi Berlinguer,
che avrà il compito di verificare la conformità delle regole del
partito in Friuli Venezia Giulia con quanto stabilito a livello
nazionale. Se così non fosse, il documento verrà rinviato in
regione per correzioni. Un risultato che non potrebbe soddisfare nè
la segretaria Fvg Debora Serracchiani nè l’assemblea regionale, che
si erano impegnate a dare il via libera allo statuto considerato
anche che il Fvg è l’ultima regione d’Italia a dotarsi dello
strumento.
D’altra parte per come si è svolto l’appuntamento democratico
domenica scorsa, nulla lasciava immaginare che l’escamotage per
arrivare a un sì dell’assemblea fosse stralciare una parte dello
statuto, com’è accaduto. Eppure oggi quel gesto solleva più di un’o
biezione sull’ammissibilità romana della “costituzione” Fvg.
Il nodo è stato quello del limite dei mandati per i consiglieri
regionali, elemento inserito nello statuto nazionale del partito
che prevede non più di tre legislature consecutive. Nel documento
regionale, invece, quel limite non esiste, è la parte stralciata
dopo una bagarre durata ore. L’assemblea, infatti, era arrivata a
definire in due con deroga illimitata il limite per i regionali
democratici, ma la regola sarebbe diventata effettiva se lo statuto
fosse stato approvato a maggioranza qualificata, 81 voti.
Resasi conto di non avere i numeri necessari, Serracchiani ha
proposto lo stralcio dell’articolo e fatto così approvare il resto
dello statuto. Oltre però a mancare di una parte importante, lo
statuto nell’articolo successivo, il 46, prevede il limite dei
mandati per i sindaci, i presidenti di Provincia, gli assessori
comunali e provinciali, limite fissato in due mandati consecutivi
che diventano tre per i Comuni fino a 5 mila abitanti. Anche per i
consiglieri regionali, quindi, dovrebbe esistere una norma
statutaria, è il pensiero più diffuso.
Altra regola, invece, è quella dell’elezione dei segretari
provinciali e comunali del Pd, cariche da rinnovare in Fvg entro
fine maggio. Una direttiva nazionale prevede che a votare siano
solo gli iscritti, mentre lo statuto Fvg prevede anche gli
elettori.
Ferdinando Milano è stato presidente della Commissione regionale di
garanzia del Pd fino al 2009. E per lui va evitato il rischio di un
rinvio al Fvg dalla Commissione nazionale di garanzia. «Ritengo –
spiega Milano – ci sia un problema relativo alla questione dei
mandati per i regionali: ogni statuto regionale e quello nazionale
contengono quel limite. Si tratta quindi di una norma di rango
statutario e come tale andrebbe inserita nello statuto, che al
momento è quindi monco».
Serracchiani ha fatto intendere che quei paletti verranno fissati
in un regolamento da approvare a maggioranza semplice. Milano
dissente. «Sarebbe poco comprensibile venissero fissati altrove e
attraverso un altro strumento. E sarebbe abbastanza discutibile –
continua Milano – una norma statutaria non approvata dalla
maggioranza qualificata dell’assemblea, 81 voti, perchè le regole
che normano la vita democratica di un partito vanno condivise e
riconosciute dalla grande maggioranza del partito e l’assemblea è
espressione forte di iscritti e elettori».
Milano, quindi, rimanda il Fvg a un chiarimento con la direzione
nazionale. «La questione dell’elezione di segretari comunali e
provinciali, sarebbe bene venisse risolta attraverso un dialogo con
Roma, anche perchè la contraddizione tra Fvg e nazionale va risolta
in tempi utili considerato che da noi è vicina la scadenza di
maggio. E in generale, comunque, un dialogo serve per non correre
il rischio che il nostro statuto non sia conforme al nazionale».
(03 marzo 2010)