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giovedì 29.07.2010 ore 20.27
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Pd regionale, troppi dubbi sullo statuto e adesso Roma potrebbe respingerlo

di Anna Buttazzoni
UDINE. Uno statuto “monco” che da Roma potrebbe essere rinviato in Friuli Venezia Giulia per essere corretto. È il dubbio che serpeggia in più d’un democratico regionale, di diversa componente. Perchè l’assemblea, spaccata, domenica ha votato una “ costituzione” che manca di una parte e che in un’altra non rispetta i dettami nazionali.

Dal Pd regionale lo statuto dovrà passare ora al vaglio della Commissione nazionale di garanzia, presieduta da Luigi Berlinguer, che avrà il compito di verificare la conformità delle regole del partito in Friuli Venezia Giulia con quanto stabilito a livello nazionale. Se così non fosse, il documento verrà rinviato in regione per correzioni. Un risultato che non potrebbe soddisfare nè la segretaria Fvg Debora Serracchiani nè l’assemblea regionale, che si erano impegnate a dare il via libera allo statuto considerato anche che il Fvg è l’ultima regione d’Italia a dotarsi dello strumento.

D’altra parte per come si è svolto l’appuntamento democratico domenica scorsa, nulla lasciava immaginare che l’escamotage per arrivare a un sì dell’assemblea fosse stralciare una parte dello statuto, com’è accaduto. Eppure oggi quel gesto solleva più di un’o biezione sull’ammissibilità romana della “costituzione” Fvg.

Il nodo è stato quello del limite dei mandati per i consiglieri regionali, elemento inserito nello statuto nazionale del partito che prevede non più di tre legislature consecutive. Nel documento regionale, invece, quel limite non esiste, è la parte stralciata dopo una bagarre durata ore. L’assemblea, infatti, era arrivata a definire in due con deroga illimitata il limite per i regionali democratici, ma la regola sarebbe diventata effettiva se lo statuto fosse stato approvato a maggioranza qualificata, 81 voti.

Resasi conto di non avere i numeri necessari, Serracchiani ha proposto lo stralcio dell’articolo e fatto così approvare il resto dello statuto. Oltre però a mancare di una parte importante, lo statuto nell’articolo successivo, il 46, prevede il limite dei mandati per i sindaci, i presidenti di Provincia, gli assessori comunali e provinciali, limite fissato in due mandati consecutivi che diventano tre per i Comuni fino a 5 mila abitanti. Anche per i consiglieri regionali, quindi, dovrebbe esistere una norma statutaria, è il pensiero più diffuso.


Altra regola, invece, è quella dell’elezione dei segretari provinciali e comunali del Pd, cariche da rinnovare in Fvg entro fine maggio. Una direttiva nazionale prevede che a votare siano solo gli iscritti, mentre lo statuto Fvg prevede anche gli elettori.

Ferdinando Milano è stato presidente della Commissione regionale di garanzia del Pd fino al 2009. E per lui va evitato il rischio di un rinvio al Fvg dalla Commissione nazionale di garanzia. «Ritengo – spiega Milano – ci sia un problema relativo alla questione dei mandati per i regionali: ogni statuto regionale e quello nazionale contengono quel limite. Si tratta quindi di una norma di rango statutario e come tale andrebbe inserita nello statuto, che al momento è quindi monco».

Serracchiani ha fatto intendere che quei paletti verranno fissati in un regolamento da approvare a maggioranza semplice. Milano dissente. «Sarebbe poco comprensibile venissero fissati altrove e attraverso un altro strumento. E sarebbe abbastanza discutibile – continua Milano – una norma statutaria non approvata dalla maggioranza qualificata dell’assemblea, 81 voti, perchè le regole che normano la vita democratica di un partito vanno condivise e riconosciute dalla grande maggioranza del partito e l’assemblea è espressione forte di iscritti e elettori».

Milano, quindi, rimanda il Fvg a un chiarimento con la direzione nazionale. «La questione dell’elezione di segretari comunali e provinciali, sarebbe bene venisse risolta attraverso un dialogo con Roma, anche perchè la contraddizione tra Fvg e nazionale va risolta in tempi utili considerato che da noi è vicina la scadenza di maggio. E in generale, comunque, un dialogo serve per non correre il rischio che il nostro statuto non sia conforme al nazionale».
(03 marzo 2010)
 
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